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Generation Sex, intervista al supergruppo con Billy Idol e Sex Pistols: “Incredibile, il punk ci ha dato un futuro”

I Generation Sex. Da sinistra: Steve Jones, Billy Idol, Tony James e Paul Cook (Richard Young)

 
Che succede se metti insieme quattro grandi veterani del rock? Una nuova storia che guarda al passato, ma non solo. “Se la tua musica rimane, dopo tanti anni, non è solo per i capelli o i giubbotti di pelle”. Il 4 luglio sono a Lucca per il primo concerto italiano. E poi come proseguirà la vicenda?
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C’erano una volta i Sex Pistols e i Generation X, e ora ci sono i Generation Sex: supergruppo musicale con un nome che è una crasi sublime fra due lemmi da enciclopedia del rock, o per essere più precisi del punk, di quando non erano ancora arrivati i turisti a fotografare le creste appuntite in King’s Road ma al numero 430 della strada londinese c’era già la boutique di Vivienne Westwood, coi pantaloni in latex e le t-shirt strappate, chiamata appunto Sex. «Abbiamo testato tutte le varianti possibili del nome: Sex Generational, Generation Pistols, ma suonavano da schifo», spiega al telefono dal Belgio Billy Idol, che di questo super gruppo è la super voce. Magari dall’altra parte del telefono starà alzando il labbro superiore nella sua smorfia tipica. La voce da orco pare quella di don Corleone; è molto più cavernosa che ai tempi del pezzo con cui sbancò tutto, Dancing with Myself.

Sex Pistols. Da sinistra, John …

C’erano una volta i Sex Pistols e i Generation X, e ora ci sono i Generation Sex: supergruppo musicale con un nome che è una crasi sublime fra due lemmi da enciclopedia del rock, o per essere più precisi del punk, di quando non erano ancora arrivati i turisti a fotografare le creste appuntite in King’s Road ma al numero 430 della strada londinese c’era già la boutique di Vivienne Westwood, coi pantaloni in latex e le t-shirt strappate, chiamata appunto Sex. «Abbiamo testato tutte le varianti possibili del nome: Sex Generational, Generation Pistols, ma suonavano da schifo», spiega al telefono dal Belgio Billy Idol, che di questo super gruppo è la super voce. Magari dall’altra parte del telefono starà alzando il labbro superiore nella sua smorfia tipica. La voce da orco pare quella di don Corleone; è molto più cavernosa che ai tempi del pezzo con cui sbancò tutto, Dancing with Myself.

Sex Pistols. Da sinistra, John Lydon, Sid Vicious, Steve Jones e Paul Cook 

 

Il nome giusto alla fine lo ha imposto Steve Jones, Jonesy per gli amici. Ex chitarrista dei Pistols (vedi l’intervista che gli fece Luca Valtorta sul Venerdì del 26/8/22), sopravvissuto al punk, alle droghe e a se stesso, è l’altra colonna della band insieme al suo vecchio socio, il batterista Paul Cook, e al bassista Tony James, forse il più interessante dei quattro, co-fondatore dei Generation X, dei Sigue Sigue Sputnik, collaboratore dei Sisters of Mercy, di Mick Jones dei Clash. Per vederli dal vivo in Italia c’è un’unica occasione: il 4 luglio al Lucca Summer Festival. Chissà se arriveranno in jet privato come hanno fatto in Francia (Greta Thunberg, perdonali); a vedere la foto postata da Idol sul suo Instagram qualcuno potrebbe anche pensare che sono diventati le rockstar che odiavano da piccoli. «Siamo solo più vecchi» taglia corto Jones, anche lui al telefono, da Bruxelles, «ci vogliamo divertire, non fare politica o cose del genere. E personalmente mi sto divertendo di più a fare i pezzi dei Gen X». Lo show è un jukebox dei due repertori, con i classici (Ready Steady Go, Dancing with Myself, God Save the Queen, Pretty Vacant) e qualche sorpresa, come il bis finale con My Way – la versione stravolta di Sid Vicious – e a volte con Great Rock’n’Roll Swindle, scritta da Jones e Cook per l’omonimo film «e mai suonata dal vivo dai Sex Pistols» spiega Idol, «per questo la facciamo, i fan non hanno avuto l’opportunità di ascoltarla live e allora rimediamo noi per loro. Siamo come una macchina del tempo!». Una DeLorean rock’n’roll. «Esattamente, e ti dirò che se ne avessi una e non fossi stato lì quando il punk è esploso, beh, è esattamente lì che vorrei andare».

Generation X. Da sinistra: Mark Laft, Tony James, Billy Idol e Bob Andrews nel 1978 (Shutterstock)

 

Intanto girano l’Europa, e Jonesy racconta che per la prima tappa, a Rennes, «abbiamo suonato in un locale non molto grande, l’Ubu, pieno di gente, un caldo infernale anche sul palco, bella situazione, pieno di fan anche giovani, entusiasti. La sera dopo eravamo a Clisson, in Vandea, per l’Hellfest. Tutto l’opposto: un megafestival, con megapalco, migliaia di persone, per lo più maschi, metal heads, tutta gente che era lì per gli Slipknot e gli Iron Maiden. Non certo per noi, infatti all’inizio ci guardavano confusi. I Generation Sex non sono una male band e non sono una metal band, sono una rock’n’roll band! Di solito preferisco i locali piccoli, ma suonare lì è stata una bella sfida. Dopo i primi tre quattro pezzi li abbiamo conquistati».


Jones è il veterano punk con cui vorresti andare al pub. Al telefono ricorda che tutta l’operazione Generation Sex era nata dopo un concerto che loro quattro avevano «improvvisato nel 2018 al Roxy, su Sunset Strip a Los Angeles, e avevamo dato via i biglietti gratis attraverso la radio per cui facevo il dj». In realtà c’era stato un precedente, nel dicembre 2013, ci tiene a precisare Billy Idol. «Shepard Fairey (l’artista noto anche con lo pseudonimo Obey, ndr) aveva fatto a L.A. una mostra dedicata a Sid Vicious, Sid: Superman Is Dead, e voleva un po’ di punk dal vivo per agitare la situazione. Così io e Jonesy siamo andati e abbiamo suonato, con Clem Burke dei Blondie alla batteria e Leigh Gorman (Bow Wow Wow) al basso. Troppo divertente per non provare a farlo diventare qualcosa. E così abbiamo chiamato Cookie (Paul Cook)». A gennaio un emozionatissimo Billy Idol è stato onorato con una stella sulla Hollywood Walk of Fame, e a presentarlo c’erano Henry Rollins, guru dell’hardcore punk californiano, e lo stesso Fairey. Che gli ha ricordato, fra l’altro: «Eri troppo bello, sei troppo bello, e questo era un problema per la scena punk».


L’orco tossisce imbarazzato al telefono: «Penso che se la tua musica rimane, dopo tanti anni, non è solo per i capelli o i giubbotti di pelle. La moda era davvero importante quando dal punk siamo passati al new romantic. Il centro di tutto era il Blitz club, e le vere icone lì erano Steve Strange, Boy George, gli Spandau Ballet; scoprivamo la dance music e i synth, guardavamo alla Germania, ascoltavamo i Kraftwerk; era una scena molto eurocentrica». Ma fu in quel periodo che lui si trasferì negli Usa per far decollare la sua carriera solista, e se non fosse stato per l’incidente di moto quasi mortale del 1990, anche quella cinematografica (dovette rinunciare a una parte importante nel film di Oliver Stone sui Doors). «All’epoca anche Tony (James) provò a fare qualcosa di nuovo con i Sigue Sigue Sputnik. Erano interessanti, sì. Elettronica, videogame, il gioco situazionista della pubblicità, e poi la doppia batteria, l’attitudine vagamente fluida, gender bending…».

Farete qualcosa di nuovo anche come Generation Sex o vi fermerete ai live show? «Vedremo, la voglia c’è, ma è presto per dirlo». Il concerto di solito chiude con Your Generation, pezzo-manifesto della band di Idol e James: la risposta punk a My Generation degli Who: «Le canzoni che facciamo parlano principalmente di noi, ma non sarei sorpreso se avessero un senso anche per i giovanissimi di adesso» conclude Billy. «Ci sono altre preoccupazioni oggi, la questione del clima, dell’inquinamento, cose importanti, lo penso da padre e da nonno. I ragazzi hanno la sensazione che non avranno mai i soldi o una vita migliore dei loro genitori, e queste sensazioni sono le stesse che avevamo noi negli anni Settanta. Non c’era lavoro, non c’era futuro. Ci siamo attaccati alla musica perché così avevamo almeno qualcosa in cui credere, un luogo a cui appartenere, e nessuno immaginava che la cosa sarebbe cresciuta così tanto. All’inizio eravamo forse duecento in tutto nella scena punk londinese, e tutti ci conoscevamo. E la cosa fantastica è che il punk alla fine ci ha dato un futuro. Ed è quello che ora stiamo provando a celebrare».

Sul Venerdì del 30 giugno 2023

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