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Contro il caldo afoso niente di meglio che una zuppa

Minestrone freddo

 
Che cosa mangiavano nell’Italia del nord d’estate? Le stesse cose che mangiavano d’inverno, scriveva Paolo Monelli. Ma fredde
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È luogo comune che il repertorio della cucina lombarda non disponga di piatti estivi, adatti alle sfiancanti giornate di calore senza fine che viviamo da qualche settimana e di cui non ci libereremo presto.

Larga parte el Nord Italia è pianeggiante e quindi da sempre soggetta a estati caldissime, e viene da chiedersi che cosa mangiassero le persone quando non c’erano le talvolta discutibili soluzioni estive giunte con la modernità, come le insalatone, il sushi e il gazpacho.

Una delle strade è presto detta: si mangiavano le stesse cose dell’inverno, ma fredde: “Cucina per il tempo estivo. Siamo lungo il placido Naviglio, una sera di un giorno che fu afoso. L’afa ha gonfiato le nuvole sul cielo opaco, levigato l’acque che stanno mettendo in serbo per più tardi l’ultima luce. Sotto il platano e…

È luogo comune che il repertorio della cucina lombarda non disponga di piatti estivi, adatti alle sfiancanti giornate di calore senza fine che viviamo da qualche settimana e di cui non ci libereremo presto.

Larga parte el Nord Italia è pianeggiante e quindi da sempre soggetta a estati caldissime, e viene da chiedersi che cosa mangiassero le persone quando non c’erano le talvolta discutibili soluzioni estive giunte con la modernità, come le insalatone, il sushi e il gazpacho.

Una delle strade è presto detta: si mangiavano le stesse cose dell’inverno, ma fredde: “Cucina per il tempo estivo. Siamo lungo il placido Naviglio, una sera di un giorno che fu afoso. L’afa ha gonfiato le nuvole sul cielo opaco, levigato l’acque che stanno mettendo in serbo per più tardi l’ultima luce. Sotto il platano enorme è stesa la tovaglia. Ecco il minestrone freddo”.

Queste righe furono scritte nel 1935 da Paolo Monelli (Il ghiottone errante, Slow Food Editore), il capostipite di quella gloriosa stirpe di grandi scrittori di cibo di cui hanno fatto parte Soldati, Veronelli, Gianni Brera e il compianto Gianni Mura.

Ma vediamolo meglio, questo minestrone freddo: “Si sbandierano le sue tinte vivaci in gara con quelle della sera, rosso di carote, verde di verze, verde di piselli, avorio di patate, bruno di fagioli, roseo di pomodori; è compatto e succinto, rinfresca le viscere, vi stivate di cibo e vi pare di bere alla fonte. Levate gli occhi a quel cielo di battaglia, lo mirate riflesso nell’acqua ferma del Naviglio, vi sentite in comunione con quei colori, li bevete con gli occhi, mangiate il paesaggio”.

La ricetta: minestrone freddo

Ingredienti per 8 porzioni da consumare in più giorni:
4 zucchine
3 carote, 1 grossa cipolla
300 gr di pomodorini
300 gr di fagiolini
3 patate
Aceto di vino rosso
Olio, sale e pepe

Come procedere:
Pelate la cipolla, le carote e le patate. Affettate la cipolla, tagliate a cubetti piccoli le carote e le patate e a pezzi più grandi le zucchine. Soffriggete il tutto in pentola con un po’ di olio e una presa di sale per 4 minuti, poi aggiungete acqua fino a coprire abbondantemente. Lasciate cuocere a fuoco medio per 20 minuti. Nel frattempo, capate i fagiolini e tagliate i pomodorini in due. Frullate la metà dei pomodorini con 4 cucchiai d’aceto e tenete da parte. Quando le patate cominceranno a disfarsi e la minestra sarà ben densa, spegnete il fuoco
e aggiungete i fagiolini, crudi, tagliati a piccoli pezzettini. Lasciate raffreddare almeno un’ora, poi aggiungete il pomodoro frullato e i pomodorini. Assaggiate di sale, correggete, e aggiungete pepe e olio se piacciono. Da lì in poi si può mangiare, a temperatura ambiente o conservato in frigorifero in un contenitore ermetico, fino a tre giorni dopo. Non esitate a congelarlo in porzioni, e in quel caso scaldatelo con un timido bollore e lasciatelo raffreddare di nuovo.

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