✕

La Romagna riparte dalla Notte Rosa

Un concerto delle precedenti edizioni della Notte Rosa. Fabrizio Petrangeli

 
Dopo l’alluvione la Riviera romagnola si rialza ed è pronta a festeggiare il capodanno dell’estate: centinaia di eventi e fuochi d’artificio nei 110 chilometri di costa per lanciare il messaggio: “Venite in vacanza da noi”
4 minuti di lettura

Rimini. Aperti per ferie. I primi turisti arrivati sulla costa dopo l’alluvione quasi non ci credevano. Avevano fatto le valige dubbiosi perché le foto pubblicate dai quotidiani e trasmesse in prima serata inquadravano una Romagna devastata: fiumi esondati, fango, frane, campi e paesi sommersi, il mare fin sopra gli stabilimenti balneari. Diciassette vittime, 36 mila evacuati. Molti avevano rinunciato: per la Pentecoste, che iniziava di lì a pochi giorni, anche il 20 per cento di disdette da Germania, Austria e Svizzera. E invece ecco le spiagge, le stesse che erano state sommerse da quintali di detriti, tirate a lucido tra cabine, piscine, vasche idromassaggio, palestre, campi di beach volley, beach tennis, beach soccer e qualsiasi altra cosa vi venga in mente. E poi gli alberghi, i bar, i ristoranti, i parchi di divertimento, le discoteche… Tutti aperti, l’industria delle vacanze ai nastri di partenza. Roba da festeggiare, e infatti si festeggerà, incendiando il cielo di rosa.

…

Rimini. Aperti per ferie. I primi turisti arrivati sulla costa dopo l’alluvione quasi non ci credevano. Avevano fatto le valige dubbiosi perché le foto pubblicate dai quotidiani e trasmesse in prima serata inquadravano una Romagna devastata: fiumi esondati, fango, frane, campi e paesi sommersi, il mare fin sopra gli stabilimenti balneari. Diciassette vittime, 36 mila evacuati. Molti avevano rinunciato: per la Pentecoste, che iniziava di lì a pochi giorni, anche il 20 per cento di disdette da Germania, Austria e Svizzera. E invece ecco le spiagge, le stesse che erano state sommerse da quintali di detriti, tirate a lucido tra cabine, piscine, vasche idromassaggio, palestre, campi di beach volley, beach tennis, beach soccer e qualsiasi altra cosa vi venga in mente. E poi gli alberghi, i bar, i ristoranti, i parchi di divertimento, le discoteche… Tutti aperti, l’industria delle vacanze ai nastri di partenza. Roba da festeggiare, e infatti si festeggerà, incendiando il cielo di rosa.

"Questa è l'acqua". I giorni dell'alluvione in Romagna

Venerdì sette luglio a mezzanotte i fuochi d’artificio illumineranno la Riviera adriatica per 110 chilometri. Bagliori nel cielo, sul mare, in collina, un lampo che risale da Cattolica a Ravenna e poi ancora più su, ai Lidi di Comacchio che sono già Emilia, ma si tengono stretti nello stesso abbraccio. E musica, ogni tipo di musica. Questa volta più di altre bsògna déj, schiodare i piedi della gente e farla ballare, gridare al mondo che la Romagna si è rialzata ed è pronta per le vacanze.

Sarà l’inizio della festa, il Capodanno dell’estate che i romagnoli si sono inventati diciotto anni fa per una “botta d’orgoglio”: Parigi e Roma avevano le Notti Bianche, loro non volevano essere da meno e non avendo né il Colosseo né la Torre Eiffel decisero di puntare su quello che sapevano fare meglio: accogliere e divertire, una festa grandiosa, La Notte Rosa.

Nata come una scommessa, spesso al centro di polemiche sulla sicurezza, oggi è il più grande palcoscenico italiano: centinaia di concerti, spettacoli, reading, performance, eventi per giovani, famiglie e bambini, oltre due milioni e mezzo di presenze turistiche, coinvolte tutte le località della costa romagnola e del ferrarese, ma anche città d’arte, castelli e rocche dell’entroterra.

Quella di quest’anno, dal 7 al 9 luglio, doveva essere l’edizione della maturità, da vivere nel segno della libertà e dell’inclusione col motto Pink Fluid. Sarà anche e soprattutto la festa della ripartenza. «Dopo la tempesta, il sole è ancora più bello», ha detto Claudio Cecchetto, ambasciatore degli eventi, in conferenza stampa a Milano: «I romagnoli hanno già ripristinato i luoghi delle vacanze per accogliere, come solo loro sanno fare, tutti coloro che verranno al Capodanno d’estate più famoso d’Italia».

Agricoltura al collasso

Non è cinismo, ma resilienza. In Romagna stanno facendo tutti il conto dei danni. Sanno quante frane sono ancora attive, conoscono i canali dove carpe siluri, carassi, anguille e cefali sono venuti a galla soffocati dalla mancanza di ossigeno. Contano soprattutto gli ettari di coltivazioni distrutte dal fango: 400 milioni di chili di grano perduti, quindici milioni di alberi da frutta con le radici marce, ventunomila aziende agricole colpite. E poi le industrie e le cooperative che raccolgono e lavorano i prodotti, le strade, i ponti, le abitazioni private distrutte. Una catastrofe, ma non un motivo per rinunciare alla festa. Anzi, tutto il contrario.

Quel tin bota, tieni botta, che si dicevano uno con l’altro spalando fango e riempiendo carriole di rifiuti, significa anche questo: non spegnere l’industria delle vacanze, non lasciare che dopo l’agricoltura anche l’altro motore economico della Romagna venga danneggiato.

Il "cimitero dei ricordi" della Romagna dopo l'alluvione, il gigantesco ammasso di oggetti a Faenza

«Non ci siamo mai fermati e non abbiamo pensato, neanche per un istante, di cancellare i grandi eventi». Jamil Sadegholvaad, sindaco di Rimini e presidente dell’ente che coordina la promozione dei territori di Ferrara, Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini, è sceso in spiaggia poche ore dopo l’alluvione, quando il fiume Marecchia continuava a essere un sorvegliato speciale e le condotte a pompare in mare, a un chilometro dalla costa, diciotto metri cubi di acqua al secondo. Il peggio qui era già passato, ma sull’Appennino la terra continuava a franare e pochi chilometri più a Nord gli argini si sbriciolavano, i fiumi e i torrenti esondavano, distruggendo e infine sommergendo.

«La nostra spiaggia» continua Sadegholvaad «era ricoperta da migliaia di tonnellate di legna, tronchi, alberi anche di venti metri, rami, foglie, montagne di detriti trascinati in Adriatico dalle fiumane e da qui sul litorale. I bagnini erano già lì, insieme a figli e amici con carriole e badili. In quel momento ho capito che ci saremmo rialzati: siamo gente che nasconde il dolore dietro al lavoro e alla voglia di ripartire». Gente che, per dirla con il comico Paolo Cevoli, sorride anche in mezzo alle disgrazie: «I romagnoli mettono sempre un però alla fine della frase. Abbiamo perso tutto, però siamo vivi».

Te lo insegnano da piccoli che lamentarsi non serve a niente. Dopo le disgrazie ci si rimbocca le maniche. È già successo, l’8 giugno 1964, quando un uragano colpì la costa da Cesenatico a Cattolica, e giù fino ad Ancona. Tutto un litorale, pronto per la stagione e con gli alberghi pieni, spazzato via in pochi attimi da quello che sembrò uno tsunami: un’onda gigante sollevò le auto e le scaraventò nel porto di Riccione, sradicò alberi secolari e li trascinò per centinaia di metri. Non c’era più nulla. «Eppure, già dal giorno dopo» racconta il sindaco «i bagnini, i riccionesi e i riminesi, cercarono di ridare una forma a quell’ammasso di legno, detriti, ferro. Non erano soli, i turisti tedeschi e italiani erano scesi in spiaggia per rimettere in piedi cabine, pulire, confortare, aiutare». Anche in quel caso ci fu una festa: i romagnoli corsero a prendere i fiaschi di vino, le griglie per arrostire il pesce e il testo per cuocere le piadine.

Avanti tutta

Una lezione utile per il presente. Il primo a scegliere di andare avanti è stato il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, che tra non poche polemiche ha autorizzato il concerto di Bruce Springsteen. Gli chiedevano di annullarlo per solidarietà con la vicina Romagna che in quelle stesse ore viveva i momenti più drammatici. Non lo ha fatto: «Primo perché non risolve nulla, se non creare altri danni economici a territori, lavoratori e imprese che hanno investito ingenti somme per la realizzazione dell’evento, secondo perché è un livello di demagogia che non mi appartiene», ha spiegato con un post su Facebook. E i primi a dargli ragione sono stati i colleghi romagnoli.

Ravenna, che è sfuggita al peggio grazie alla rottura programmata degli argini e all’acqua spinta controcorrente a chilometri di distanza, verso il Po, dieci giorni dopo l’alluvione, con ancora le idrovore in funzione e alle spalle comuni trasformati in paludi come Conselice, inaugurava il Ravenna Festival: raccolte fondi in tutti i palcoscenici e biglietti gratis per i volontari, soprattutto giovani, che erano accorsi ad aiutare gli sfollati.

A Rimini, dove i fiumi non hanno esondato, le disdette dei turisti sono arrivate comunque e i bagnini, per scongiurare il peggio, si sono affrettati a fare analizzare il mare e a rendere pubblici i risultati ben prima dei controlli ufficiali. La paura di una stagione estiva con il freno a mano ha spinto anche il governo e l’Enit a lanciare «un piano di promozione straordinario per la Riviera»: immagini della Romagna in grande formato negli aeroporti e nelle stazioni europee, video promozionali, influencer, artisti – e la ministra Daniela Santanché a ripetere in italiano, inglese e soprattutto tedesco le stesse parole: «Venite in vacanza qui».

Sarà sufficiente? I romagnoli dicono che le prenotazioni sono già riprese, ma intanto perché il messaggio arrivi forte e chiaro incendieranno il cielo: sarà la Notte Rosa, appena diventata maggiorenne, a dire al mondo che la Romagna è tornata a vivere.

Dal Venerdì del 23 giugno 2023

Leggi i commenti