L’omaggio di Stevie Wonder a Bob Marley
di Giuseppe VidettiLa copertina dell’album Hotter Than July del 1980 che conteneva Master Blaster (Jammin’)
Questa – Master Blaster (Jammin’) – Stevie Wonder non l’avrebbe mai scritta se, a un certo punto, non avesse avuto un’infatuazione per Bob Marley & The Wailers. Che all’epoca era diventata un’epidemia. Ovunque, ma non negli Usa. Anche se Stevie e i Commodores di Lionel Richie avevano voluto i Wailers come gruppo di supporto, Bob Marley (1945-1981) era rimasto un artista di culto, e il reggae confinato negli scaffali della musica folk.
Sarebbe morto senza realizzare il sogno americano: conquistare la platea afroamericana – ne aveva tutto il diritto, reggae e soul sono consanguinei dopotutto.
Siamo nel 1980: Marley ha scritto le pagine più emozionanti del suo songbook; Stevie Wonder alcune memorabili della storia del soul. Entrambi sono reduci da cinque album-capolavoro usciti uno via l’altro, esattamente a partire dal 1972: Bob con il torrido Natty Dread; Stevie con il torrenziale Talking Book.
Questa – Master Blaster (Jammin’) – Stevie Wonder non l’avrebbe mai scritta se, a un certo punto, non avesse avuto un’infatuazione per Bob Marley & The Wailers. Che all’epoca era diventata un’epidemia. Ovunque, ma non negli Usa. Anche se Stevie e i Commodores di Lionel Richie avevano voluto i Wailers come gruppo di supporto, Bob Marley (1945-1981) era rimasto un artista di culto, e il reggae confinato negli scaffali della musica folk.
Sarebbe morto senza realizzare il sogno americano: conquistare la platea afroamericana – ne aveva tutto il diritto, reggae e soul sono consanguinei dopotutto.
Siamo nel 1980: Marley ha scritto le pagine più emozionanti del suo songbook; Stevie Wonder alcune memorabili della storia del soul. Entrambi sono reduci da cinque album-capolavoro usciti uno via l’altro, esattamente a partire dal 1972: Bob con il torrido Natty Dread; Stevie con il torrenziale Talking Book.
Per entrambi il 1980 è la fine di un’era, entrambi al loro ultimo capolavoro: il leone del reggae con Uprising e Redemption Song; l’ex bambino prodigio della Motown con Hotter Than July e Master Blaster (Jammin’) – rispettivamente album e canzoni.
Questa volta è sua maestà che s’inchina al suddito: Marley ha cinque anni in più, ma la popolarità di Wonder è immensa, ha iniziato da bambino – produce successi dal 1962! Qui non solo cita apertamente uno dei titoli più celebri di Exodus, un album cruciale di Marley, ma abbraccia con entusiasmo il reggae dei Wailers, ritmo, corredo vocale e contenuti sociali: Tutti stanno alla grande / È più caldo di luglio / Il mondo è pieno di problemi / Ma non potrebbero toccarci neanche volendo / I ritmi arrivano dal parco / È la voce calda e sensuale di Marley / Si farà festa stanotte / Laggiù all’angolo dell’isolato / Ci chiedono di unirci alla battaglia / La priorità, i problemi del Terzo Mondo.