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Barbie, il lato oscuro della bionda

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Femminista o meno, la verità è che la bambola Mattel, ora anche star del cinema, è l’icona del capitalismo. E dunque va temuta
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Facciamo una premessa: ho giocato con la Barbie. Ci ho giocato quasi in tempo reale, perché è nata tre anni dopo di me, nel 1959, e sono stata fra le bambine che hanno avuto fra le mani la bambola col vitino di vespa, il costume zebrato e l’espressione imbronciata (faccenda che molti hanno dimenticato: oggi Barbie sorride sempre, ai tempi era di pessimo umore, con le labbra ben disegnate dal rossetto che sporgevano in fuori).

Non solo: anche mia figlia ha giocato con le mie Barbie, e con gli aggiornamenti degli anni Novanta, in versione grunge con salopette e cappellino o più scanzonata e modaiola, mentre il decennio finiva e impazzava la canzone degli Aqua (ricordate? You can brush my hair/undress me everywhere). Quindi non sono per la proibizione della Barbie, anche perché sono contraria alle proibizioni in assoluto.

Però, davanti al Barbieverso, rigorosamente rosa, continuo a temere. Non c’è nulla che non sia riconducibile a lei. È stata tutto. Ha insegnato (yoga, danza, lingu…

Facciamo una premessa: ho giocato con la Barbie. Ci ho giocato quasi in tempo reale, perché è nata tre anni dopo di me, nel 1959, e sono stata fra le bambine che hanno avuto fra le mani la bambola col vitino di vespa, il costume zebrato e l’espressione imbronciata (faccenda che molti hanno dimenticato: oggi Barbie sorride sempre, ai tempi era di pessimo umore, con le labbra ben disegnate dal rossetto che sporgevano in fuori).

Non solo: anche mia figlia ha giocato con le mie Barbie, e con gli aggiornamenti degli anni Novanta, in versione grunge con salopette e cappellino o più scanzonata e modaiola, mentre il decennio finiva e impazzava la canzone degli Aqua (ricordate? You can brush my hair/undress me everywhere). Quindi non sono per la proibizione della Barbie, anche perché sono contraria alle proibizioni in assoluto.

Però, davanti al Barbieverso, rigorosamente rosa, continuo a temere. Non c’è nulla che non sia riconducibile a lei. È stata tutto. Ha insegnato (yoga, danza, lingue), ha allenato una squadra di football, è stata veterinaria, infermiera, hostess, biologa marina, fotografa, chef, cassiera, paracadutista, dentista, delegata Unicef, astronauta, principessa. È stata la Tippi Hedren degli Uccelli di Hitchcock, è stata Mary Poppins, con Ken è stata Giulietta (e lui Romeo) e ha fatto parte dell’equipaggio di Star Trek.

È stata velina di Striscia la notizia (giuro). È stata candidata cinque volte alla presidenza degli Stati Uniti (anche se non conosciamo il suo programma). Ed è inclusiva. La sua pelle ha cambiato spesso colore, ha la sindrome di Down, è calva, ha una protesi, è sulla sedia a rotelle, porta l’apparecchio acustico, ha la vitiligine. Ha corpi non più necessariamente magri. Che le puoi dire? Come fai a criticarla?

Però il motore primo resta quello originario: amici, feste, shopping. Questo, del resto, è stato l’intento della donnina di plastica da quando è nata, l’identikit che l’ha segnata, l’ha lanciata, l’ha portata nei ritratti di Andy Warhol e persino nello Spazio, in una Time Capsule fornita di tutti i simboli della nostra epoca. “Alta poco di più di una margherita, guida la macchina ed è invitata a tutte le feste” era la sua primissima biografia.

Diceva un altro slogan, su una t-shirt americana: “Voglio essere Barbie. Quella puttana ha tutto”. Anche oggi? Oggi in fondo c’è la Barbie magistrato e nei libri si celebra soprattutto la sua forza, con l’imperativo “Non ti distrarre, non ti arrendere, non ti lamentare, ma fai tesoro dell’esperienza”.

Se Barbie è il modello delle bambine, e lo è ancora, l’invito ha anche il suo lato oscuro. Perché Barbie, perdonate la parola, è l’icona del capitalismo che vuole che quella bambina sia “tosta” e performante. Sarebbe anche bellissimo che qualcuno dicesse alle bambine: prenditi il tuo tempo, distraiti, impara, ama, osserva, ascolta, sogna. Soprattutto sogna. E sii infine chi vuoi essere. Non so se Barbie lo farebbe: lei è un immenso catalogo dell’esistente, non di quello che ancora deve essere immaginato. Per fortuna.

Sul Venerdì del 7 luglio 2023

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