Sabina Guzzanti: «Il berlusconismo è stata la disgrazia più grande»
di Giulia SanteriniSabina Guzzanti
(ansa)Terra 2028: la Braincan, una Google del futuro, costruisce palazzi extra lusso smart, con divani massaggianti, armature fit in cui fare ginnastica da fermi, robot braccio servi-tartine, tazze wc parlanti, frigoriferi Ice 9000 che non hanno niente sa invidiare al pazzo e cattivissimo Hal 9000 di Kubrick. Ecco il mondo in cui Sabina Guzzanti – attrice, regista e scrittrice – ambienta ‘ANonniMus: Vecchi rivoluzionari contro giovani robot’, il suo secondo romanzo dopo ‘2119. La disfatta dei Sapiens’
Metropolis Extra/352 Sabina Guzzanti: "Restate umani come i miei nonni anarchici. Berlusconi? Una disgrazia per il Paese"
«Mi hanno stufata» ha annunciato qualche anno fa. Però, il giorno in cui è morto Silvio Berlusconi, ha postato una vecchia foto di lei al trucco mentre si prepara a imitarlo.
«Era una forma di saluto, mi sembrava giusto».
Terra 2028: la Braincan, una Google del futuro, costruisce palazzi extra lusso smart, con divani massaggianti, armature fit in cui fare ginnastica da fermi, robot braccio servi-tartine, tazze wc parlanti, frigoriferi Ice 9000 che non hanno niente sa invidiare al pazzo e cattivissimo Hal 9000 di Kubrick. Ecco il mondo in cui Sabina Guzzanti – attrice, regista e scrittrice – ambienta ‘ANonniMus: Vecchi rivoluzionari contro giovani robot’, il suo secondo romanzo dopo ‘2119. La disfatta dei Sapiens’
Metropolis Extra/352 Sabina Guzzanti: "Restate umani come i miei nonni anarchici. Berlusconi? Una disgrazia per il Paese"
«Mi hanno stufata» ha annunciato qualche anno fa. Però, il giorno in cui è morto Silvio Berlusconi, ha postato una vecchia foto di lei al trucco mentre si prepara a imitarlo.
«Era una forma di saluto, mi sembrava giusto».
Non le mancherà?
«Politicamente la sua carriera era finita. Ma continuo a pensare che il berlusconismo sia stata la più grande disgrazia della contemporaneità: populismo, fascisti sdoganati, degrado televisivo, culturale e dell’istruzione, violenza. Tutte conseguenze del suo governo. Per non parlare delle donne, con le quali ha tenuto un atteggiamento inqualificabile».
C’è chi come Michele Serra si è sentito offeso dal lutto nazionale.
«Siamo un Paese fatto così. Il giorno dei funerali non ho guardato la televisione perché immaginavo. Passerà pure questo. Abbiamo un sacco di cose più importanti di cui occuparci: l’intelligenza artificiale, il riscaldamento climatico e tutto il resto».
Ecco, che cosa teme dell’IA?
«Così come è ora, senza nessun tipo di regolamentazione, porterà a un’ondata di disoccupazione devastante, Harari lo aveva detto anni fa. Sta già togliendo lavoro ad avvocati, giornalisti, sceneggiatori. Può essere usata bene oppure male. Non si tratta di avere paura, ma di fare in modo che i nostri diritti vengano rispettati. Come vogliono i miei nonni hacker, dovrebbe essere usata nell’interesse del genere umano. Ottima idea quella di lavorare tutti di meno, purché sia diviso il reddito che deriva dall’IA. Sarebbe una pacchia. L’uomo nasce sfaticato».
Ah sì?
«Per quel poco che si sa della preistoria, pare che all’origine gli esseri umani dedicassero tre ore per procurarsi da mangiare e per il resto del giorno oziassero. Poi la rivoluzione agricola ci ha devastati».
Nel romanzo, Laura si offende perché considerata “vecchia” a 50 anni.
«È il giovanilismo che non sopporto, il pregiudizio in generale. E i pregiudizi sono condivisi dai computer. Si chiamano bias. Le macchine elaborano dati: se li “assimilano” da persone razziste, diventano razziste. Ma sa qual è il vero problema?».
Quale?
«Non è l’IA a sottometterci, siamo noi che diventiamo sempre più schiavi regolati dalle macchine. Pensiamo ai lavoratori di Amazon o ai manager che non possono decidere le priorità. Devi fare ciò che dice l’algoritmo».
Perché l’algoritmo non le piace?
«Le macchine sono indirizzate a ottimizzare il profitto. I programmi di scrittura e sceneggiatura sono inquietanti, ti levano qualsiasi gioia. Tu fai un pezzetto di storia, proponi soluzioni, espandi, scegli. Spingi un bottone. Il risultato è commerciale, mediocre. Le trame di Netflix sono già così. Una volta la funzione del racconto era quella di rappresentare un modello per la convivenza, invece ora abbiamo una prigionia che ti isola dal resto. Produce una comunità più infelice, più insicura».
La protagonista del suo romanzo è occupata in una guerra con il frigo (che ha inventato), ma anche con un collega trentenne. Lo fa parlare in una lingua insopportabile.
«Mi offende il mischione cacofonico. Non per sposare le posizioni di Rampelli e del duce, ma ho sentito dire: A te che te concern? O: Hai qualche guest stasera? Oppure: Non mi sento abbastanza fit. Mi dà fastidio anche il food. Mi offende».
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Ma c’è anche la disaffection. In lei è scattata? E a causa di che cosa?
«Dei social. Dal 2018 non ci vado se non per comunicare quello che faccio. Non li uso più illudendomi di dire delle cose o fare politica. Sono stati una cosa devastante, tutti pensano che basta mettere un cuoricino invece di andare a una manifestazione. Né mi viene in mente di scoprire come funziona Tik Tok».
Berlusconi invece era arrivato anche lì... Una curiosità. Lei l’ha conosciuto di persona, giusto?
«L’ho incontrato perché voleva chiudere Matrjoska, di Ricci, alla fine degli anni 80. Mi chiamò ad Arcore, uno scambio intenso. All’epoca era considerato un imprenditore progressista. Ti dava l’impressione di essere speciale, uscivi convinta che era nata un’amicizia. Mi parlò di alcune sue zie suore e del personaggio di una mia suora che non gli piaceva. Ma ci teneva a non sembrare un censore».
Censura poi scattata con Raiot, anno 2003, le arrivò una querela proprio da Mediaset, da Berlusconi.
«Era un altro momento storico. Toccammo la legge Gasparri sulle frequenze tv. Argomento delicato».
L’occupazione della tv pubblica oggi la sconvolge o è sempre stato così?
«Mi sconvolge ed è sempre stato così. Quando è arrivato Berlusconi al governo, c’è chi ha combattuto tanto. Ma da parte della cultura e del giornalismo non ho mai visto una vera passione per rendere la Rai indipendente dalla politica. Non è che puoi occupare quando vai al governo e poi, quando arrivano gli altri, aspettarti che non lo facciano. Peccato perché la Rai era una delle più belle tv d’Europa ed è diventata di una mediocrità terrificante. Una bella tv è questione anche di coesione, di valori in comune. Questo mondo si è perso e la tv produce una marea di coatti con i quali è impossibile parlare».
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Ha detto che ANonniMus è un libro antifascista, ma chi sono oggi i fascisti secondo lei?
«È pieno di fascisti, in Europa e nel mondo. C’è un antifascismo che si manifesta ogni 25 Aprile. Ci sono i nostalgici del fascismo e i nostalgici dell’antifascismo. Invece di combattere il fascismo presente, si combatte quello che non c’è più. Privare le persone di diritti, della vita, lasciare affogare in mare i migranti, pensare di bloccarli nei lager in Libia: tutto questo è razzismo. E il razzismo è sempre fascista, come nel caso dell’omofobia».
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Come ci salutiamo?
«Restiamo umani: è sempre il messaggio migliore, in questo tempo di macchine».
Sul Venerdì del 7 luglio 2023