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L’incontro possibile

Una scena del film Una donna chiamata Maixabel

 
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Due uomini entrano in un locale di Tolosa e sparano in testa a una persona seduta di spalle. È il luglio del 2000, chi spara sono militanti dell’Eta, chi muore è Juan María Jáuregui, governatore civile socialista. Lascia molti compagni, Juan, e una figlia e una moglie, Maixabel, il cui nome è il titolo del nuovo film di Iciair Bollaín, regista che seguo con ammirazione dal 2003, quando girò Ti do i miei occhi, opera fondamentale sulla violenza domestica che vedo ogni anno con i miei studenti quando spiego a lezione gli attaccamenti traumatici.

Anche questa volta – Una donna chiamata Maixabel, tre premi Goya, attori strepitosi, da ieri nelle sale – la violenza tra umani è al cuore del racconto, per come afferra, entrando da porte opposte, la vita delle vittime e quella dei loro assassini. Una violenza confitta in entrambi, unendoli tragicamente per tutta la vita. L’unico modo per allentare la presa di quel chiodo è costruire un cammino d’incontro. Attraversare il ponte trovando il cor…

Due uomini entrano in un locale di Tolosa e sparano in testa a una persona seduta di spalle. È il luglio del 2000, chi spara sono militanti dell’Eta, chi muore è Juan María Jáuregui, governatore civile socialista. Lascia molti compagni, Juan, e una figlia e una moglie, Maixabel, il cui nome è il titolo del nuovo film di Iciair Bollaín, regista che seguo con ammirazione dal 2003, quando girò Ti do i miei occhi, opera fondamentale sulla violenza domestica che vedo ogni anno con i miei studenti quando spiego a lezione gli attaccamenti traumatici.

Anche questa volta – Una donna chiamata Maixabel, tre premi Goya, attori strepitosi, da ieri nelle sale – la violenza tra umani è al cuore del racconto, per come afferra, entrando da porte opposte, la vita delle vittime e quella dei loro assassini. Una violenza confitta in entrambi, unendoli tragicamente per tutta la vita. L’unico modo per allentare la presa di quel chiodo è costruire un cammino d’incontro. Attraversare il ponte trovando il coraggio di guardare giù. È quello che fa Maixabel quando decide di incontrare, dieci anni dopo, gli assassini del marito e di altre vittime di quella stagione insanguinata dell’Eta.

Ispirandosi a una storia vera, Bollaín inserisce un cuore vivo nel male della storia. Ma non pensate al gesto singolo di una vedova determinata che ha perso la felicità. Pensate alla scelta esistenziale e politica di una donna che partecipa a un programma, costruito su una visione e su un metodo, attuabile grazie a specifiche figure professionali. Guardando il film non ho potuto non pensare al Libro dell’incontro di Adolfo Ceretti (con Guido Bertagna e Claudia Mazzucato, il Saggiatore). A quello che ho imparato, leggendolo, sulla “giustizia riparativa”. La prova più grande di convivenza, l’unica possibilità d’illuminare il buio di chi ha perso l’altro e anche di chi ha perso se stesso.

Sul Venerdì del 14 luglio 2023

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