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Oppenheimer, gli occhi blu della Bomba

Robert Oppenheimer (1904-1967) (Getty Images)

 
ORA D’ARIA. Il padre dell’atomica, star al cinema e in libreria
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Robert Oppenheimer, il maggior responsabile della bomba atomica, era di famiglia agiata; avevano in casa, a New York, un Picasso del periodo blu e tre Van Gogh, e quando il ragazzo ebbe un incidente d’auto, alla ragazza che era con lui (indenne) il padre regalò un disegno di Cézanne. E quando Robert ebbe un crollo – aveva studiato troppo – il padre lo mandò a fare un giro spartano nel Nuovo Messico. Le cavalcate duravano cinque o sei giorni; una volta, lungo il Rio Grande, con gli amici si arrampicarono sull’Altopiano del Pajarito (uccellino), attraversarono un canyon della Caldera Jemez (una ciotola: un cratere vulcanico) e da lì giunsero a un altro canyon, Los Alamos, tra foreste di pini e ginepri. Robert scoprì un lago ignoto alle mappe e lo chiamò Katherine, come la ragazza più interessante del gruppo, e insomma si innamorò di quella natura selvaggia.

'Oppenheimer' il film di Christopher Nolan - trailer

Robert era affascinante, caris…

Robert Oppenheimer, il maggior responsabile della bomba atomica, era di famiglia agiata; avevano in casa, a New York, un Picasso del periodo blu e tre Van Gogh, e quando il ragazzo ebbe un incidente d’auto, alla ragazza che era con lui (indenne) il padre regalò un disegno di Cézanne. E quando Robert ebbe un crollo – aveva studiato troppo – il padre lo mandò a fare un giro spartano nel Nuovo Messico. Le cavalcate duravano cinque o sei giorni; una volta, lungo il Rio Grande, con gli amici si arrampicarono sull’Altopiano del Pajarito (uccellino), attraversarono un canyon della Caldera Jemez (una ciotola: un cratere vulcanico) e da lì giunsero a un altro canyon, Los Alamos, tra foreste di pini e ginepri. Robert scoprì un lago ignoto alle mappe e lo chiamò Katherine, come la ragazza più interessante del gruppo, e insomma si innamorò di quella natura selvaggia.

'Oppenheimer' il film di Christopher Nolan - trailer

Robert era affascinante, carismatico, 1 metro e 91 per 60 chili, e occhi azzurri (più blu se era irritato, tutti temevano il blue eyes treatement). Quando il generale Groves (cui si deve il Pentagono) affidò a lui il progetto Manhattan (raccogliere in un luogo segreto i geni della fisica per creare la bomba atomica prima dei nazisti), Robert pensò a Los Alamos, e a una scuola, costruita nel 1928 con tronchi d’albero a duemila metri, tra le nevose Jemez Mountains, davanti alla catena del Sangre de Cristo. Oppenheimer aveva il suo ranch, Perro Caliente (62 ettari) poco distante. «Sono responsabile di aver rovinato un posto bellissimo», si pentì poi; però Los Alamos, circondato di filo spinato, senza telefoni e con stufe a legna, ma con fisici e laboratori d’avanguardia, realizzò in effetti, sotto la sua guida, il prototipo della bomba.

Per farne il test Robert girò tre giorni per il deserto, dormendo negli autocarri dell’esercito per evitare i serpenti. L’“Aggeggio” si chiamava Trinity, da una poesia di John Donne cara a un suo amore della giovinezza, Jean Tatlock. Jean era comunista; dopo Hiroshima Oppenheimer, temendo la proliferazione nucleare, si oppose, anche in tv, alla bomba all’idrogeno. Partiva la caccia alle streghe, il colonnello del controspionaggio Pash (il progettista di sigari avvelenati per Fidel Castro) sospettò Oppenheimer di contatti con i sovietici.

Oppenheimer (da Garzanti ora 850 pagine della biografia di Bird e Sherwin, e in sala ad agosto il film di Christopher Nolan) fu punito; Jean Tatlock nel 1944 era stata trovata suicida (?) nella vasca da bagno; il padre, 72 anni, scalò le finestre della casa, vide la figlia, e si mise a bruciare tutte le sue carte; solo dopo chiamò l’ospedale, e furono gli infermieri a avvertire la polizia – di cui Tatlock padre in quegli anni diffidava.

Sul Venerdì del 14 luglio 2023

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