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Marion Cotillard: “Ho imparato a odiare mio fratello”

Marion Cotillard, 47 anni, protagonista di Fratello e sorella (Getty Images)

 
«Per il lavoro che faccio è mio dovere esplorare la natura umana» dice l’attrice premio Oscar ora in Fratello e sorella. Intervista
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«Non ho mai creduto nel cosiddetto metodo, cioè nell’idea di immedesimarsi nel personaggio al punto di vivere nella sua pelle anche fuori dal set. Ma stavolta, per la prima volta in carriera, ho deciso che per interpretare Alice, al di fuori delle riprese non avrei mai rivolto la parola al mio partner, Melvil Poupaud. Lui all’inizio ci è rimasto male, ma poi terminato il film ho cercato di spiegargli che dovevo trovare un appiglio per odiarlo con tutte le mie forze. E ha capito». Marion Cotillard, 48 anni, star globale grazie a successi come Un sapore di ruggine e ossa, Due giorni, una notte, Inception e La vie en rose, per cui ha vinto un Oscar, spiega come ha trovato la chiave per entrare nel ruolo di Fratello e sorella, dramma di Arnaud Desplechin che rievoca il proprio celebre Racconto di Natale, in uscita il 3 agosto dopo la prima al festival di Cannes.

Alice (Cotillard), attrice teatrale, e suo fratello Louis (Poupaud), scrittore, non si parlano da vent’anni e il loro odio reci…

«Non ho mai creduto nel cosiddetto metodo, cioè nell’idea di immedesimarsi nel personaggio al punto di vivere nella sua pelle anche fuori dal set. Ma stavolta, per la prima volta in carriera, ho deciso che per interpretare Alice, al di fuori delle riprese non avrei mai rivolto la parola al mio partner, Melvil Poupaud. Lui all’inizio ci è rimasto male, ma poi terminato il film ho cercato di spiegargli che dovevo trovare un appiglio per odiarlo con tutte le mie forze. E ha capito». Marion Cotillard, 48 anni, star globale grazie a successi come Un sapore di ruggine e ossa, Due giorni, una notte, Inception e La vie en rose, per cui ha vinto un Oscar, spiega come ha trovato la chiave per entrare nel ruolo di Fratello e sorella, dramma di Arnaud Desplechin che rievoca il proprio celebre Racconto di Natale, in uscita il 3 agosto dopo la prima al festival di Cannes.

Alice (Cotillard), attrice teatrale, e suo fratello Louis (Poupaud), scrittore, non si parlano da vent’anni e il loro odio reciproco è tale che persino quando muore il figlioletto di lui i due non riescono a trattenersi dall’innescare una rissa verbale. Un giorno però un incidente d’auto lascia i loro anziani genitori quasi in fin di vita, e i due sono costretti dalle circostanze a rivedersi, rievocando vecchi traumi e rancori mai sopiti. «Il motivo profondo di tanto astio risiede in un rapporto troppo stretto, un amore talmente profondo da trasformarsi nel suo esatto opposto», spiega l’attrice. «E poi c’è il libro-verità che Louis ha scritto in passato sulla propria famiglia e che ha mandato su tutte le furie Alice. Ho chiesto ad Arnaud di rivelarmi cosa ci fosse scritto, ma lui ha lasciato a noi la libertà di immaginarne il contenuto. Io volevo sapere perché lei era così devastata da quel libro, così a un certo punto ho deciso di scriverne una parte. Poi non ho voluto provare le scene, prima delle riprese. Volevo che tutta quella rabbia fosse trattenuta per esplodere poi sul set».

È stato difficile empatizzare con una donna che mostra così tanto odio?
«All’inizio non la capivo, ma è il mio lavoro cercare di comprendere i personaggi che interpreto, stare dalla loro parte. Questo è uno dei motivi per cui ho deciso di fare l’attrice: esplorare la natura umana, capire gli altri. Solo quando capisci qualcuno intimamente, sei libero di interpretarlo».

Qual è il suo processo per entrare a contatto con i suoi personaggi?
«Parto dal modo in cui respirano, perché questo influenza come si muovono, come si comportano. E poi cerco di capire come guardano il mondo. In questo processo di assimilazione c’è qualcosa di magico».

In che senso?
«Quando ero più giovane ho frequentato le lezioni di recitazione dei miei genitori (Jean-Claude, regista e attore, e Monique, attrice e insegnante, ndr). Mia madre mi diceva sempre che dovevo permettere a me stessa di far entrare il personaggio dentro di me. Le informazioni certo sono nella sceneggiatura, ma c’è qualcos’altro, qualcosa di mistico. Ho imparato da tante persone, ma sono grata ai miei perché mi hanno insegnato tanto».

La sua è una famiglia di artisti. Suo marito, Guillaume Canet, è un attore e regista, e l’ha diretta di recente in Asterix e Cleopatra, in cui ha debuttato anche vostro figlio Marcel. Vuole che la dinastia continui?
«Un po’ ero preoccupata di questo debutto, perché so quanto è difficile questo mestiere. Ma Marcel (12 anni, mentre la sorella Louise ne ha 6, ndr) ci teneva e così lo abbiamo messo alla prova. E siamo rimasti sorpresi dalle sue capacità. Credo che se vorrà diventare un attore io e Guillaume lo sosterremo, anche se uno vorrebbe sempre proteggere i propri figli dalle delusioni».

Certo non deve essere facile tentare di seguire le orme di due star…
«Guardi che siete voi giornalisti a dare questa etichetta. Personalmente non mi sono mai considerata più importante di chiunque altro. Tengo solo a fare il lavoro che amo. L’immagine pubblica non corrisponde quasi mai a com’è una persona reale. Prenda ad esempio Zlatan Ibrahimovic, che ha recitato con noi Asterix e Cleopatra...».

Mi spieghi.
«Ha creato quest’immagine di persona arrogante, piena di sé, una specie di divinità costretta a confrontarsi con i poveri mortali. Ma nella realtà è carinissimo, molto gentile, tutto il contrario di quanto si crede. Alla prima del film tutti volevamo farci un selfie con lui. Come vede anche gli attori hanno i loro miti (ride)».

Le è piaciuto cimentarsi in una commedia? Lei non ne ha interpretate molte in carriera.
«Non mi è capitato spesso, ma vorrei farne di più perché amo sempre affrontare nuove sfide. Si crede spesso a torto che gli attori drammatici siano i più dotati, ma in realtà la commedia è molto più difficile. Perché devi trovare il giusto equilibrio tra dire una battuta con l’intento di far ridere il pubblico e allo stesso tempo essere naturale. Le assicuro che per me è stato difficilissimo».

Cos’è che la fa ridere?
«Tra i comici il mio preferito è Will Ferrell (l’attore di Anchorman e The Producers, ndr). In generale mi fanno ridere quelle persone che sanno prendersi in giro. L’autoironia è una dote fondamentale nella vita».

Che ne pensa di chi ha protestato dicendo che lei, una donna bianca, ha interpretato Cleopatra, una regina egizia?
«La questione dell’appropriazione di personaggi e storie appartenenti ad altre culture da parte dell’occidente è seria, però francamente questa è stata una polemica che non ho capito: la Cleopatra che ho rappresentato non è un personaggio storico, ma una caricatura basata su un fumetto».

Di recente ha lanciato una società, Newtopia, che vuole sviluppare progetti su temi ad alto impatto sociale. E ha prodotto Bigger Than Us, un documentario sul cambiamento climatico. Da dove proviene il suo attivismo?
«Dall’osservazione della realtà intorno a noi. Ormai siamo tutti consapevoli che l’uomo è l’unica specie in grado di distruggere il pianeta. Ma non è un bel controsenso visto che tutti abbiamo paura di morire? Di recente riflettevo sul fatto che a differenza della mia generazione, che in passato ha attraversato periodi di crisi ma ha sempre avuto la speranza di cambiare il futuro, ai giovani di oggi è stata preclusa ogni possibilità di un domani migliore. Perché se non si arresta il riscaldamento del pianeta, saremo tutti condannati. Ecco perché ogni scelta diventa politica».

Per esempio?
«Il modo in cui consumiamo, tutto ha un impatto. Ecco perché ad esempio è importante informarsi su ciò che mangiamo, come è stato prodotto, e lo stesso vale per quello che indossiamo. Il foie gras è considerato raffinato, ma nasce dalle torture, esattamente come un certo abbigliamento, accessibile alle masse solo perché sfrutta nuove forme di schiavitù».

Prima di salutarci: cosa ha in cantiere per il suo futuro di attrice?
«Ho appena finito di girare Lee, un film che racconta la vita di Lee Miller, ex modella e poi fotografa corrispondente di guerra per la rivista Vogue, interpretata da Kate Winslet. È stata lei a contattarmi per interpretare il piccolo ruolo di una redattrice di Vogue Francia: ne sono stata felicissima, perché la seguo fin da quando ha debuttato con Creature del cielo, ed è stata a lungo per me un modello di attrice cui ispirarmi. Ci ha messo sei anni a realizzare questo film ed esserne parte mi rende molto orgogliosa».

Sul Venerdì del 14 luglio 2023

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