È un’impresa stare a galla fabbricando mosconi
di Sanzia MilesiIl cantiere nautico De Biagi (Sanzia Milesi)
Cattolica (Rimini). Nella rimessa, scafi colorati appoggiati alle pareti, trucioli e odore di vernice. Sullo spiazzo, un cimitero colorato di relitti da smaltire, scrostati e pieni di ragnatele, ormai troppo usurati per essere riparati e riportati in acqua. L’ultimo cantiere nautico a produrre ancora mosconi in legno in Italia è rimasto questo capannone di Cattolica. Siamo in provincia di Rimini, nel cuore di quella Romagna che i film di Fellini ci hanno insegnato ad amare: «Il nostro piroscafo», si sente dire la Gradisca in Amarcord appena prima di salire a bordo.
In questo hangar modesto, dirimpetto a un colosso della nautica di lusso come Ferretti Yachts, Bruno De Biagi porta avanti una tradizione lunga tre generazioni. Lo fa in questa sede sul Piazzale dei Galafà che porta il nome da un mestiere che sta scomparendo: i calafati, operai specializzati nel costruire barche, come non se ne trovano più. Com’è lui, ormai l’ultimo maestro d’ascia a costruire mosconi in legno. Un falegnam…
Cattolica (Rimini). Nella rimessa, scafi colorati appoggiati alle pareti, trucioli e odore di vernice. Sullo spiazzo, un cimitero colorato di relitti da smaltire, scrostati e pieni di ragnatele, ormai troppo usurati per essere riparati e riportati in acqua. L’ultimo cantiere nautico a produrre ancora mosconi in legno in Italia è rimasto questo capannone di Cattolica. Siamo in provincia di Rimini, nel cuore di quella Romagna che i film di Fellini ci hanno insegnato ad amare: «Il nostro piroscafo», si sente dire la Gradisca in Amarcord appena prima di salire a bordo.
In questo hangar modesto, dirimpetto a un colosso della nautica di lusso come Ferretti Yachts, Bruno De Biagi porta avanti una tradizione lunga tre generazioni. Lo fa in questa sede sul Piazzale dei Galafà che porta il nome da un mestiere che sta scomparendo: i calafati, operai specializzati nel costruire barche, come non se ne trovano più. Com’è lui, ormai l’ultimo maestro d’ascia a costruire mosconi in legno. Un falegname nautico che presto potrebbe tirare i remi in barca e chiudere bottega.
«Iniziò mio nonno Aurelio a lavorare il legno a fine 1800, ma fu mio padre Dante attorno al 1930 a costruire i primi mosconi, andando a mestiere dal suo dirimpettaio, il Franchini. È in quel periodo che in Riviera Adriatica prende il largo l’uso del moscone a remi. Sul versante del Tirreno si chiamerà pattìno. A quei tempi ancora i mosconi venivano costruiti in legno di abete e pesavano attorno al quintale. Poi sono venuti i legni esotici, l’obeche, e c’è stata la moda della vetroresina, che porta con sé il diffondersi dei pedalò. Dal 1984, noi facciamo mosconi in compensato marino: siamo passati dai 98 chili della vetroresina ad appena 75 chili di peso. Costa di più, ma garantisce mezzi veloci, stabili in acqua e soprattutto inaffondabili, per cui basta pochissima manutenzione: un centinaio di euro, ogni tre stagioni».
Bruno De Biagi arriva rombando sulla sua moto, ma appena sceso dichiara il traguardo, quello della pensione. Romagnolo doc di 67 anni, da quando ne aveva 20 costruisce mosconi. Parla al plurale – come lo è ancora la ragione sociale nei depliant – ma ormai è solo al timone. Il suo socio storico Elvino Magi, ex lavorante dal padre, a più di 80 anni se n’è andato in pensione. I due figli di Bruno hanno preso altre rotte. Così ora dopo di lui nessuno sembra in grado (o vuole) poter continuare. Se non forse qualcuno tra le maestranze: a seconda delle commesse, dai tre ai cinque operai.
70 pezzi l’anno
«Ogni anno, entro ottobre raccogliamo gli ordini e ci mettiamo al lavoro. A febbraio abbiamo finito le sagome e il magazzino è pieno. Nei mesi seguenti, andiamo a personalizzare, verniciando secondo le richieste dei clienti: bagnini, cooperative e Comuni. Oggi costruiamo attorno ai 70 mosconi l’anno. Fino a quindici anni fa, parlavamo di un centinaio di pezzi. Alcuni li ho venduti pure a Dubai e alle Canarie. Ma all’estero non sono mezzi conosciuti e diffusi. Il moscone è parte integrante del Dna della nostra Riviera».
È vero, il moscone è uno sfondo talmente presente nelle nostre vacanze – dalle pose di Pirandello, Kandinskij e Mussolini, all’ancora più vivido panorama delle nostre recenti foto e cartoline estive – che è difficile rendersi conto di come il suo sia un panorama del tutto italiano. Qui il moscone a remi è nato, e qui ora rischia di morire.
Tutto "Fatto a mano”
«I nostri mosconi sono pezzi artigianali, sagomati a mano, uno a uno: 4,20 metri in lunghezza e 1,35 di larghezza in pedana. Ci vogliono settimane per farne uno e 300 remi all’anno toccano tutti a me: sono l’unico a saperli levigare, con un vecchio arnese inventato alla bisogna da mio padre. Abbiamo a catalogo differenti modelli di moscone, a cui abbiamo dato i nomi dei litorali, dallo storico Cattolica al Versilia, fino a un lussuoso vogatore in mogano a carrello scorrevole, la “Formula 1 del mare”. Li commercializziamo senza intermediari, a partire da un prezzo di 1.700 euro. Sono principalmente mosconi di salvataggio, quelli rossi (o gialli) usati dai bagnini, omologati per 180 chili e armati con ciambelle galleggianti e un gancio. Ma vendiamo anche mezzi da passeggio e prendisole dove sdraiarsi comodi, fino ai top di gamma usati come tender per condurre i passeggeri agli yatch. Per integrare l’offerta, c’è anche una piccola linea di mosconi in vetroresina (20 pezzi l’anno) e facciamo arredo balneare: cabine e chioschi, pedane e torrette di avvistamento».
Così, mentre in sottofondo alla radio Mina canta Stessa spiaggia stesso mare – ricordando come un tempo sui mosconi si facesse all’amore, ombrelloni lontani e nessuno sguardo indiscreto – Bruno De Biagi racconta di un suo vecchio moscone che combatte la violenza sulle donne a Cattolica (dipinto in rosa acceso, con il numero del centro antiviolenza) e conclude. «L’episodio più buffo è stato quando negli anni Cinquanta la moglie di un bagnino fece riportare indietro col carretto al mio babbo un moscone prendisole: lo trovò troppo sconcio. Il mio punto di orgoglio invece è il moscone regalato dalla Cooperativa Bagnini di Rimini all’ex presidente Ciampi: porta la mia firma. Il moscone qui in Romagna è un’eccellenza e, per il momento, oserei ancora dire che è roba mia». Dopo di lui, c’è solo da sperare che la fila dei pattìni, ridisposta in secco o all’orizzonte sulla linea del mare, non resti solo un amarcord.
Sul Venerdì del 14 luglio 2023