“Come d’aria”: il romanzo premio Strega è un segreto tra donne
di Natalia AspesiPer scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Scrive una lettrice che si firma Libri Belli:
Dopo alcune fregature ho smesso di leggere i libri promossi dal premio Strega e ne chiedo perdono, probabilmente non ne sono all’altezza. Poi una mia amica, di quelle che non demordono, mi ha regalato un piccolo libro con un bel titolo, Come d’aria, pregandomi, quasi furibonda, di leggerlo. Il libro ha poi vinto lo Strega, e con questa vittoria ho dovuto, in parte, ricredermi; anche lo Strega può premiare il libro giusto. L’autrice Ada d’Adamo è morta nell’aprile scorso, uccisa da un tumore, ma non è solo per questo che l’ha vinto. È la sua storia, quella di una madre cui nasce una figlia gravemente disabile a cui lei dedica tanto amore, e del male che intanto la divora sino a spegnerla. Di colpo mi è venuto l’antico ricordo di una visita in una grande sala d’attesa, dove io e altre persone (io poi non ero malata) aspettavamo di essere…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Scrive una lettrice che si firma Libri Belli:
Dopo alcune fregature ho smesso di leggere i libri promossi dal premio Strega e ne chiedo perdono, probabilmente non ne sono all’altezza. Poi una mia amica, di quelle che non demordono, mi ha regalato un piccolo libro con un bel titolo, Come d’aria, pregandomi, quasi furibonda, di leggerlo. Il libro ha poi vinto lo Strega, e con questa vittoria ho dovuto, in parte, ricredermi; anche lo Strega può premiare il libro giusto. L’autrice Ada d’Adamo è morta nell’aprile scorso, uccisa da un tumore, ma non è solo per questo che l’ha vinto. È la sua storia, quella di una madre cui nasce una figlia gravemente disabile a cui lei dedica tanto amore, e del male che intanto la divora sino a spegnerla. Di colpo mi è venuto l’antico ricordo di una visita in una grande sala d’attesa, dove io e altre persone (io poi non ero malata) aspettavamo di essere visitate. L’ho dimenticata come faccio sempre con ciò che mi disturba: adesso mi ricordo una fila di bambini con le loro madri (madri!), carichi di dolore, bambini silenziosi o che gridavano senza senso. Madri e bambini, uniti da un male che li univa senza scampo. Li ho dimenticati e mi sono tornati in mente. Penso a quante stupidaggini seguiamo, penso alle scemenze che ci fanno insonni, penso al dolore che fuggiamo, che non vogliamo condividere, che cancelliamo. Quanto può fare un libro raccontando la grandezza della disperazione.
Anche a me Come d’aria è stato regalato da una cara amica con l’obbligo di leggerlo, anche io ho sospirato per la minaccia, e pure io ne sono rimasta devastata. Perché il libro è molto bello, o perché ti mette di fronte al dolore più grande, o perché la vita di Ada si dà sino a morirne. O semplicemente perché questo morire si accompagna come un canto alla vita indifesa della figlia Daria. Spero lei abbia letto il bel racconto, su questo giornale, che ne ha fatto Raffaella De Santis, andando a trovare chi è rimasto, il marito Alfredo Favi, con quella bambina grave che in quel momento sta entrando con la tata Elena, trascinando i suoi dolenti 18 anni.
È tutto un girare tra donne, come se questo fosse un libro solo per loro. Se lo passano, se lo regalano, vogliono che anche le altre donne lo leggano, come se fosse un segreto da comunicare. Agli uomini no, non credo che verrebbe in mente di regalarlo; di colpo, segretamente, le donne hanno capito che si tratta di una cosa solo di donne, che spetta solo a loro; quelle che aiutano, quelle che salvano, quelle che ti assistono, quelle che in silenzio, dolore nel dolore, diventano l’aiuto, il miracolo, la vita. È strano che mi sia venuta in mente l’idea della donna come salvezza. Non ci ho mai creduto, l’ho sempre immaginata come una costrizione dei maschi nei nostri confronti, e invece…
Sul Venerdì del 21 luglio 2023