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Un vecchio femminicidio e il solito “Se l’è cercata”

L’arresto di Francesco Nicotra.

 
BRUTTE STORIE Le “attenuanti” inammissibili per un delitto, oggi come nel 1948
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A Catania, in uno stabile al numero 1 di via Passo di Aci, una mattina del 24 luglio, Francesco va in camera, prende la pistola che tiene in un cassetto, torna in cucina e spara in faccia alla moglie. Era successo che andavano così d’amore e d’accordo, lui e Giuseppina, si erano sposati, avevano fatto anche tre figli, poi lui aveva deciso di lasciare il posto fisso alle ferrovie e mettersi a fare il commerciante. Non era andata come voleva, c’erano stati problemi economici, e allora Francesco – vuoi lo stress, vuoi le liti in casa con la moglie, vuoi tutto – aveva incontrato un’altra donna e si era fatto un’amante.

Giuseppina se ne era andata dai suoi a Torino, Francesco aveva accolto in casa Rina detta la picurara, ma era durata solo un mese e allora Giuseppina era tornata.

Ma c’era un problema. Giuseppina non riusciva a perdonare Francesco. Non riusciva a mandarla giù, questa cosa di quell’altra donna in casa sua, e così un giorno – vuoi una lite, vuoi un rimprovero, vuoi lo stress,…

A Catania, in uno stabile al numero 1 di via Passo di Aci, una mattina del 24 luglio, Francesco va in camera, prende la pistola che tiene in un cassetto, torna in cucina e spara in faccia alla moglie. Era successo che andavano così d’amore e d’accordo, lui e Giuseppina, si erano sposati, avevano fatto anche tre figli, poi lui aveva deciso di lasciare il posto fisso alle ferrovie e mettersi a fare il commerciante. Non era andata come voleva, c’erano stati problemi economici, e allora Francesco – vuoi lo stress, vuoi le liti in casa con la moglie, vuoi tutto – aveva incontrato un’altra donna e si era fatto un’amante.

Giuseppina se ne era andata dai suoi a Torino, Francesco aveva accolto in casa Rina detta la picurara, ma era durata solo un mese e allora Giuseppina era tornata.

Ma c’era un problema. Giuseppina non riusciva a perdonare Francesco. Non riusciva a mandarla giù, questa cosa di quell’altra donna in casa sua, e così un giorno – vuoi una lite, vuoi un rimprovero, vuoi lo stress, vuoi tutto – lui non ce l’aveva fatta più, aveva preso la pistola e le aveva sparato. Due colpi.

L’avevano preso subito e aveva confessato, con la testa tra le mani, disperato: è vero, in questi ultimi tempi ero diventato, forse, molto irascibile, ma chi non lo diventerebbe di fronte ad una donna che vi tortura ogni giorno con i suoi rimbrotti?

La stampa specializzata nei casi di cronaca, i tabloid di nera, indulgono abbastanza sulle motivazioni che portarono Francesco all’insano gesto, perché sì, certo, lui era un tipo violento e anche molto egoista, però lei, insomma, dai: non sapeva perdonare.

La verità, si scrive citando Alessandro Manzoni, ha due facce, e chissà qual è quella giusta, insomma, la verità sta sempre in mezzo, no? Insomma. In questo caso, per esempio, una delle due facce è quella di Francesco, magro, scavato, tormentato, va bene. L’altra, però, è quella di Giuseppina, e ha due buchi in fronte.

Era il 1948, tanti anni fa. Non che il tempo passato sia una scusante, per carità, al massimo, se proprio vogliamo, è un’attenuante. Piccola piccola. O magari no, neanche quello.

Ma che anche adesso, ai nostri giorni, ogni tanto scappi fuori che quella che sta per terra in cucina in un lago di sangue un po’ se l’è cercata, ecco, questa, invece, è un’aggravante. E bella grossa.

Sul Venerdì del 21 luglio 2023

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