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L’amore, nonostante tutto

Una scena del film Stranizza d’amuri di Giuseppe Fiorello (webfoto)

 
PSYCHO. Stranizza d’amuri, l’esordio di Beppe Fiorello, è dolcissimo e sincero
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Quando è arrivato nelle sale non ero riuscito a programmarlo per uno Psycho, e mi era dispiaciuto. Qualche sera fa sono passato davanti al Tibur, il bel cinema di San Lorenzo, quartiere romano della mia Facoltà, e ho visto che era ancora in programma. Buon segno. Ora, per i pigri, è anche sulla piattaforma MioCinema.

Insomma sono qui per parlarvi di Stranizza d’amuri, esordio alla regia, dolcissimo e sincero, di Giuseppe Fiorello. Il titolo viene da una canzone di Battiato: “E quannu t’ancontru ‘nda strata/Mi veni ‘na scossa ‘ndo cori/Ccu tuttu ca fora si mori/Na mori stranizza d’amuri”. L’amuri è quello che colpisce come un dardo di sole due adolescenti nella Sicilia del 1982, l’estate dei Mondiali. L’incontro casuale e titubante di Gianni e Nino, un piccolo incidente tra due motorini, si trasforma in amicizia e poi passione. Un amore di quelli che riempiono di bellezza chi lo prova e di violenza chi lo sospetta, lo giudica, lo perseguita e lo punisce. “M’incantò la rima fiore amore…

Quando è arrivato nelle sale non ero riuscito a programmarlo per uno Psycho, e mi era dispiaciuto. Qualche sera fa sono passato davanti al Tibur, il bel cinema di San Lorenzo, quartiere romano della mia Facoltà, e ho visto che era ancora in programma. Buon segno. Ora, per i pigri, è anche sulla piattaforma MioCinema.

Insomma sono qui per parlarvi di Stranizza d’amuri, esordio alla regia, dolcissimo e sincero, di Giuseppe Fiorello. Il titolo viene da una canzone di Battiato: “E quannu t’ancontru ‘nda strata/Mi veni ‘na scossa ‘ndo cori/Ccu tuttu ca fora si mori/Na mori stranizza d’amuri”. L’amuri è quello che colpisce come un dardo di sole due adolescenti nella Sicilia del 1982, l’estate dei Mondiali. L’incontro casuale e titubante di Gianni e Nino, un piccolo incidente tra due motorini, si trasforma in amicizia e poi passione. Un amore di quelli che riempiono di bellezza chi lo prova e di violenza chi lo sospetta, lo giudica, lo perseguita e lo punisce. “M’incantò la rima fiore amore,/la più antica difficile del mondo”, scrive il poeta Saba.

Ma la rima di amore è anche dolore, e il film di Fiorello, dedicato alle vittime del delitto omofobo di Giarre, Giorgio Agatino Giammona e Antonio Galatola, nel 1980 in provincia di Catania, lo racconta bene. Li ricordo anch’io quegli amori degli anni Ottanta; Milano non era certo Giarre, ma la disapprovazione dei genitori e la clandestinità dei baci che non osano dire il loro nome era un dolore di tutti i ragazzi e le ragazze omosessuali. La canzone di Battiato racconta di un amore alle pendici dell’Etna, capace di sopravvivere alla guerra, perché “anche se fuori si muore/non muore questa stranezza d’amore”.

Ed è proprio così, anche se lo prendi a bastonate, lui vive sempre, con i suoi stupori, le stranezze, le scosse al cuore. Di ogni genere per ogni genere. Omnia vincit amor.

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