Rifondazione Dc: ecco chi vuole resuscitare lo scudo crociato
di Carmine Savianola sede in uno scantinato a Roma del Partito storico della Democrazia cristiana, uno dei 4 (ma anche 6) che si proclamano eredi della Dc (Luigi Narici / Agf)
«Ma la Democrazia cristiana esiste ancora?». A questa domanda una persona mediamente informata risponderebbe con un relativo grado di tranquillità: no, forse esistono i democristiani ma quel partito non c’è più. Ma le persone normali, spesso, non sanno che il bioritmo di un partito coincide con le sue procedure interne: finché queste esistono, quel partito esiste. E per un discreto numero di ex dirigenti e militanti, le procedure che hanno portato allo scioglimento della Dc non sono valide. Non sono arrivate a compimento. La fine non ha avuto fine. Insomma, la Balena bianca è solo dormiente, anestetizzata al centro di una ridda di ricorsi e carte bollate sul fondale della politica italiana.
E le vere questioni partono qui. La prima attiene alla fenomenologia della percezione. Perc…
«Ma la Democrazia cristiana esiste ancora?». A questa domanda una persona mediamente informata risponderebbe con un relativo grado di tranquillità: no, forse esistono i democristiani ma quel partito non c’è più. Ma le persone normali, spesso, non sanno che il bioritmo di un partito coincide con le sue procedure interne: finché queste esistono, quel partito esiste. E per un discreto numero di ex dirigenti e militanti, le procedure che hanno portato allo scioglimento della Dc non sono valide. Non sono arrivate a compimento. La fine non ha avuto fine. Insomma, la Balena bianca è solo dormiente, anestetizzata al centro di una ridda di ricorsi e carte bollate sul fondale della politica italiana.
E le vere questioni partono qui. La prima attiene alla fenomenologia della percezione. Perché è vero: se ci si arma di scafandro e ci si mette ad esplorare quel fondale, la Dc così come l’avevamo conosciuta non esiste più. “La Balena bianca è grande, mansueta e non inquina”, recitava lo spot preparato per le elezioni europee, giugno 1989, l’ultima estate felice del mondo antico della Prima Repubblica. Con un’acrobazia postmoderna, la singolarità che diventa moltitudine, oggi la Balena bianca si è trasformata in un branco composto da cetacei non giganteschi, tutt’altro che mansueti e che non sappiamo se inquini o meno solo per una sorta di presunzione d’innocenza ecologica.
Furtivo e appetibile
Di formazioni che rivendicano il nome Dc se ne contano a volte quattro e a volte sei, forse dipende dalle fasi lunari o da qualche insondabile mistero cosmico. In un germinare di sigle che farebbe la gioia dei Monty Python, si possono almanaccare anche il Partito storico della Democrazia cristiana e la Democrazia cristiana storica. Poi si passa al nominalismo. E allora si prosegue con la Dc e uno spazio bianco su cui va aggiunto il nome della persona (o del duo, spesso) che vuole riportarla in vita: Gianni Fontana e Nino Luciani, Renato Grassi e “Mr. I have a drink” Salvatore Cuffaro, Antonio Cirillo, Franco De Simoni. Il Festival della rifondazione democristiana.
Cosa è successo? Angelo Sandri, segretario politico nazionale di una delle versioni della Democrazia cristiana è perentorio: «Lo scioglimento della Dc è solo presunto». Nel luglio 1993 Mino Martinazzoli ne avviò il processo, che si definì l’anno successivo. «La fine della Dc fu decretata nel corso del Consiglio nazionale del 18 gennaio 1994. Atto del tutto arbitrario che venne contestato fin dall’inizio da una componente del partito capeggiata da Flaminio Piccoli». E perché arbitrario? «Un partito così glorioso non poteva essere sciolto da un consiglio nazionale convocato furtivamente, ma solo da un vero e proprio congresso nazionale». E qui bisogna entrare in tribunale. Ancora Sandri: «Dopo tre gradi di giudizio, la Cassazione nel 2010 sancì in maniera definitiva la vigenza della Democrazia cristiana. Da allora sono in parecchi a ritenere appetibile ritornare a militare nella Dc».
Dietro le nebbie delle ricostruzioni storico-giuridiche, forse vale soffermarsi su due parole pronunciate da Sandri: furtivo e appetibile. Perché l’eredità politica si accompagna a quella materiale. Sedi e patrimonio del partito che ha governato l’Italia per mezzo secolo, su tutto. E allora via alle battaglie. Una, memorabile, su chi detiene il codice fiscale del partito di don Sturzo.
L’utilizzo di quei beni che sono poi passati agli eredi politici della Dc non era nella loro disponibilità», ci dice Nino Luciani, professore universitario di Economia a Bologna e (anche lui) segretario politico nazionale di un’altra versione ancora della Dc. «Ma il punto non è più questo», dice ancora Luciani con uno slancio quasi di francescanesimo. «Non è più possibile rivendicare giuridicamente quei beni e aggiungo per fortuna: adesso occupiamoci di rimettere insieme un luogo in cui i cattolici italiani possano, politicamente, sentirsi a casa».
Pie intenzioni? Si vedrà, intanto Luciani ci proverà con Franco De Simoni, facile a questo punto indovinarne la carica, in un incontro che si terrà a Roma il 23 settembre 2023. L’obiettivo è concreto: «Cerchiamo di partecipare alle elezioni europee». E Sandri? Ci sarà? «Non ho ancora contezza di questa iniziativa», risponde. «Ma siamo disponibili ad essere presenti e a dare il nostro contributo. Aggiungiamo che sono in corso altre e numerose interlocuzioni…», e si sa, per arrivare a una sintesi è necessario vagliare tutte le ipotesi.
Indicazioni stradali
«Presidente, siamo andati in cerca della Balena bianca, ne abbiamo trovate tante e siamo stati assaliti quasi da un senso di sconforto, di malinconia», confessiamo a Paolo Cirino Pomicino, 83 anni, qui nelle vesti di maggior oracolo democristiano del pianeta. «Siamo alle comiche finali» ci assolve. «Ma più che malinconia bisognerebbe provare nostalgia: quella per partiti che non sono solo indicazioni stradali – destra, centro, sinistra – ma che hanno prima un impianto culturale e che poi organizzano la propria vita interna democraticamente e con una collegialità diffusa sia al centro che in periferia».
Per analizzare il presente delle tante Dc, lo spingiamo sulla strada dei ricordi. «Pochi giorni prima del suo rapimento – nell’assemblea dei gruppi parlamentari si discuteva dell’ingresso del Pci in maggioranza – dissi ad Aldo Moro: “Presidente, abbiamo la maggioranza, andiamo avanti”. Mi rispose così: “Meglio sbagliare uniti che avere ragione divisi”. Nel 1993 chi guidava la Dc credette il contrario e per potersi tutelare spaccò definitivamente l’unità del partito. Il personalismo nacque in quei giorni». E il futuro? «Qualcosa si muove: la vox populi parla di una iniziativa che dovrebbe rapidamente partire». Ecco. Non si finirà mai di compilare il file sugli Achab che cercano di catturare quella balena grande, mansueta e non inquinante. Il cui richiamo somiglia a quello di un altro essere mitologico che abita gli oceani: la sirena.
Sul Venerdì del 21 luglio 2023