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Pirandello e le donne: un Nobel tra amanti, cugine e fattucchiere

Luigi Pirandello (1867-1936) con l’attrice Marta Abba (Alamy / Ipa)

 
La nuova biografia “L’uomo di zolfo” esplora i rapporti del grande drammaturgo con l’altro sesso. Molto tormentati
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Pirandello e le donne. Mogli, sorelle, cugine, badesse, attrici, furono per tutta una vita la pietra di paragone del drammaturgo siciliano. Vero anche il contrario: lui e gli altri uomini del suo mondo rappresentarono per loro il volto del patriarcato. Forse era giunto il momento di rifare qualche conto, e redistribuire le relative colpe. Si è presa questa incombenza Silvana La Spina, autrice di una “vita privata” romanzata (ma non troppo) dell’autore de Il fu Mattia Pascal, nella quale – tramite una straordinaria galleria femminile – rivediamo anche la Sicilia e l’Italia a cavallo tra due secoli (L’uomo di zolfo. Il romanzo di Luigi Pirandello, Bompiani).

La tresca in convento

Una madre, anzitutto, Caterina, che partorirà Luigi nella fatale contrada Caos, in fuga dall’epidemia di colera portata in Sicilia dalle truppe del generale Cadorna. I soldati erano chiamati a stroncare la rivolta che, meno di vent’anni dopo l’Unità d’Italia, vedeva anche ex garibaldini mischiati alla “marmagli…

Pirandello e le donne. Mogli, sorelle, cugine, badesse, attrici, furono per tutta una vita la pietra di paragone del drammaturgo siciliano. Vero anche il contrario: lui e gli altri uomini del suo mondo rappresentarono per loro il volto del patriarcato. Forse era giunto il momento di rifare qualche conto, e redistribuire le relative colpe. Si è presa questa incombenza Silvana La Spina, autrice di una “vita privata” romanzata (ma non troppo) dell’autore de Il fu Mattia Pascal, nella quale – tramite una straordinaria galleria femminile – rivediamo anche la Sicilia e l’Italia a cavallo tra due secoli (L’uomo di zolfo. Il romanzo di Luigi Pirandello, Bompiani).

La tresca in convento

Una madre, anzitutto, Caterina, che partorirà Luigi nella fatale contrada Caos, in fuga dall’epidemia di colera portata in Sicilia dalle truppe del generale Cadorna. I soldati erano chiamati a stroncare la rivolta che, meno di vent’anni dopo l’Unità d’Italia, vedeva anche ex garibaldini mischiati alla “marmaglia” antirisorgimentale. Caterina inculca al figlio l’amore per il teatro. Vive all’ombra del marito, Stefano, che su scontra senza tregua col mafioso Cola Camizzi: non aveva ceduto al “pizzo”. Poi ci sono le sorelle, Lina e Annetta soprattutto. E l’anziana fantesca Maria Stella. Sarà lei a narrare a Luigi le prime storie gotiche.

Il carico da novanta lo metterà poi Donna Peppina, la fattucchiera chiamata al capezzale dell’altra, fragilissima sorella Adriana per toglierle il malocchio. Pirandello assiste alla scena. L’impressione sarà tale che presto la riverserà nel successivo incontro con la cuginetta Giovanna. Si guardano da lontano per tutta l’estate, poi lui si ferisce banalmente e lei, per curarlo, gli succhia il dito offeso. Pirandello ne sviene e si ammala. Andrà anche peggio con zia Francesca, la badessa del convento dell’Origlione. La madre Caterina viene avvertita che il marito si reca in quel monastero con una nipote vedova. Il piccolo Luigi li segue, e assiste al rito della badessa che riceve i due amanti, offre loro dolci e rosolio e copre la tresca. Il giovane Pirandello ha un altro mancamento. Il padre, vistosi scoperto, paga il silenzio alla vedova. Ma intanto la sorella Annetta, che ha saputo tutto, andrà in depressione: «Lo vidi, lo vidi il diavolo in persona» dice.

Uno studente ribelle

Come in teatro, irrompe sulla scena un’altra cugina, Paolina, detta Linuccia. Bella, vivace, quattro anni più di lui. Vanno insieme al Foro Italico e a Villa Giulia. È destinata a sposare un ricco palermitano. Pirandello la convince a desistere. Interviene allora la zia Eugenia, madre di Linuccia: «Ora te la mariti tu. Ma devi lavorare». Pirandello finisce così dentro la zolfara di papà Stefano. Un incubo. Se ne ammala. Lo stesso padre, impietosito, alla fine lo manda a studiare all’università di Palermo.

Siamo all’alba dei Fasci Siciliani, gli operai dei Florio in sciopero, si legge Dickens in francese, commuovendosi per il destino dei poveri. Pirandello parte per Roma, studierà lì. Linuccia protesta. Lui torna spesso, per rassicurarla. Ma a Roma, intanto, litiga con un professore e viene espulso dagli atenei del Regno. Per fortuna, il professor Ernesto Monaci lo raccomanda presso l’università di Bonn. Luigi andrà a terminare gli studi in Germania. Apriti cielo. In casa della zia Eugenia sono grida, pianti, crisi isteriche. Luigi si dice pronto a sposare subito Linuccia. Ma a questo punto è zia Eugenia a opporsi: «No, troppo freddo a Bonn, Linuccia è delicata di petto». Pirandello pensa, per la prima volta, che la vita è solo un teatro.

Picciotta poco seria

«Morta mi vuoi, malata mi vuoi» gli urla Linuccia ai saluti. Il padre si offre allora di ospitarla a Porto Empedocle, non più come nipote, ma come futura sposa del figlio. Pirandello torna spesso anche dalla Germania a trovare la fidanzata. Ma intanto, ha conosciuto la tedesca Jenny. Nei circoli non si parla d’altro: «Ah, le femmine tedesche. E com’è? Com’è?». Pirandello ammiccherà: «Non è picciotta seria come le nostre». Presto scoppia il dramma del doppio fidanzamento. «Assassino, fedifrago» gli urlano. Il fratello di Linuccia lo sfida a duello. Alla fine zia Eugenia accetta denaro come riparazione allo scandalo. E Luigi scrive a Linuccia che, per via delle numerose malattie, non sarebbe comunque riuscito a compiere «il suo dovere di uomo».

Intanto è diventato professore di filologia. A Roma conosce Luigi Capuana, la contessa Zara e scopre il bel mondo dell’alta moda, grazie a un’altra cugina, Vittoria. Ora ha rinnovato il guardaroba e cerca un matrimonio d’interesse. Viene individuata Antonietta Portulano. Sua madre è morta perché, da incinta, il marito Calogero ha vietato che un medico la visitasse nuda. Ma è ricca. «Mai darò l’eredità a un sugainchiostro» grida Calogero. Lei smette di mangiare, lavarsi, pettinarsi. Quindici giorni dopo sono sposi.

Con un coltellaccio

Nascono tre figli. Émile Zola è spesso a Roma, invitato dalla regina Margherita, Capuana si invaghisce di una giovane che ha tentato il suicidio con l’oppio, Pirandello insegna al Magistrale. Antonietta è gelosa: «Tu le fimmine guardi». Dalla Sicilia giunge una lettera: la miniera di famiglia si è allagata, la dote di Antonietta è andata in fumo. Anche il lavoro zoppica. Al Corriere della Sera il direttore Albertini lo adora, ma è già arrivato l’odiato D’Annunzio, quale principale editorialista. Per fortuna, salta fuori anche il critico Adriano Tilgher, che farà di Pirandello una star. La moglie, nel frattempo, lo accusa di essere diventato l’incestuoso amante della figlia. Una notte Luigi si sveglia mentre lei brandisce un coltellaccio. La rinchiude in una clinica.

Seguiranno l’appoggio al regime, il Nobel, la fama. E l’ultima donna, Marta Abba, bella, giovane, movenze da leonessa. «Il drammaturgo è impazzito per l’attrice»: i circoli, stavolta in tutta Italia, ricominciano a sparlare. Così, amareggiato e prigioniero del suo personaggio, Luigi si chiuderà nell’ermetismo dell’opera estrema, I giganti della montagna. Spira quasi tra le braccia di Marta, il 10 dicembre del 1936.

Sul Venerdì del 21 luglio 2023

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