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Genoa, ritrovato il film della tournée in Sudamerica di cento anni fa

Un' immagine del tour del Genoa in Argentina e Uruguay tratte dalla pellicola restaurata. Il film è al centro della mostra 1923-2023, il Centenario della tournée del Genoa in Sudamerica,
in programma fino al 26 novembre presso il Museo della Storia del Genoa al Porto antico

 
Nel 1923 la squadra allora imbattibile partiva per Uruguay e Argentina. Come testimoniano le pellicole appena rispuntate in una cantina valtellinese
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Gli spettatori portano tutti il cappello. Applaudono la propria squadra, e quella avversaria. I calciatori indossano braghe al ginocchio. Maglie senza numeri, coi laccetti sul petto. Per il portiere, un elegante dolcevita. Il pallone di cuoio, d’un marrone scuro. L’arbitro è in giacca, pantaloni chiari, comode scarpe bianche. Dietro le porte un paio di poliziotti, spada alla cintola, controlla il pubblico. Tiro, gol! Immagini nitide e mute, sfondo giallastro. Una stessa azione di gioco – parapiglia in area, un difensore respinge – è riproposta da tre prospettive diverse. Come gli highlight delle partite odierne, anzi: meglio. Perché questa è una storia di un secolo fa. Una storia di fantasmi, dicono. Fantasmi felici. Una storia vera.

Cacciatori di bobine

La pellicola ritrovata racconta la straordinaria e poco conosciuta avventura sportiva dell’estate del 1923. La tournée in Argentina e Uruguay della “imbattibile” squadra del Genoa, che aveva appena vinto il suo ottavo scudetto e nel …

Gli spettatori portano tutti il cappello. Applaudono la propria squadra, e quella avversaria. I calciatori indossano braghe al ginocchio. Maglie senza numeri, coi laccetti sul petto. Per il portiere, un elegante dolcevita. Il pallone di cuoio, d’un marrone scuro. L’arbitro è in giacca, pantaloni chiari, comode scarpe bianche. Dietro le porte un paio di poliziotti, spada alla cintola, controlla il pubblico. Tiro, gol! Immagini nitide e mute, sfondo giallastro. Una stessa azione di gioco – parapiglia in area, un difensore respinge – è riproposta da tre prospettive diverse. Come gli highlight delle partite odierne, anzi: meglio. Perché questa è una storia di un secolo fa. Una storia di fantasmi, dicono. Fantasmi felici. Una storia vera.

Cacciatori di bobine

La pellicola ritrovata racconta la straordinaria e poco conosciuta avventura sportiva dell’estate del 1923. La tournée in Argentina e Uruguay della “imbattibile” squadra del Genoa, che aveva appena vinto il suo ottavo scudetto e nel torneo successivo si sarebbe confermata campione. Un gruppo di ragazzi, un suggestivo viaggio al di là dell’Atlantico – 19 giorni di navigazione a bordo del Principessa Mafalda – lungo la stessa rotta dei nostri emigranti. Alla scoperta di un calcio allora misterioso, che nelle stagioni successive avrebbe dominato il mondo. Quattro partite tra Buenos Aires e Montevideo: con due selezioni locali e le nazionali dei rispettivi Paesi, in un bagno di folla entusiasta. Perché tutto era così lontano, diverso, emozionante. Emozionante come il recupero di questo documento straordinario.

«La pellicola era finita in una cantina. Non aveva nemmeno il coperchio. Qualcuno ci aveva scritto sopra: “Immagini di Firenze”. Abbiamo provato a metterla su un proiettore. E siamo rimasti a bocca aperta». Mattia Agostinali con Sergio Omodei gestisce il cinema Mignon di Tirano, provincia di Sondrio: sala degli anni Trenta, la più vecchia della Valtellina. «Serendipità: scoprire qualcosa di importante e imprevisto, mentre si è a caccia di qualcosa d’altro». Cercavano vecchie bobine, curiosi e cocciuti come certi esploratori. Attraverso il passaparola sono finiti a casa di Sara Tentori: che forse ne aveva una, ereditata dal nonno Carlo. O almeno lei ricordava di averla vista una vita fa, impolverata su una mensola insieme a una collezione di macchine e lastre fotografiche antiche. Eccola. «Ci sono bastati 3-4 secondi per capire che non erano immagini di Firenze ma qualcosa di speciale. Come fantasmi che tornavano in vita. Che emozione».

Così lontani così vicini

La bobina è fissata col nitrato d’argento, Mattia sa che il 75 per cento di quegli oggetti è andato distrutto: quando la temperatura esterna supera i 45 gradi, va in autocombustione. Chiama un amico: Michele Manzolini lavora con la bolognese Home Movies (Archivio nazionale dei film di famiglia): la pellicola finisce nelle mani dei restauratori giusti, trattata come un’opera d’arte. Chiusura dei buchi, eliminate le macchie d’olio. Poi la scansione digitale e il recupero per mantenere i colori d’epoca: il tipico giallo dello sfondo, il blu dei cartelli di commento: Manzolini racconta di essersi scatenato in un arcobaleno di ricerche storiche. «Era piena di tagli, giunte: opera di professionisti, che nel 1924 l’avevano ceduta per la distribuzione nelle sale cinematografiche liguri». Perché allora i nostri “highlight” delle partite di calcio finivano sul grande schermo, naturalmente in muto – il sonoro è arrivato ufficialmente col Cantante di Jazz (1927) – pubblicizzate sui quotidiani come un normale film.

Fantasmi che tornano in vita. «Impressionante. Li senti così vicini, reali. E poi pensi che non ci sono più: quasi non ci credi. Quando abbiamo fatto vedere le immagini ad alcuni esperti, riconoscevano ciascuno dei campioni italiani. Scoprendo che questa o quella azione non si erano svolte così come le avevano raccontate i giornali dell’epoca». Il restauro è stato realizzato grazie al sostegno della Fondazione Genoa 1893 ETS, e la collaborazione col Museo nazionale dell’emigrazione italiana di Genova, diretto da Paolo Masini. Oggi il film è il gioiello della mostra 1923-2023, il Centenario della Tournée del Genoa in Sudamerica, ospitato nella sede del Museo della Storia del Genoa al Porto Antico, nel cuore del capoluogo ligure.

Cronache dal sud del mondo

Qualche anno fa, la storia di quel viaggio straordinario era diventata un quaderno (Il Genoa alla scoperta del calcio sudamericano) in cui Pierpaolo Viaggi aveva raccolto le cronache dei giornali argentini e italiani del secolo scorso. «In effetti scrivevano che il filmato era stato venduto per 2.400 lire al circuito cinematografico ligure: ma pensavo che in questi anni fosse andato perduto». Invece era lì, in una cantina della Valtellina. «La tournée fu un evento epocale. La maggior parte degli emigranti di Argentina e Uruguay era di origine genovese e ligure. Il Genoa, una squadra formidabile: rinforzata da Baloncieri del Torino, Romano della Reggiana, Moscardini della Lucchese». I rossoblù schieravano il centravanti Edoardo Catto, che con 96 reti è il bomber della storia genoana.

Il nipote Lorenzo, proprietario di una polleria dell’angiporto genovese, è rimasto sorpreso dal ritrovamento della pellicola: «Una storia infinita» sorride orgoglioso. Nei primi due incontri, con altrettante selezioni, arrivarono un successo e una sconfitta. Il pari (1-1) con l’Argentina. E la contestata sconfitta (1-2) con l’Uruguay, che l’anno seguente avrebbe vinto le Olimpiadi, per poi ripetersi nel 1928 e trionfare nel primo mondiale del 1930. «Vittoria più dell’arbitro che dei giocatori», recita polemicamente il cartello dell’epoca, che per qualche istante interrompe il filmato.

Sul Venerdì del 21 luglio 2023

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