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L’Indiana Jones sparito nella giungla

Percy Harrison Fawcett. Getty Images

 
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Nel 1925, l’archeologo Percival (Percy) Fawcett, svanendo nella giugla amazzonica, diventò una leggenda, e quel suo ultimo viaggio il più misterioso e pop dell’epoca: ne scrisse Peter Fleming (fratello dello Ian Fleming di James Bond), che era partito nel 1932 alla sua ricerca – vana, ed ennesima (13 in tutto finora). Percy, per esempio, ha prestato il cappello a Indiana Jones: un mitico Stetson (a cupola quello di Fawcett, il “Traveller” per Jones) del cappellaio londinese Herbert Johnson Ltd. L’elegante, in famiglia Fawcett, era in verità il padre Edward, aristocratico amico di baldorie del figlio della regina Vittoria, il principe di Galles – fu Edward il promotore dell’omonimo disegno per tessuti maschili. Ufficiale in India, Fawcett padre sposò una nobile scozzese, in tempo record dilapidò due fortune, la sua e quella della moglie, e morì. Percy invece era serio; studiò trigonometria, e fu assegnato, ufficiale dell’esercito inglese, a Ceylon. Dove si innamorò delle rovine, dei te…

Nel 1925, l’archeologo Percival (Percy) Fawcett, svanendo nella giugla amazzonica, diventò una leggenda, e quel suo ultimo viaggio il più misterioso e pop dell’epoca: ne scrisse Peter Fleming (fratello dello Ian Fleming di James Bond), che era partito nel 1932 alla sua ricerca – vana, ed ennesima (13 in tutto finora). Percy, per esempio, ha prestato il cappello a Indiana Jones: un mitico Stetson (a cupola quello di Fawcett, il “Traveller” per Jones) del cappellaio londinese Herbert Johnson Ltd. L’elegante, in famiglia Fawcett, era in verità il padre Edward, aristocratico amico di baldorie del figlio della regina Vittoria, il principe di Galles – fu Edward il promotore dell’omonimo disegno per tessuti maschili. Ufficiale in India, Fawcett padre sposò una nobile scozzese, in tempo record dilapidò due fortune, la sua e quella della moglie, e morì. Percy invece era serio; studiò trigonometria, e fu assegnato, ufficiale dell’esercito inglese, a Ceylon. Dove si innamorò delle rovine, dei tesori nascosti e dell’allegra e colta Nina, figlia di notaio – la famiglia di Percy decise che non era vergine, e i due si sposeranno dieci anni dopo, rincontrandosi a Londra. Qui, il presidente della Società Reale di Geografia, sita nella squisita Savile Row, incarica Percy, esperto di topografia, di fissare le frontiere tra Bolivia, Perù e Brasile: il caucciù è prezioso, e i confini indistinti. Dal 1906 al 1914, Percy può realizzare i suoi sogni d’avventura; racconterà che, nel 1908, nel risalire il Rio Verde nella foresta amazzonica, rischiò di scomparirvi perché, a corto di viveri, si era precipitato su un nido di vespe, e il miele fermentato piegò in due dai dolori tutta la spedizione. All’indomani della Grande Guerra (nella quale fu eroe volontario), Fawcett viene finanziato dal presidente della Bolivia perché ritrovi, nel cuore dell’Amazzonia, le vestigia di una civiltà perduta. Incoraggiato dal Manoscritto 512 della Biblioteca di Rio – relazione del 1743 di cercatori d’oro capitati al cospetto di una città antica e monumentale deserta – il 3 dicembre 1924 Percy parte col figlio Jack e un suo amico. Scompaiono, e diventano un mito. Fawcett ha ispirato nel 1943 un episodio del fumetto Tintin; nel 1979 Corto Maltese si avventura (sempre un po’ più in là) sulle tracce di un esploratore inglese, alla ricerca dei monumenti di una civiltà preincaica dispersi nella giungla. Il primo in assoluto era stato Arthur Conan Doyle, che fece tesoro delle conferenze di Percy nel romanzo Il Mondo perduto (1912): il suo avventuriero era invaso da collere omeriche. 11°30’ Sud e 42°30’ Est: Percy vi era diretto, e per tutti è lì, da un secolo.

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