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Patate prezzemolate: Van Gogh, maestro del tubero

Pentole e parole. Un tempo cibo oscuro, secondo Giorgio Manganelli le patate sono il vero capolavoro dell’artista. Alla faccia dei girasoli
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«Per favore, non parlatemi dei girasoli: bellissimi, si sa, ma usati con astuzia per coprire la furia infernale, l’estremità, l’intollerabilità, i silenzi mortali, l’altezza dell’eccesso di Van Gogh». Queste righe sono tratte da un breve pezzo di Giorgio Manganelli su Vincent van Gogh, da poco pubblicate, da Adelphi, insieme a molti altri testi più o meno occasionali dedicati all’arte (Emigrazioni oniriche, 348 pagine, 24 euro).

Manganelli scriveva di qualunque cosa, e nello specifico si dichiarava orgogliosamente non competente sulle arti figurative. Non era davvero così, naturalmente, ma il suo non sentirsi responsabile rispetto alla professione permette all’autore di fare, molto semplicemente, letteratura.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Ricetta: pasta con la lattuga. Non noiosa]]

È un Manganelli al suo meglio, che definisce le mostre «tribù di quadri» e che sostiene che allestire una pinacoteca «non è più sensato di far abitare tutti i Giuseppe in un solo quartiere di una c…

«Per favore, non parlatemi dei girasoli: bellissimi, si sa, ma usati con astuzia per coprire la furia infernale, l’estremità, l’intollerabilità, i silenzi mortali, l’altezza dell’eccesso di Van Gogh». Queste righe sono tratte da un breve pezzo di Giorgio Manganelli su Vincent van Gogh, da poco pubblicate, da Adelphi, insieme a molti altri testi più o meno occasionali dedicati all’arte (Emigrazioni oniriche, 348 pagine, 24 euro).

Manganelli scriveva di qualunque cosa, e nello specifico si dichiarava orgogliosamente non competente sulle arti figurative. Non era davvero così, naturalmente, ma il suo non sentirsi responsabile rispetto alla professione permette all’autore di fare, molto semplicemente, letteratura.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Ricetta: pasta con la lattuga. Non noiosa]]

È un Manganelli al suo meglio, che definisce le mostre «tribù di quadri» e che sostiene che allestire una pinacoteca «non è più sensato di far abitare tutti i Giuseppe in un solo quartiere di una città».

Nel caso che citavo all’inizio, insiste nel dimenticare i troppo visti e innocenti Girasoli, per affermare una volta per tutte che Van Gogh è il pittore delle patate. Il riferimento è al quadro noto come I mangiatori di patate, che Van Gogh dipinse a 32 anni e che è considerata la sua prima opera espressionista.

Ma se è consuetudine raccontare quel quadro per la sua scelta di rappresentare in un modo tutto nuovo la povertà, Manganelli ci vede molto altro: «Le patate sono tuberi ctonii, frutti che si nutrono di lunghe tenebre, cibi apparecchiati, allevati nel luogo della sepoltura. Le patate sono notte, profondità, cimitero, tomba, nero, nerità; e hanno la forma sgraziata e concentrica del mondo».

Le patate sono da sempre considerate un cibo oscuro e pericoloso: le popolazioni europee, in particolare quelle mediterranee, ne hanno diffidato per secoli, considerandole velenose.

Bastava in realtà cuocerle, e soprattutto non esitare a condirle in molti modi diversi: la patata non è solo contorno o cornice, ma un foglio o una tela bianca, da dipingere ogni volta come si vuole.

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