Principi senza prìncipi
di Vittorio LingiardiVittorio Emanuel di Savoia in un momento della docuserie Netflix Il Principe
Mai avrei pensato che Vittorio Emanuele di Savoia mi avrebbe inchiodato davanti allo schermo. La colpa è di Beatrice Borromeo Casiraghi (noblesse oblige) che con la docuserie Netflix Il Principe firma un saggio di antropologia italiana e un ritratto della mediocrità umana. E anche il racconto di un’esperienza traumatica che, tra rotocalchi e tribunali, bugie e rancori, fughe e colpi di scena, segna la vita di due famiglie. Il 17 agosto 1978 una comitiva di giovani dorati in vacanza in costa Smeralda decide di fare una gita fino all’isola di Cavallo, dimora corsa dei Savoia. Un piccolo fortunale impedisce il rientro, si dorme in rada.
Un battibecco da barca a barca tra gitanti italiani e residenti reali, spari, un proiettile nella co…
Mai avrei pensato che Vittorio Emanuele di Savoia mi avrebbe inchiodato davanti allo schermo. La colpa è di Beatrice Borromeo Casiraghi (noblesse oblige) che con la docuserie Netflix Il Principe firma un saggio di antropologia italiana e un ritratto della mediocrità umana. E anche il racconto di un’esperienza traumatica che, tra rotocalchi e tribunali, bugie e rancori, fughe e colpi di scena, segna la vita di due famiglie. Il 17 agosto 1978 una comitiva di giovani dorati in vacanza in costa Smeralda decide di fare una gita fino all’isola di Cavallo, dimora corsa dei Savoia. Un piccolo fortunale impedisce il rientro, si dorme in rada.
Un battibecco da barca a barca tra gitanti italiani e residenti reali, spari, un proiettile nella coscia di un ragazzo tedesco, Dirk Hamer, in gita col gruppo italiano. Spavento, grida, soccorsi. Dopo sei mesi il giovane muore e parte la lunga causa della famiglia Hamer nei confronti di Vittorio Emanuele che quella notte imbracciava una carabina. È la sorella Birgit, tenace come un’Antigone, a condurre la battaglia legale. Anziano e quasi amimico, il principe si racconta: l’infanzia senza amore materno, la fissa dei brogli elettorali nel referendum del 1946, l’identificazione con Luigi XVI, gli affari col conte Agusta e lo Scià di Persia.
Gli fa da controcanto la voce del figlio Emanuele Filiberto, novenne all’epoca dello sparo, che parla di sé in ritratti leziosi e dolenti di piccolo ex esiliato. Ritratti nobiliari antropotrash. In una delle notti passate in prigione, questa volta per l’inchiesta Vallettopoli del 2006, ripreso a sua insaputa dalle telecamere di sorveglianza, il principe confessa di aver fregato i giudici e mima la scena dello sparo. Mentre passano i titoli di coda penso alla precipitosa fuga del nonno Vittorio Emanuele III all’alba del 9 settembre 1943. Buon sangue (blu) non mente.
Sul Venerdì del 28 luglio 2023