Una sola certezza: moriremo italiani
di Michele SerraCaro Serra,
per coloro che sono nati tra gli anni Quaranta e Sessanta del secolo scorso e hanno sviluppato un modo di pensare e di vivere orientato politicamente a sinistra (mi ritrovo tra costoro), la vita non ha riservato, a parte eventuali gioie familiari e professionali, grandi soddisfazioni. Prima democristiana, poi berlusconiana, adesso meloniana, l’Italia ha attraversato vari decenni in mano a forze politiche antitetiche al modo di vedere la realtà di coloro che si collocano a sinistra. Neanche i brevi periodi nei quali la sinistra è stata al governo hanno prodotto i risultati sperati. È ormai subentrata la convinzione, direi la certezza, che gli italiani sono in maggioranza di destra; c’è solo da augurarsi che il vecchio slogan sul timore di morire democristiani non sia sostituito da quello di morire fascisti.
Calogero Barranco
Caro Barranco,
più che “di destra” (che sarebbe comunque il segno di una adesione a un campo politico e culturale), la maggioranz…
Caro Serra,
per coloro che sono nati tra gli anni Quaranta e Sessanta del secolo scorso e hanno sviluppato un modo di pensare e di vivere orientato politicamente a sinistra (mi ritrovo tra costoro), la vita non ha riservato, a parte eventuali gioie familiari e professionali, grandi soddisfazioni. Prima democristiana, poi berlusconiana, adesso meloniana, l’Italia ha attraversato vari decenni in mano a forze politiche antitetiche al modo di vedere la realtà di coloro che si collocano a sinistra. Neanche i brevi periodi nei quali la sinistra è stata al governo hanno prodotto i risultati sperati. È ormai subentrata la convinzione, direi la certezza, che gli italiani sono in maggioranza di destra; c’è solo da augurarsi che il vecchio slogan sul timore di morire democristiani non sia sostituito da quello di morire fascisti.
Calogero Barranco
Caro Barranco,
più che “di destra” (che sarebbe comunque il segno di una adesione a un campo politico e culturale), la maggioranza degli italiani mi sembra soprattutto indifferente, e ostile a quasi tutto ciò che implica una fatica ulteriore rispetto alla fatica di campare. Non so se questo concetto valga per altri popoli europei (i più facilmente apparentabili a noi per condizioni socio-economiche), sicuramente vale per noi. Si vota, in prevalenza, per chi dà meno fastidio, promette abbastanza e pretende poco: la Dc, in questo, fu maestra impareggiabile, anche se il suo modello paternalista e assistenzialista, oltre a inibire forse per sempre quel poco di orgoglio individuale di cui si disponeva in un Paese da sempre infeudato, ha sfasciato per l’eternità i nostri conti pubblici. Questo governo è sostenuto in modo acceso da una minoranza ideologica (i fascisti, se mi si consente la semplificazione), seguiti da un poderoso codazzo che non vuole rotture di scatole, spera che le tasse rimangano abbastanza facoltative, i migranti non disturbino, la politica non interferisca troppo nelle loro vite.
La sinistra invece è faticosa. Parla di cose stravaganti, come l’uguaglianza e la solidarietà, e per giunta è raramente all’altezza delle proprie buone intenzioni. È riuscita a governare quasi solo nella forma, rispettabile ma tutt’altro che popolare, della responsabilità istituzionale (Napolitano docet) e della interminabile emergenza. Non certo per le sue spinte riformiste, molto blande, o per la sua energia innovatrice. Se il quadro è questo, non dobbiamo lamentarci più di tanto. Ben dentro il corpo del Paese ci sono formidabili riserve di generosità e di civismo, direi inspiegabili se non attraverso il criterio del valore individuale. Il paradosso della sinistra italiana, in questo momento, è che può fare conto sugli individui e non sulle masse. In ogni modo, non siamo morti democristiani e non moriremo fascisti: la nostra sola certezza è che moriremo italiani.
Sul Venerdì del 28 luglio 2023