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Tutto esaurito: in Costiera solo posti in piedi

Turisti davanti al Duomo di Amalfi. Foto di Stefano Renna

 
Qui Amalfi traghetti strapieni. Traffico, code ovunque. Per fare fronte a un caos senza precedenti la soluzione pareva semplice: pulmini, da 18 posti ciascuno. Figurarsi...
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Amalfi. Sole da allerta viola, il mare amalfitano (non) brilla a due passi, oltre la fila di ombrelloni che valgono oro, 40 euro con due lettini per stare incollati in settima fila. Ma va peggio alla fermata in piazza: non c’è panchina, l’attesa acceca, e sul primo minibus diretto a Ravello è impossibile salire, già pieno. Umorismo dal fondo della coda, appena ricompare quello successivo: «Avanti, sennò svanisce il miraggio». I primi a salire sono cinque palestrati americani con rispettivi trolley, poi entra la coppia autoctona con pargolo di tre anni e il passeggino piegato a ombrello che rischia di travolgere il candido panama e la falda tesa Chanel di due francesi. Poi tocca a quattro spagnoli con zaino, due coppie toscane guadagnano lo spazio in fondo, seguono due pensionati col passo un po’ sgomento e una bruna studentessa, compaesana, che fa la cameriera part-time diretta a un grand hotel. E poi basta, posti già quasi esauriti: così, quando fa per spingere dal predellino un musi…

Amalfi. Sole da allerta viola, il mare amalfitano (non) brilla a due passi, oltre la fila di ombrelloni che valgono oro, 40 euro con due lettini per stare incollati in settima fila. Ma va peggio alla fermata in piazza: non c’è panchina, l’attesa acceca, e sul primo minibus diretto a Ravello è impossibile salire, già pieno. Umorismo dal fondo della coda, appena ricompare quello successivo: «Avanti, sennò svanisce il miraggio». I primi a salire sono cinque palestrati americani con rispettivi trolley, poi entra la coppia autoctona con pargolo di tre anni e il passeggino piegato a ombrello che rischia di travolgere il candido panama e la falda tesa Chanel di due francesi. Poi tocca a quattro spagnoli con zaino, due coppie toscane guadagnano lo spazio in fondo, seguono due pensionati col passo un po’ sgomento e una bruna studentessa, compaesana, che fa la cameriera part-time diretta a un grand hotel. E poi basta, posti già quasi esauriti: così, quando fa per spingere dal predellino un musicista quasi nascosto dal lucente sousafono, l’elemento più grande e allegro della banda che lo aspetta su in paese, la sequenza diventa pura commedia all’italiana. «Con questo coso, dovete salire?», fa il pensionato. E il musicista: «E che faccio, lo lascio ‘nterra Amalfi?». Di sedute libere – il mezzo è per complessivi 18 privilegiati – ne resta una soltanto, stretta in mezzo a due turisti. Inesorabilmente poco: insufficiente per maestro e strumento. Suonala dopo, Sam.

quanta pazienza

Domenica di picco, nell’estate da Apocalisse della Costiera Amalfitana. Un minibus all’avanguardia – troppo mini per le esigenze, necessario per i restringimenti lassù in collina – poteva davvero salvare l’estate sulle curve più sinuose del Sud Italia? Nuovo di zecca, lucente, persino condizionato il giusto. Peccato ci vogliano 35 minuti per vederlo materializzarsi e meno di dieci per saturarlo di viaggiatori esausti, mentre altri devono aspettare il prossimo. Lungo questi tornanti, funestati dal sequestro giudiziario della Statale 163 in seguito a un brutto incidente –purtroppo mortale per un bravo e giovane autista – ci sono voluti circa ottanta giorni di ingorgo e disagi per trovare una soluzione in Regione. E arrivare a ottenere quei piccoli vettori che ormai vanno a ruba sul mercato della pubblica amministrazione: introvabili, costo dell’operazione 8 milioni. Adesso quel pulmino è il bersaglio molto facile, e corto, su cui si infrangono i desideri di relax ed efficienza di un agosto da resettare. Dove i trasporti compressi e mutilati del pubblico, o quelli semplicemente abusivi degli imprenditori fai-da-te (perché lì dove resta tanta domanda inevasa arriva sempre un’offerta copiosa e clandestina) sono solo l’ultima emergenza di un disordine che viene da lontano.

Strade interrotte e intasate, zero manutenzione, poca sicurezza. Centinaia di turisti, ad ogni ora del giorno, in sosta in fila semi-indiana sul ciglio della strada, presso fermate senza tettoia né panchine, i piedi sfiorati da bus, auto, scooter, furgoni e mezzi di sicurezza. E poi: spazi di ogni tipologia trasformati in B&b, il profilo delle comunità stravolto, l’inadeguatezza di sindaci e categorie economiche nel porre un argine.

Equilibrio saltato

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Cronaca di un’immersione straniante. E anche di una gita impossibile verso il paradiso: se va bene, due ore e mezza per coprire 20 chilometri, da Positano a Ravello. Che diventano tre, se al cambio da fare ad Amalfi fai la fine del maestro con sousafono. Un itinerario tuttora da vertigine letteraria, beninteso : la Positano in cui soggiornò Stravinsky nell’antico mulino trasformato da un pescatore russo, dove anche Massine fu soggiogato e Nureev abitò l’isola I Galli, è una bolgia con porticciolo che collassa all’arrivo di traghetti e aliscafi. Così come è arduo risalire fino alla perla del festival della musica, la Ravello dove Wagner trovò, 143 anni fa, il suo Giardino di Klingsor e Lawrence scrisse parte del suo capolavoro, L’amante di Lady Chatterley. Si sosta lungo le tracce del mito: ma per arrivarci, niente standard europei, né comfort né certezze – a meno di non essere una star o un capitano d’industria.

«L’equilibrio è già saltato. Stiamo letteralmente distruggendo Positano e non c’è un’amministrazione pubblica e una rete di Comuni che si mostri consapevole dei prezzi che pagheremo». Vito Cinque è il patron di un hotel icona d’eccellenza nel mondo, l’esclusivo San Pietro. E non ha mai chiuso gli occhi rispetto al disastro che si consuma oltre le magnifiche suite. Tanto che da numero due di Confindustria Salerno ha fondato, con colleghi imprenditori, il Comitato monitoraggio flussi turistici, effettuato con sistema Blimp grazie a 200 sensori. «Senza allarmismi, ma con dati alla mano, si può dire che stiamo attraversando stagioni di grande rischio non solo per la sostenibilità dello sviluppo turistico di questi territori, ma per lo stravolgimento irrecuperabile delle nostre comunità», ragiona l’imprenditore, figlio del mitico Carlino.

Numeri da record, quelli rilevati dallo studio di Tim People Analytics per Confindustria Salerno, nella settimana campione 30 maggio-5 giugno 2022. Cinque ce li mostra: a Positano, sono tra i 17 e i 24 mila i visitatori giornalieri che arrivano via terra, mentre il traffico marittimo medio, sempre quotidiano, può toccare picchi di 15 mila passeggeri. In breve, sottolinea il presidente Vito: «Nella giornata campione del 2 giugno, le presenze uniche sono state 52 mila: e quest’estate abbiamo nettamente battuto la soglia. Possiamo immaginare cosa significhi? Sul molo e in strada forse c’è un solo bagno pubblico, il traffico veicolare è lento e pericoloso, quello pedonale può essere esposto a rischi. Nel mondo, il nostro brand-reputation è in calo. Perfino le bellezze naturalistiche, come quelle celebrate lungo il Sentiero degli dei, possono lasciare tragici ricordi: un’escursionista ventenne ci ha rimesso la vita di recente: sono 20 gli incidenti mortali, ma nessuno se ne fa carico, non esiste la sicurezza di quei luoghi».

Quanto ai trasporti via mare, su concessioni e accordi, è ancora in corso un’inchiesta che vede indagati alcuni armatori per una presunta vicenda di concessioni portuali date in cambio di crociere e mazzette. «Preoccupa anche la metamorfosi dei luoghi: Positano è destinata a non essere più né un paese, né una comunità: via il panettiere, il bottegaio, l’artigiano. Chiunque possa, acquista spazi che trasforma in case-vacanze. Complice una sostanziale impunità e insipienza del potere politico. E la cecità di chi, in Regione, addirittura ha previsto di abbassare la soglia minima di pernottamento: così, chi ha un buco in cui ospitare continua a spendere solo il 21 per cento di tasse, mentre gli albergatori ne versano il 55». Anche Amalfi è un enorme centro commerciale a strapiombo sul mare: «Dai 10 mila residenti invernali passiamo ai 400 mila turisti della bella stagione: che cosa potranno veramente assaporare dello spirito della Costiera?».

Non è meglio l’Albania?

Alessandro Angelino, che si occupa di charter nautico e gestisce circa 30 mini strutture turistiche, usa parole di lapidaria sintesi: «La Costiera amalfitana è carissima e offre pessimi servizi. Basterebbe partire da questo assunto. Noi cerchiamo di dare il massimo ma manca una strategia. Bisogna implementare prima che sia troppo tardi le vie del mare: ma serve una programmazione onesta, servono infrastrutture, servono porti e moli completamente da rifare». E tra non molto, continua Angelino, si dirà: perché tornarci? «La Grecia riserva ormai tantissimi servizi, la Spagna ha diversificato le offerte, in Albania ci sono posti stupendi, e il Montenegro sta crescendo».

Quanti Paesi schierati, però, per non raggiungere lo splendore di quel Duomo amalfitano che troneggia in cima a 57 gradini con il suo doppio colore, lo stile moresco e il mosaico in lucenti tessere veneziane. O per non eguagliare mai il fascino di una storia che oggi è disseminata di caos e clacson, ma appartiene (anche) a pagine di grande musica. Celebri musicisti e compositori innamorati di questi tornanti. Uno di loro, il direttore d’orchestra Leopold Stokowski, aveva spinto a una fuga – non si sa se d’amore o solo d’ozio – la divina Greta Garbo fino a Ravello. Lui aveva 55 anni, lei splendida in pantaloni e cravattino, 32. A Villa Cimbrone, ogni giorno, una guida sfiora il mistero del loro breve legame. Mentre a Villa Rufolo, con i concerti della Fondazione Ravello, anche nella splendida location notturna, si rievoca il fantasma di Wagner. È tregua dalla bolgia, ma basta sporgersi. Da qualche parte là sotto, un bus sta bloccando la Statale. O in centinaia aspettano un minibus da 18.

Sul Venerdì del 4 agosto 2023

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