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L’invasione degli ultraturisti

Turisti scattano foto su uno scoglio sul lago di Braies (Bolzano). Luigi Narici

 
Dj set in cima alle vette, ebike lanciate a tutta velocità, turisti in ciabatte e mucche arrabbiatissime. Erano un’oasi di silenzio, sembra di stare a Disneyland. Diario dalle vacanze
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Ortisei (Bolzano). Se anche degli animali miti come le mucche, qualche giorno fa, si sono imbizzarrite all’Alpe di Siusi per l’invadenza di una coppia di turisti con cane al seguito, costringendoli a una precipitosa ritirata, vuol dire che qualcosa, quassù, si è rotto per sempre. Se pure isolato, l’episodio infatti dice molto. Dice, in particolare, di quanto ormai la montagna del Trentino-Alto Adige sia diventata l’ambitissima meta di un turismo fuori controllo. Sia per numeri sia per usi&costumi. Al punto che non ci si chiede più, come un tempo, se sia il caso di chiudere i passi dolomitici alle auto: oggi si ipotizza di imporre il numero chiuso ai turisti in tutte le valli.

Brillantini e passeggini

Scena numero uno. Che differenza c’è tra un affollato sabato pomeriggio in via del Corso…

Ortisei (Bolzano). Se anche degli animali miti come le mucche, qualche giorno fa, si sono imbizzarrite all’Alpe di Siusi per l’invadenza di una coppia di turisti con cane al seguito, costringendoli a una precipitosa ritirata, vuol dire che qualcosa, quassù, si è rotto per sempre. Se pure isolato, l’episodio infatti dice molto. Dice, in particolare, di quanto ormai la montagna del Trentino-Alto Adige sia diventata l’ambitissima meta di un turismo fuori controllo. Sia per numeri sia per usi&costumi. Al punto che non ci si chiede più, come un tempo, se sia il caso di chiudere i passi dolomitici alle auto: oggi si ipotizza di imporre il numero chiuso ai turisti in tutte le valli.

Brillantini e passeggini

Scena numero uno. Che differenza c’è tra un affollato sabato pomeriggio in via del Corso a Roma e il sentiero che conduce alle Tre Cime di Lavaredo in un’assolata giornata di luglio? Moltissima. Oppure nessuna. Dipende dall’ora. «Dìa retta, se vuole godersi lo spettacolo ci vada all’alba, dopo invece...», dice il proprietario di un albergo di San Candido, ma quell’invece, data la levataccia nel cuore della notte e vista l’ora alla guida in direzione Tre Cime, vola via nell’aria freschissima.

Nell’oscurità il parcheggio Auronzo è semideserto. Così, torcia alla mano per spezzare il buio pesto, eccoci imboccare il sentiero che porta al rifugio Locatelli, di fronte alle Tre Cime di Lavaredo. Presenze umane quasi zero: due scalatori australiani venuti apposta da Sydney e una coppia di tedeschi che, a giudicare dall’attrezzatura, devono aver scalato cime molto impegnative. Lo spettacolo al Locatelli, con l’alba che colora di rosa le montagne, rende giustizia del sacrificio fatto per salire. Nella pace e nel silenzio si percepisce il movimento dei pochi inquilini del rifugio che pian piano si stanno svegliando. Un’ora di contemplazione, poi si prende la via del ritorno. E – d’improvviso – il senso di quell’invece pronunciato dall’albergatore si fa chiaro. Un lungo, rumoroso serpentone si snoda in direzione opposta: passeggini, cani al guinzaglio, adolescenti tutt’altro che felici di essere tra i monti, nuclei familiari che si scompongono e si ricompongono nella calca, improbabili sneakers con brillantini, qualche tuta, radio che sparano musica latinoamericana. E selfie, selfie, selfie. La cui realizzazione costringe la fila a un continuo dài e vai. Si procede così fino al parcheggio. A quel punto talmente congestionato che i vigili ne bloccano l’accesso. Qualcuno in auto si attacca al clacson. I rocciatori australiani assistono increduli.

Sempre più su, sempre di più

Dal 2020, la prima estate post Covid, il numero di turisti che scelgono di visitare le Dolomiti è in costante aumento. Se l’estate 2023 si prospetta da record per tutta Italia, è il Trentino-Alto Adige la regione maggiormente presa d’assalto: 52,6 milioni di presenze previste nel 2023, con 12,1 milioni di arrivi. Un +15,4 per cento rispetto al 2022 che la colloca ben al di sopra dell’11,2 della media nazionale.

I numeri non dicono quanto anche su Facebook i gruppi dedicati alle Dolomiti negli ultimi anni si siano moltiplicati. Tanti affrontano la montagna per la prima volta e si tuffano nei social chiedendo consigli su attrezzatura, destinazioni, percorsi. Su Instagram, nella classifica degli specchi d’acqua italiani più postati, tre su dieci (Garda, Braies e Carezza) sono in Trentino -Alto Adige. Mentre la stampa straniera dedica articoli a ripetizione alle meraviglie della zona. One of the most scenic mountain ranges on Earth, scriveva entusiasta poche settimane fa il New York Times.

Ciabatte e mountain bike

Scena numero due. Lasciate la A22 all’altezza di una qualsiasi uscita dell’area Egna-Ora, Chiusa-Klausen, Bressanone-Brixen. Luoghi che per decenni hanno evocato pace al solo nominarli, oggi vi appariranno poco meno affollati dei caselli dell’Adriatica. Una volta a destinazione, li vedrete: frotte di turisti provenienti dai Paesi asiatici, con la mascherina sul volto, intruppati sul corso di Ortisei per la passeggiata serale. Molti hanno trascorso la mattinata in qualche valle più in là, a manovrare droni sulle acque verdi del lago di Carezza. Donne in burkini si bagnano nelle acque del Dolaondes, la piscina di Canazei, cuore della Val di Fassa. Americani in ciabatte scattano selfie sotto il Sassolungo mentre i tedeschi scendono come razzi dai sentieri destinati alle mountain bike: sono spuntati in gran numero, questi percorsi, costringendo i carabinieri a istituire speciali pattuglie (anch’esse in mountainbike). E naturalmente ecco noi italiani, armati di cellulare e bastone per i selfie in ogni angolo, con una preferenza marcata per i luoghi immortalati nelle serie tv: Black out-Vite sospese, Curon e, su tutte, Un passo dal cielo.

Sotto le stelle (dei ristoranti)

Va bene così? O no? Sta di fatto che oggi l’obiettivo perseguito con tenacia dalle politiche turistiche degli ultimi decenni è stato centrato: portare tutti, ma tutti tutti, fin quassù. Impianti di risalita aperti anche d’estate, parchi giochi in quota, dj set con vista cime, concerti accanto alle trincee della Prima guerra mondiale. E poi rifugi trasformati in ristoranti stellati con servizio di pick up su fuoristrada, strutture extralusso con proposte che vanno dal bagno di fieno alla Jacuzzi sotto le stelle. Il risultato è rischiare di rovinare quel delicatissimo ambiente che si voleva promuovere.

Le guide alpine lo ripetono da anni: si corre verso il disastro. «La montagna sta diventando un Lunapark in cui approdare senza pagare il gettone. Oggi molti partono senza avere consultato le cartine o il meteo, basandosi sui consigli degli influencer. Mettendo a rischio la propria vita e quella dei soccorritori» ha detto qualche giorno fa al quotidiano Il Dolomiti Fabio Bristot, del Corpo nazionale del Soccorso Alpino. «Uno degli errori più grandi è stato quello di richiedere il riconoscimento Unesco», riflette Michil Costa, proprietario dello storico hotel La Perla di Corvara e di altre strutture. Costa non è propriamente un eremita. Con i suoi duecento dipendenti, gestisce una vera macchina del turismo ed è presidente della Maratona delle Dolomiti, l’evento più spettacolare della Val Badia, che d’estate porta in cima ai passi novemila ciclisti da tutto il mondo, quelli che sono riusciti ad accaparrarsi gli ambitissimi pettorali (trentamila le richieste in media). Ma è cresciuto nelle valli, e vede bene che cosa sta succedendo. FuTurismo. Un accorato appello contro la monocultura turistica è il titolo del libro dove illustra le campagne che promuove a ripetizione: chiusura dei Passi dolomitici, attenzione alle colture locali. «C’è troppa gente che arriva solo per un selfie in uno di quelli che chiamiamo hotspot, le località più famose. Uno scatto a Braies e poi via, verso il prossimo selfie a Venezia e a Firenze. Fra dieci anni saremo invasi da asiatici ricchi che non sapranno distinguere il Sassolungo dal Cervino. Non è il modello a cui dovremmo aspirare: io penso al turismo lento che il Buthan sta imponendo a chi vuole andare lì. Ma anche a Montecristo, con il suo numero chiuso».

L’arrivo in zona dei capitali russi, nella persona di Vladislav Doronin – proprietario e amministratore delegato degli hotel di lusso Aman, noto anche per essere stato il fidanzato di Naomi Campbell – preoccupa non poco. Ammaliato dalla bellezza della Val Badia, ha firmato una partnership con lo storico hotel Rosa Alpina di San Cassiano. Primo effetto, da mesi l’albergo è chiuso. Promette di riaprire i battenti per la stagione invernale 2024-25, con una formula ancora più esclusiva (è già un cinque stelle): l’ennesima tappa per i globetrotter del lusso estremo?

Pagare, prenotare, chiudere

«Vogliamo un turismo di qualità» assicura l’assessore provinciale al Turismo Arnold Schuler. L’Alto Adige punta sul numero chiuso. Posti letto contingentati, limiti rigorosi ai B&b. «I controlli non ci preoccupano. Una volta fissati i limiti, sappiamo quanta gente c’è grazie al pagamento della tassa di soggiorno». La cosa non è piaciuta a tutti. «Alcuni albergatori ci hanno criticato ma capiranno che è anche nel loro interesse». E non si tratta solo di non intasare i sentieri. Per usare le parole dell’assessore al Turismo della Provincia di Trento, Roberto Failoni, «l’emergenza è legata anche alle ricadute sui cittadini. Più rifiuti, più traffico, mercato immobiliare alle stelle. Un generale calo della qualità della vita». E l’assessore alla Mobilità di Bolzano, Stefano Fattor, aggiunge: «Il successo rischia di trasformarsi in una bomba sociale».

Alcune località si muovono per conto proprio. Al lago di Molveno l’estate 2023 è dedicata alla raccolta dati: si contano gli accessi, per limitarli in futuro. Al lago di Braies l’hanno già fatto: dopo il boom di visitatori legato a Un passo dal cielo, per accedere è obbligatorio prenotarsi. Non è così invece a Carezza, ma chi vuole avvicinarsi allo specchio d’acqua è costretto a pagare le (salatissime) tariffe dei parcheggi. Nei pressi della chiesetta di San Giovanni in Ranui, ai piedi delle Odle, una delle più fotografate delle Dolomiti, vige da tempo il divieto di fare volare i droni. E il proprietario del terreno ha installato una sorta di tornello. Chi vuole avvicinarsi deve aprire il portafogli. È questo il futuro delle Dolomiti?

Sul Venerdì del 4 agosto 2023

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