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Il lago di Como è sold out

Bellagio, Como, turisti sbarcano da un traghetto. Foto di Flavio Lo Scalzo

 
Dal divo Clooney ai Ferragnez alle truppe sandalate. I paesaggi «nobili e deliziosi» di stendhaliana memoria sono presi d’assalto. E c’è chi fugge. A Milano
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Como. Ovviamente gli happy few, i riccastri, non li percepisci a occhio nudo: scivolano in water-taxi e vanno a nascondersi nei villoni piscinati dove una settimana di vacanza costa l’equivalente di mezzo stipendio italiano medio annuo. Minimo. Tutti gli altri è invece impossibile non vederli. Giacché si spostano in battaglioni, reggimenti, divisioni, corpi d’armata. Sono le truppe sandalate dell’Overtourism. Traduci: l’Ultraturismo globale che con i suoi numeri, le sue ciclopiche transumanze ha ormai reso anacronistica la stessa nozione novecentesca di “massa”. È qualcosa di più, un fenomeno alluvionale del quale si fa fatica a prendere le misure. Figuriamoci le contromisure.

Se le cosiddette “città d’arte” hanno bene o male sviluppato una …

Como. Ovviamente gli happy few, i riccastri, non li percepisci a occhio nudo: scivolano in water-taxi e vanno a nascondersi nei villoni piscinati dove una settimana di vacanza costa l’equivalente di mezzo stipendio italiano medio annuo. Minimo. Tutti gli altri è invece impossibile non vederli. Giacché si spostano in battaglioni, reggimenti, divisioni, corpi d’armata. Sono le truppe sandalate dell’Overtourism. Traduci: l’Ultraturismo globale che con i suoi numeri, le sue ciclopiche transumanze ha ormai reso anacronistica la stessa nozione novecentesca di “massa”. È qualcosa di più, un fenomeno alluvionale del quale si fa fatica a prendere le misure. Figuriamoci le contromisure.

Se le cosiddette “città d’arte” hanno bene o male sviluppato una muscolatura adeguata per provare a conviverci, gli Ultraturisti precipitano invece ogni estate i piccoli territori come il Lago di Como sull’orlo dell’emergenza. Vuoi a un passo dalla distopia. Chi vive di turismo gongola. Ma chi campa d’altro tende ad incazzarsi. E così giù polemiche su circolazione, trasporti, parcheggi, airbnbizzazione impatti ambientali, razionalizzazione dei flussi, numero chiuso sì o no? That is the question. Negli ultimi anni, sulle soavi sponde del Lario l’Overtourism ha provocato una specie di “venezizzazione”: a piazza San Marco, Rialto, Murano o Burano sostituite posti come Bellagio, Varenna, Villa Carlotta-Tremezzo, Balbianello, e la visione d’insieme sarà all’incirca la stessa. Se non apocalittica, diciamo parecchio minacciosa.

Resistenti a tutto

Osservandoli incolonnati in code dantesche sotto il sole all’imbarcadero di Como, o ammucchiati sul trenino che collega con Milano e che ogni giorno ne scarica a centinaia nella stazioncina di San Giovanni, ti chiedi se si appartenga ancora tutti alla medesima specie o se gli Ultraturisti non costituiscano ormai un’umanità in qualche modo superiore, più evoluta e forte, indeformabile, resistente alle asperità del surriscaldamento, dell’inflazione, delle attese, ritardi, cancellazioni, sudori, afrori, cagnara. Un’umanità che gli appetiti del loisir rendono mirabilmente stoica, immune alla collera, agli attacchi di panico, agli agguati della claustro come dell’agorafobia. Ma soprattutto un’umanità impressionante per organizzazione: zero scaramantico, l’Ultraturista premedita, prenota, pianifica e paga i propri – durissimi – ozi con mesi, talvolta anni d’anticipo.

«Paesaggi sublimi e deliziosi» dove «tutto è nobile e tenero, tutto parla d’amore, niente richiama le brutture della civiltà» scriveva Stendhal del Lago di Como quasi due secoli orsono. Ma molto, troppo tempo sembra passato anche da quando, nel 2002, George Clooney rilanciò la popolarità del Lario comprando da quei piccoli fiammiferai degli Heinz, i magnati mondiali del ketchup, la Villa l’Oleandra, in località Laglio. Antichi bardi, poeti omerici tramandano ancora come all’inizio non fosse raro avvistare il divo aggirarsi nei paraggi a piedi o in sella a una delle sue innumerevoli Harley. Qualcuno sostiene perfino di averlo toccato. Leggende che si perdono nella notte ancestrale del mito. Lasciandosi dietro tanta, ma tanta nostalgia.

Se non altro perché da un bel pezzo il buon George (un galantuomo sinceramente affezionato a queste rive) non è più un ambitissimo single: ormai tiene famiglia e – pure a causa della crescente pressione dei fans – i suoi soggiorni lacustri si son fatti sempre più discreti, blindati dentro una privacy che confina con l’esoterismo. Quest’estate verrà? Non verrà? È già qui o no? – si palpita, ci si interroga nei mitrei del Vip-watching. La presenza di Clooney sul Lario è diventata materia da ars divinatoria, da aruspici che cercano di indovinarne le prove scrutando tra arcani segnali: Come mai quell’anomalo andirivieni di auto coi vetri oscurati all’ingresso della villa? E il motoscafo attraccato al pontile? E quelle persiane sul retro solitamente chiuse, ma ora aperte… Perché? Significa che è arrivato o saranno solo manovre diversive? È vero o no che da quando ha acquistato una magione nel sud della Francia, questa l’affitta e qui viene sempre meno? Domande laceranti, spesso destinate a rimanere drammaticamente prive di risposta.

Però sursum corda, non buttiamoci giù, ché quella in corso verrà ricordata da selfisti, youtubers e instagramers come l’estate di un passaggio a suo modo epocale, come l’estate in cui l’ultraventennale “vippocrazia” di King George dovrà raccogliere la sfida lanciata dai Ferragnez, i quali sono andati a posizionarsi in una villa di Pognana Lario, quasi di fronte a quella di Clooney, ma su opposta sponda. Comunicazione di servizio ad uso di chi negli ultimi anni sia rimasto ibernato: Ferragnez – riferisce la Treccani – è «neologismo, parola-macedonia che vede la fusione del cognome dell’influencer Chiara Ferragni e del rapper Fedez». Si sono uniti in matrimonio nel 2018. Attualmente hanno due figli.

I libri di Storia diranno se, sul borsino del gossip, il duo riuscirà o meno a scalfire l’egemonia clooniana, terremotando le cronache mondane come Scott e Zelda Fitzgerald sulla Costa Azzurra degli anni Venti. C’è chi è disposto a scommetterci. Altri ne dubitano. La maggioranza dei residenti se ne frega. In qualche caso cercando disperate vie di fuga davanti all’offensiva degli Ultraturisti. Tipo quel tale che giorni fa mi ha raccontato: «Appena Loro invadono, io dal lago me la svigno. Ho un appartamento a Milano. Mi ci barrico con condizionatore, Netflix, provviste. E ne riemergo a settembre, quando Loro cominciano a ritirarsi».

Magari non tanto abbronzata, ma l’importante è salvare la pellaccia.

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