Antonina senza giustizia
di Carlo Lucarelli, Carlo LucarelliAntonella si sfila gli occhiali e si scioglie i capelli, poi si accorge di essere ripresa e cerca di ricomporsi, sorridendo, imbarazzata. È un vecchio video in bianco e nero, un Super 8 di quelli che si fanno in famiglia e poi restano ricordi, e in questo la prof induce una spontanea, tenera e gentile simpatia.
Insegna Statistica applicata alla medicina all’università di Catania. Ha poco più di quarant’anni, un marito e un figlio. In casa e gli amici la chiamano Antonina.
Il 4 dicembre del 1993, Antonina viene uccisa con 26 coltellate mentre si trovava seduta su divano del suo appartamento in via Rosso di San Secondo, a Catania, davanti alla televisione accesa.
La trova il marito che rientra a casa dal lavoro alle 23 e 30, riversa sul pavimento in un lago di sangue, massacrata in quel modo, con estrema violenza, da una lama lunga più di 9 centimetri. Il colpo mortale le ha reciso la carotide.
Un “giallo”, con tutte le caratteristiche di un buon romanzo del mistero.
L’ora del delitto, …
Antonella si sfila gli occhiali e si scioglie i capelli, poi si accorge di essere ripresa e cerca di ricomporsi, sorridendo, imbarazzata. È un vecchio video in bianco e nero, un Super 8 di quelli che si fanno in famiglia e poi restano ricordi, e in questo la prof induce una spontanea, tenera e gentile simpatia.
Insegna Statistica applicata alla medicina all’università di Catania. Ha poco più di quarant’anni, un marito e un figlio. In casa e gli amici la chiamano Antonina.
Il 4 dicembre del 1993, Antonina viene uccisa con 26 coltellate mentre si trovava seduta su divano del suo appartamento in via Rosso di San Secondo, a Catania, davanti alla televisione accesa.
La trova il marito che rientra a casa dal lavoro alle 23 e 30, riversa sul pavimento in un lago di sangue, massacrata in quel modo, con estrema violenza, da una lama lunga più di 9 centimetri. Il colpo mortale le ha reciso la carotide.
Un “giallo”, con tutte le caratteristiche di un buon romanzo del mistero.
L’ora del delitto, importante per la verifica dei vari alibi, compresa tra le 21 e 45, quando il figlio della prof citofona per dire che resta fuori con gli amici, e il ritorno del marito, ma che non si riesce a determinare.
Quell’arma micidiale, che suggerisce premeditazione, come anche i tentativi di depistaggio: impronte di scarpa numero 36 impresse nel sangue, ma solo della sinistra e così piatte che sembrano proprio stampate apposta.
La porta dell’appartamento aperta e richiusa e lei, Antonina, tranquillamente seduta sul divano in vestaglia con una persona che probabilmente conosceva bene.
Una scritta che sembra tracciata col sangue sulla stoffa del divano e che potrebbe indicare il nome di chi l’ha uccisa.
Una serie di sospetti tra cui il marito, un domestico e un’altra donna, completamente scagionati in seguito ad indagini e processi.
Un giallo irrisolto, un cold case, va bene, di quelli che ci tengono attaccati alla trama, ma se usciamo dalla logica del romanzo, per cui il personaggio più importante è l’assassino, ci resta lei, la prof, Antonella, che chiamavano Antonina.
Quella che sorride, teneramente imbarazzata, scuotendo i capelli davanti al super 8 di famiglia.
Io l’ho visto, quel video e per quanto abbia visto anche tutto il resto e ovviamente vorrei sapere chi l’ha ammazzata e che sia fatta giustizia, Antonina resta quella lì, e quando me la ricordo un po’ sorrido.
Questa storia è la sua.