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Buoni consigli contro gli haters

(Illustrazione di Gipi)

 
2 minuti di lettura

Gentile Michele Serra, sono felicemente privo di account social, e ovviamente meno visibile di lei. Ma una bufala maldicente può toccare chiunque. Per questo non concordo con la conclusione della sua Amaca in cui dice di non voler querelare chi ha diffuso una sciocchezza su di lei. Penso invece che tutte le vittime di questo tipo di azione dovrebbero querelare, costituendo un fondo (di cui lei stesso potrebbe farsi promotore) da usarsi per finalità sociali. Dai social al sociale, pensi che bello! Non servirà a porre termine a questi atti, perché la stupidità umana non si estirpa, ma potrebbe quanto meno diventare un deterrente. Il fatto che almeno qualcuno paghi per la propria sconsideratezza potrebbe dissuadere altri dal farlo. Anche questa è una finalità sociale.

Pier Marco Bertinetto

Gentile Michele Serra, sono felicemente privo di account social, e ovviamente meno visibile di lei. Ma una bufala maldicente può toccare chiunque. Per questo non concordo con la conclusione della sua Amaca in cui dice di non voler querelare chi ha diffuso una sciocchezza su di lei. Penso invece che tutte le vittime di questo tipo di azione dovrebbero querelare, costituendo un fondo (di cui lei stesso potrebbe farsi promotore) da usarsi per finalità sociali. Dai social al sociale, pensi che bello! Non servirà a porre termine a questi atti, perché la stupidità umana non si estirpa, ma potrebbe quanto meno diventare un deterrente. Il fatto che almeno qualcuno paghi per la propria sconsideratezza potrebbe dissuadere altri dal farlo. Anche questa è una finalità sociale.

Pier Marco Bertinetto

Caro Serra, di non luogo in non luogo siamo arrivati all’internet ed ai social, che sono il non luogo per eccellenza. Probabilmente ha ragione lei: non solo ci rendono peggiori (i social), ci rendono non persone.

Gian Luca Scagliotti

Ciao Michele, rispondo alla richiesta di consiglio della tua Amaca odierna (sulla diffamazione via social, ndr). Non sprecare, per quel tizio, nemmeno una riga. Per usare

un tecnicismo: vada a farsi fottere.

Roberto

Caro Serra, mi pare che lei abbia risposto con la sua Amaca a quel tizio inventore di tale sciocchezza. Chi conosce Michele Serra, di persona o tramite i suoi scritti, sa che un pensiero simile gli è completamente alieno. A casa mia si diceva e si dice che i ragli degli asini non arrivano al cielo.

Irma Siani

In un’Amaca di qualche giorno fa avevo chiesto consiglio ai lettori: reagire ai falsi e agli insulti sui social, dando loro immeritato rilievo, oppure ignorarli? E se li si ignora, non è una specie di “via libera” alla facoltà di mentire liberamente, e di aggredire le persone senza alcuna pezza d’appoggio che faccia assomigliare a un ragionamento il flusso emotivo delle parole? Non ho risposte certe.

Mi sono messo al riparo come individuo – con una scelta discutibile, ma salvifica – disertando quel luogo, anche se ho buoni amici che mi fanno da vedetta e mi avvertono quando qualcuno passa il segno. Ma il problema non è personale, è sociale. La quantità e la velocità delle parole avvelenate (perché false, o perché cariche di odio, spesso per entrambe le cose) che circolano in quell’immenso flusso comunicativo, mette paura. È vero che i bugiardi e i fanatici, o più banalmente gli irresponsabili che non conoscono il peso delle parole, sono sempre esistiti: ma non hanno mai impugnato un’arma così devastante. La fola social è come un’infezione che ha modo di strutturarsi e di espandersi in un corpo immenso. Una puntura di zanzara che si trasforma in metastasi. Certo, puoi schiacciare la zanzara con un ceffone (una su mille non ce la fa), ma è come fermare il fiume con un pettine.

Ogni volta che qualcuno decide di rendere pubbliche le parole dei suoi haters, o di querelarli, penso: ha fatto bene, magari qualcuno dei querelati, o dei pubblicati, troverà il modo di riflettere (di solito si affrettano a scusarsi, e a cancellare le loro porcherie). Ma penso anche: ha fatto male, ha dato troppa importanza a dei frustrati… Per altro, soccorrere i frustrati e i deboli sarebbe cosa meritoria. La pedagogia dovrebbe essere la prima di tutte le discipline. E dunque: non rispondere, non reagire, non confrontarsi, è come rinunciare a qualunque speranza sui nostri simili. Abbandonarli a loro stessi.

Faccenda complicata, ripeto. Molto complicata. Bella l’ipotesi del lettore Bertinetto: si querela e si usa il ricavato per finalità sociali (per esempio: insegnare l’italiano a chi digita senza conoscerlo). Ma bella anche l’ipotesi del lettore Roberto, non eufemistica e dunque assai chiara.

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