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La non-assenza del marito

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Il suo pezzo Come d’aria, un segreto fra donne (sul Venerdì del 21 luglio) ha tutta la deludente apparenza di un prodotto di vetero femminismo d’antan, un femminismo fine Ottocento, per dire. Lei dice di essere stata “obbligata da una cara amica” a leggere quel libro. Io non sono stato obbligato da nessuno: tre mesi fa ho voluto leggere quel libro, ne ho apprezzato lo stile e l’aspra bellezza. Ho soprattutto condiviso, soffrendone io stesso, la crudele, disperata sofferenza dell’autrice, ammalata da morire, rimanendone ammirato, e di Daria, la figlia disabile, oggi diciottenne. Un grave difetto del libro è la totale, voluta dimenticanza da parte dell’autrice, anche solo per breve accenno, dell’uomo, marito della d’Adamo e padre di Daria. Ora sappiamo che quell’uomo esiste, si chiama Alfredo Favi: ha ritirato in vece della moglie deceduta il Premio Strega. Ora può darsi, cosa che non credo, che il signor Favi spendesse tutto il suo tempo al bar giocando al biliardo, dimentico che in ca…

Il suo pezzo Come d’aria, un segreto fra donne (sul Venerdì del 21 luglio) ha tutta la deludente apparenza di un prodotto di vetero femminismo d’antan, un femminismo fine Ottocento, per dire. Lei dice di essere stata “obbligata da una cara amica” a leggere quel libro. Io non sono stato obbligato da nessuno: tre mesi fa ho voluto leggere quel libro, ne ho apprezzato lo stile e l’aspra bellezza. Ho soprattutto condiviso, soffrendone io stesso, la crudele, disperata sofferenza dell’autrice, ammalata da morire, rimanendone ammirato, e di Daria, la figlia disabile, oggi diciottenne. Un grave difetto del libro è la totale, voluta dimenticanza da parte dell’autrice, anche solo per breve accenno, dell’uomo, marito della d’Adamo e padre di Daria. Ora sappiamo che quell’uomo esiste, si chiama Alfredo Favi: ha ritirato in vece della moglie deceduta il Premio Strega. Ora può darsi, cosa che non credo, che il signor Favi spendesse tutto il suo tempo al bar giocando al biliardo, dimentico che in casa si svolgesse ora per ora la crudele tragedia madre-figlia che il libro racconta. Se non è così, l’aver escluso nel racconto ogni accenno a quell’uomo che ha sicuramente sofferto e sopportato (e anche oggi soffre e sopporta!) il peso di quella tragedia, mi pare un’offesa ed anche un sopruso; quasi la rivalsa di una moglie, molto sofferente e molto incattivita. Questo oggi mi fa pensare a un vetero femminismo cattivo che dice «L’uomo non soffre le tragedie di casa e di quelle se ne frega!» È questo il vostro messaggio, care signore? Le quali il libro “se lo passano, se lo regalano, come fosse un segreto da comunicare. Agli uomini no, non credo verrebbe in mente di regalarlo”. Io quel libro l’ho regalato a amici e amiche, senza per altro “obbligarli a leggere”. E tutti ne sono rimasti colpiti in fondo al cuore! E ora cara Aspesi, non dica che io sono una eccezione che conferma la regola, per favore!

Francesco De Martini

Ho a lungo pensato alla sua lettera perché, una volta eliminate le arrabbiate sciocchezzuole, mi restava il non capire le ragioni nel definire “incattivita” la signora Ada d’Adamo, morta pochi mesi prima di un tumore, e vincitrice del Premio Strega, col suo magnifico, desolato Come d’aria. “Un grave difetto del libro è la totale, voluta dimenticanza da parte dell’autrice, solo anche per breve accenno, dell’uomo, marito della d’Adamo e padre di Daria… mi pare un’offesa e anche un sopruso, quasi la rivalsa di una moglie molto sofferente e molto incattivita”. Il suo risentimento verso il mio presunto (bastava che leggesse una riga in più per capirne il senso) vetero femminismo d’antan (o mette vetero o d’antan), nasce quando lei tre mesi prima si compra il libro, pieno di bellezza e dolore, e resta stupito dal protagonista, che non c’è. È il solo, per lei, grande, offeso del libro, come se mancasse il principale soggetto: la mancanza che l’offende, infine la delude, perdoni la crudeltà, davvero: anche lei si è visto, ferito, in quell’assenza? Abbiamo delle intuizioni: alla giornalista Raffaella De Santis, tempo prima del premio, è lui, Alfredo Favi, a dirle della moglie in una bella intervista: «L’ho fatta soffrire tanto!».

Forse le è sfuggita la pagina 64 del libro dove lui le impone di abortire, per non rovinare i suoi rapporti difficili con la ex moglie e i figli, e il di lei dolore per quel bambino rifiutato, un anno prima che aspettasse Daria. Nasce Daria, la tragedia è avvenuta, la coppia si separa, durante la pandemia tornano insieme e lui in un baleno decide di sposarla, lei ormai molto malata. Ecco, vede come possa essere più generoso un uomo che anziché giudicarci tutti pasticcioni e vetero cattivi, la sua donna non l’ha lasciata sola, si è preso davanti a lei il futuro della bambina che non sarà mai donna e l’ha rassicurata. Lui ci sarà, non la lascerà mai sola. Come la sua storia che in Come d’aria, della piccola casa editrice Elliot, sta volando nelle vendite.

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