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Quando la frutta era peccato mortale

Per secoli si è ritenuto che mele, pere e compagnia facessero male. Tanto da uccidere. Anche un pontefice
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Paolo II è stato papa della Chiesa Cattolica per poco più di 6 anni a metà del XV secolo, ed è ricordato per pochi motivi: amava molto organizzare carnevali e altre feste vagamente pagane e detestava con una certa convinzione ogni forma culturale, in particolare l’umanesimo. La ragione principale, se non l’unica, per cui viene di tanto in tanto ricordato è che, secondo varie cronache, sarebbe morto per un’indigestione di meloni.

Era anche piuttosto giovane (morì a soli 54 anni) e si dice fosse in ottima salute. Però una sera d’estate, chiuso nei suoi appartamenti, certamente solo e col favore delle tenebre, decise di mangiare, per cena, tre meloni interi. Alcune cronache dicono che i meloni erano solo due, ma voluminosi, altri ancora ritengono che sia stato avvelenato: non sapremo mai la verità e direi che stiamo tutti abbastanza bene lo stesso.

Paolo II è stato papa della Chiesa Cattolica per poco più di 6 anni a metà del XV secolo, ed è ricordato per pochi motivi: amava molto organizzare carnevali e altre feste vagamente pagane e detestava con una certa convinzione ogni forma culturale, in particolare l’umanesimo. La ragione principale, se non l’unica, per cui viene di tanto in tanto ricordato è che, secondo varie cronache, sarebbe morto per un’indigestione di meloni.

Era anche piuttosto giovane (morì a soli 54 anni) e si dice fosse in ottima salute. Però una sera d’estate, chiuso nei suoi appartamenti, certamente solo e col favore delle tenebre, decise di mangiare, per cena, tre meloni interi. Alcune cronache dicono che i meloni erano solo due, ma voluminosi, altri ancora ritengono che sia stato avvelenato: non sapremo mai la verità e direi che stiamo tutti abbastanza bene lo stesso.

Questa vicenda racconta però di una lunghissima credenza, che ha radici nelle teorie galeniche, antiche almeno di 2.000 anni. Per secoli la cultura e la medicina europee hanno sostenuto con convinzione che la frutta facesse male, malissimo, al punto da poter essere mortale. Una teoria che andava affermata con più forza possibile, perché naturalmente, in un mondo dove era molto difficile conservare e trasportare i doni freschi della natura, la frutta piaceva molto. Il melone era il frutto peggiore.

Si consigliava quindi di mangiarne poca, e seguendo appunto la cosiddetta teoria degli umori, si proponeva nel caso di compensare gli alimenti freddi e umidi come la frutta fresca con altri più “caldi”, che significava carne e cose molto salate.

La teoria degli umori oggi sopravvive, per certi versi, in alcune diete di origine orientale, che tuttavia sconsigliano solitamente di compensare gli eccessi con alimenti opposti e di mantenersi su un equilibrio più moderato.

Ma quell’idea di compensare il dolce e fresco con il salatissimo ci ha lasciato invece un piatto antico di secoli, e cioè il prosciutto col melone.

LA RICETTA: PROSCIUTTO E MELONE

Gli ingredienti

Per 4 persone, di antipasto:

1 melone liscio

1 fondino di prosciutto crudo da circa 200 gr, o altrettanto tagliato a fette sottili, olio d’oliva

Sale in fiocchi se il prosciutto è dolce

Come procedere

Tagliate il melone alle due estremità lunghe e poggiatelo in verticale sul tagliere: tenendolo ben fermo con la vostra seconda mano, pelatelo facendo scendere il coltello verso il basso per tutta la superficie. Tagliatelo a metà per il lungo e togliete i semi con un cucchiaio.

Tagliatelo poi a spicchi e disponeteli su un grande piatto. Se usate un prosciutto crudo “dolce”, condite ogni fetta con pochissimi fiocchi di sale. Create delle piccole fette irregolari di prosciutto col coltello, e disponetele sulle fette di melone. Condite con qualche goccia d’olio saporito e servite subito.

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