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Il campeggio dei giovani comunisti

Il campeggio di Opposizione studentesca d’alternativa (Osa) e Cambiare Rotta. Si è tenuto dal 20 al 24 luglio a Marina di Grosseto (Luigi Narici / Agf)

 
Da Montalto di Castro a Isola Capo Rizzuto è tutto un fiorire di campi organizzati da giovani che appartengono a partitini vari. Noi siamo andati in Toscana. Ma non a Capalbio...
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Marina di Grosseto. Il torneo di calcetto è identico a quelli di tutte le spiagge, ma un girone si chiama Lenin e l’altro Stalin, e le tifoserie si sgolano bordo campo di conseguenza. Benvenuti nel campeggio comunista di Marina di Grosseto, che in omaggio alla rivoluzione cubana è stato chiamato Sierra Maestra, là dove Castro si rifugiò per organizzare la guerriglia e poi sconfiggere le truppe di Batista. Perché cambiano i tempi e cambiano i governi, ma la vacanza proletaria resiste, così come resistono i raduni delle organizzazioni giovanili di partiti(ni) e degli organismi in lotta. I giovani di Sinistra Italiana a Montalto di Castro, quelli di Potere al popolo a Isola Capo Rizzuto, il Riot village a Steccato di Cutro (sì, proprio nel paese del naufragio di febbraio, di cui parliamo su questo stesso numero), il Fronte della gioventù comunista a Roccella Jonica, la Rete degli studenti con il suo Revolution Camp a Sessa Auranca (Caserta).

Il Sierra Maestra è organizzato da Cambiare ro…

Marina di Grosseto. Il torneo di calcetto è identico a quelli di tutte le spiagge, ma un girone si chiama Lenin e l’altro Stalin, e le tifoserie si sgolano bordo campo di conseguenza. Benvenuti nel campeggio comunista di Marina di Grosseto, che in omaggio alla rivoluzione cubana è stato chiamato Sierra Maestra, là dove Castro si rifugiò per organizzare la guerriglia e poi sconfiggere le truppe di Batista. Perché cambiano i tempi e cambiano i governi, ma la vacanza proletaria resiste, così come resistono i raduni delle organizzazioni giovanili di partiti(ni) e degli organismi in lotta. I giovani di Sinistra Italiana a Montalto di Castro, quelli di Potere al popolo a Isola Capo Rizzuto, il Riot village a Steccato di Cutro (sì, proprio nel paese del naufragio di febbraio, di cui parliamo su questo stesso numero), il Fronte della gioventù comunista a Roccella Jonica, la Rete degli studenti con il suo Revolution Camp a Sessa Auranca (Caserta).

Il Sierra Maestra è organizzato da Cambiare rotta e Opposizione studentesca d’alternativa (Osa). Quattro giorni di eventi per 262 partecipanti giunti da tutta Italia, la maggior parte intorno ai vent’anni. Tanto mare, tanti tornei (oltre al calcetto, pallavolo e bocce), e poi dibattiti, lezioni con gli avvocati per l’autotutela legale, tavoli tematici, proiezioni di film, insomma politica.

I genitori? Meglio di destra

Si definiscono comunisti, antifascisti militanti, antimilitaristi e questo posto per loro è la “giungla”, il mondo-fuori descritto da Josep Borrell in contrapposizione con l’Europa-giardino. Parlano di “organizzazione”, “disciplina militante”, rifuggono “individualismo” e “carrierismo”. E i social, supremo dispositivo del capitalismo delle piattaforme? «Servono, certo, ma se non esisti nella realtà delle lotte è tutto inutile», ragiona Antonio, 26 anni, che si sta per laureare in Filosofia e fa l’educatore. Qui i cognomi, perlomeno quando si parla con i giornalisti, non contano. «Cerchiamo di non personalizzare perché la militanza è qualcosa di collettivo, poi uno rischia di montarsi la testa», spiega Giulia, 28 anni, una delle più grandi della comitiva. Lavora in un’agenzia di viaggi e impiega tutto il tempo libero per questa sigla, che si ritrova nella Rete dei comunisti, che è interna a Potere al popolo, a propria volta promotrice di Unione popolare (sì, è una matrioska). Hanno un giornale di riferimento online, Contropiano; e anche un sindacato di base “amico”, cioè l’Usb. «Nelle scuole superiori la grande contrapposizione ormai è tra noi e i fascisti di Blocco studentesco», si compiace Giulia, le adesioni per Osa nelle scuole superiori crescono «e i presidi si mettono le mani nei capelli», sorride invece Beatrice, 17 anni, da Monterotondo (Roma). Con Osa, le grane, dal punto di vista dei dirigenti scolastici perlomeno, sono assicurate: occupazioni, assemblee, volantinaggi, proteste. Alla Sapienza, nell’ultimo anno accademico, le occupazioni sono state otto, se pure grazie all’alleanza con altre sigle. Osare lottare, osare vincere, recita una loro T-shirt; l’organizzazione è la chiave della vittoria, si legge su un’altra.

Giovanissimi comunisti nel 2023: l’avete imparato in famiglia? «La maggioranza di noi no. Anzi, questa militanza spesso è frutto del bisogno di avere risposte che in famiglia non ci sono», risponde sicuro Leo, 17enne di Genova. Aggiunge Giulia: «Quei pochi che hanno genitori di sinistra sono quelli che poi ci litigano più spesso».

La scuola in prima linea

L’ideale e l’ideologia – in estrema sintesi – sono le chiavi per comprendere il presente e le sue contraddizioni, nella convinzione che solo il socialismo possa garantire pace, libertà e uguaglianza. Secondo Ludovica, 19 anni, studentessa universitaria a Roma e cameriera, «il moto di rabbia tra i giovani c’è, ma va politicizzato con il conflitto sociale, di sicuro non va reso gestibile e compatibile con il sistema come alla fine fanno altri».

I quattro giorni di campeggio – prezzi popolari, 170 euro tutto incluso – nel loro piccolo sono un esperimento sociale e organizzativo. Si cena e pranza in due turni; tutti ricevono lo stesso bigliettino per i pasti (uniche varianti: vegetariani e celiaci) e ovviamente la stessa razione; le responsabilità sono un po’ divise tra tutti. Alle riunioni politiche non si beve né si fuma, «e poi siamo assolutamente contrari alle droghe pesanti, non è moralismo ma i compagni e le compagne devono essere persone affidabili», spiega Antonio. Nella grande frammentazione della piccola sinistra radicale, Osa si autodefinisce emme-elle, cioè marxista leninista; non vede di buon occhio le organizzazioni studentesche più legate al mondo sindacale confederale, considerate “fiancheggiatrici” del centrosinistra, quindi del “Sistema”; va un po’ meglio con i movimentisti dei centri sociali ai quali però contestano un approccio alle lotte tutto centrato sul “qui e ora”. «È facile appassionarsi a un singolo moto di protesta, ma non basta: noi ragioniamo in termini di prospettiva e di connessione delle lotte», sostiene Martina, anni 25. Scuola e università sono rimasti gli ultimi luoghi di aggregazione, «il capitalismo ha polverizzato tutto». Se insomma qualcosa rinascerà – pensano tutti – sarà tra i banchi, nonostante la repressione: «Ormai è diventato normale chiamare la polizia a scuola, ritrovarti delle denunce sulle spalle. E una sospensione da scuola di 29 giorni a 16 o 17 anni non è il massimo», riflette Leo.

Allora ci si fa consigliare dagli avvocati amici su come interloquire con le forze dell’ordine, con la Digos, e su come capire quali sono i limiti da non oltrepassare.

Poi c’è la politica estera dominata dal cosiddetto “imperialismo occidentale” (del quale fa parte «la gabbia europea»): resta il nemico numero uno. Per questo sulla guerra in Ucraina le opinioni sono nette. «La guerra lì c’era da otto anni, Putin è un anti-comunista e non ci piace ma è impossibile non rilevare il ruolo della Nato in tutta questa storia». Una compagna ha la Z putiniana sulla cover dello smartphone: «Ma è un po’ per gioco, per scherzo», assicura Antonio.

Tengono banco Cuba, il Venezuela, gli indipendentisti baschi e catalani, la lotta palestinese... Aspettando e sperando che il capitalismo entri definitivamente in crisi, la crisi – di idee, militanza, credibilità – ha travolto la sinistra mondiale, ma non importa, l’obiettivo più ambizioso è la trasformazione del modello economico e sociale. Quanto tempo prevedete che servirà? «Più della nostra vita», Giulia è realista. Oggi si accontenterebbe di «costruire una vera forza indipendente e rivoluzionaria».

Tra Zerocalcare e Greta

Intanto è arrivata una cassa di birra e l’intervista di gruppo si scioglie un po’. Viene fuori che nessuno si è perso l’ultima serie di Zerocalcare, Questo mondo non mi renderà cattivo. «Non ne facciamo un uso politico ma informale», specifica Beatrice. Però, in quelle vicende romane narrate dal fumettista c’era anche un po’ di loro, la difesa dei migranti, l’avversione ai neofascisti.

Lo sforzo di andare oltre al settarismo marxista c’è, con gli ecologisti di Fridays for Future e Ultima generazione a livello territoriale ci sono relazioni e lavoro in comune. Le “ecoresistenze”, come recita una bandiera di Cambiare rotta con il pugno chiuso verde in mezzo all’accampamento, sono un altro fronte da presidiare.

I più grandi del gruppo, intanto, sono partiti in fretta e furia per Bologna, per il funerale di un «compagno e fratello» della vecchia guardia, Roberto Sassi, morto all’improvviso. Rientreranno a notte inoltrata. Per chi resta, scatta l’ora del bagno, onde lunghe, acqua calda e torbida. Saranno pure ingenui, ma di sicuro non sono ancora risucchiati da cinismo e rassegnazione. Vien quasi voglia di dar loro ragione, ma qui non serve: sono già strasicuri di averla.

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