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La lotta tra ricchi e poveri

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Gentile Serra, complottismo contro complottismo. Penso all’élite tecnologica del film Don’t look up, recitato da due attori intelligenti come Streep e Di Caprio, e alla sacrificabilità dei poveri cristi. Penso a memorie scolastiche di superomismo, darwinismo e al lavacro purificatore di un mondo corrotto evocato da alcuni esagitati che inneggiavano alla Prima guerra mondiale. Infine penso al motto, classico e lapidario, homo homini lupus. E mi nasce un sospetto a proposito del negazionismo climatico sempre più conclamato della destra: che un filo rosso, di sangue, unisca le anime belle, si fa per dire, della Silicon Valley, della destra (eventualmente ultra) e dei sovranisti vari: la Fornace Globale. Tagliare l’effetto serra? Più semplice tagliare di netto la sovrappopolazione con una bella catastrofe climatica, cinque miliardi inquinano meno di dieci, è un taglio del cinquanta per cento. Le prime a bruciare saranno le zone subdesertiche, guarda caso sorgente di migranti, per lo …

Gentile Serra, complottismo contro complottismo. Penso all’élite tecnologica del film Don’t look up, recitato da due attori intelligenti come Streep e Di Caprio, e alla sacrificabilità dei poveri cristi. Penso a memorie scolastiche di superomismo, darwinismo e al lavacro purificatore di un mondo corrotto evocato da alcuni esagitati che inneggiavano alla Prima guerra mondiale. Infine penso al motto, classico e lapidario, homo homini lupus. E mi nasce un sospetto a proposito del negazionismo climatico sempre più conclamato della destra: che un filo rosso, di sangue, unisca le anime belle, si fa per dire, della Silicon Valley, della destra (eventualmente ultra) e dei sovranisti vari: la Fornace Globale. Tagliare l’effetto serra? Più semplice tagliare di netto la sovrappopolazione con una bella catastrofe climatica, cinque miliardi inquinano meno di dieci, è un taglio del cinquanta per cento. Le prime a bruciare saranno le zone subdesertiche, guarda caso sorgente di migranti, per lo più religiosamente infedeli (due piccioni con una fava). Intanto “loro” si salveranno le chiappe, qualche guru avrà previsto una safe zone dove si rifugerà chi ha soldi, risorse e buone amicizie. Le élite brinderanno nelle loro roccaforti climatizzate, Trump, Page e Musk ritroveranno Jobs nel bunker segreto dell’Erebus, in un Antartide a clima temperato. Si sa, Steve non è morto, l’hanno avvistato due mesi fa a Emmaus. Con la benedizione di ChatGPT. Ho esagerato?

Giovanni Olivo

Caro Giovanni, certo che hai esagerato. Ma la tua iperbole complottista e apocalittica contiene un seme di verità. Sono i poveri i più esposti alla catastrofe climatica (come a tutte le catastrofi), e i ricchi lo sanno. Così come certi resort per pochi fortunati dispongono di un rifugio post-atomico, a pagare il prezzo della desertificazione sarà chi non ha le risorse e la tecnologia per sopravvivere. Il denaro è il grande discrimine tra gli esseri umani, più delle differenze etniche e di genere. Per giunta, ed è un’aggravante beffarda, sono i popoli ricchi quelli che inquinano di più, ma saranno quelli poveri i più colpiti dalle conseguenze di un danno che hanno contribuito a provocare in misura assai minore. Migreranno per avere perso tutto e per non avere alternativa alcuna alla fuga.

In questo quadro, fa specie che la questione demografica sia rimossa come e forse perfino di più della questione climatica. Che il numero degli umani sia decuplicato in poco più di un secolo, mentre il pianeta che ci ospita è rimasto lo stesso di prima, mi sembra un problema evidente, ma nessuna agenda politica pone il controllo delle nascite tra i suoi obiettivi: e anzi, i governi nazionalisti (compreso il nostro) che hanno sempre più peso negli equilibri mondiali, per timore della “sostituzione etnica” pigiano sul pedale della natalità: date figli alla Patria. Come se a contare non fosse il numero complessivo degli umani, ma la loro suddivisione in Nazioni, in religioni, in culture tra loro ostili. In questo quadro, non mi sento di escludere che qualche potente e qualche ricco conti sul fatto che la natura “si autoregoli”, e provveda ad avviare una decimazione di homo sapiens che rimetta un poco in equilibrio il rapporto tra la Terra e i suoi abitanti più ingombranti, inquinatori e dissipatori, cioè noi.  Che questa decimazione avvenga – se avverrà – assecondando le differenze di censo, di risorse, di armamenti, ovvero decimando quasi solamente i poveri, è un calcolo che qualcuno avrà sicuramente fatto. Ovviamente senza mai renderlo esplicito, perché inconfessabile

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