Bentornato guanaco nella pampa argentina
di Simone PorrovecchioUn gruppo di guanachi (Franco Bucci)
Nella mitologia di alcune popolazioni sudamericane si racconta di un animale di grandi dimensioni con il volto angelico chiamato Yastay: aveva la missione di proteggere gli animali selvatici, per questo i cacciatori chiedevano a lui il permesso di cacciare, donando offerte su piccoli altari di pietra sacrificali. Il mitico Yastay della Pampa in realtà era un guanaco (Lama guanicoe), un camelide, il più grande erbivoro della Patagonia.
Un piccolo gruppo di 31 guanachi dotati di collari satellitari è stato ora reintrodotto nella riserva naturale del Parque Luro, nella provincia della Pampa, nell’ambito di un progetto voluto dal governo di quella provincia e affidato alla fondazione Rewilding Argentina. Il guanaco ha così fatto ritorno…
Nella mitologia di alcune popolazioni sudamericane si racconta di un animale di grandi dimensioni con il volto angelico chiamato Yastay: aveva la missione di proteggere gli animali selvatici, per questo i cacciatori chiedevano a lui il permesso di cacciare, donando offerte su piccoli altari di pietra sacrificali. Il mitico Yastay della Pampa in realtà era un guanaco (Lama guanicoe), un camelide, il più grande erbivoro della Patagonia.
Un piccolo gruppo di 31 guanachi dotati di collari satellitari è stato ora reintrodotto nella riserva naturale del Parque Luro, nella provincia della Pampa, nell’ambito di un progetto voluto dal governo di quella provincia e affidato alla fondazione Rewilding Argentina. Il guanaco ha così fatto ritorno in una regione dove era estinto da 40 anni. «Il successo di questa traslocazione conferma il grande potenziale di ripristino delle popolazioni di guanaco non solo nella Pampa, ma, in un futuro, anche in altre provincie, ampliando così il suo areale di diffusione che oggi è quasi esclusivamente la parte più meridionale della Patagonia» spiega Fabián Tittarelli, sottosegretario all’Ambiente della provincia della Pampa. «È un passo importante non solo per il ripristino della nostra natura, ma anche della nostra identità di pampeanos. Inoltre questa specie iconica è anche una grande attrazione per il turismo naturalistico e i safari di osservazione della fauna selvatica in uno degli ecosistemi più importanti del continente».
Lana pregiata
Per Sebastián Di Martino, direttore della conservazione di Rewilding Argentina, «l’obiettivo è quello di recuperare lo spettacolo delle grandi migrazioni di guanaco tra i siti di estivazione situati sugli altopiani e quelli di svernamento situati nei canyon».
Ma gli scienziati sottolineano anche l’importanza dell’impatto ambientale che una presenza diffusa del guanaco potrà avere sulla biodiversità. «Il processo di nutrizione del guanaco ha un impatto molto positivo sull’ecosistema. Grazie al brucamento della biomassa vegetale di cui si ciba, il territorio diventa meno suscettibile agli incendi con la ricrescita di erbe, arbusti, licheni, funghi, cactus e fiori, e anche più favorevole alla diffusione dei piccoli mammiferi che prosperano in quella vegetazione».
È anche plausibile ipotizzare uno sviluppo economico della regione legato alla sua pregiata lana che potrà essere commercializzata a livello internazionale secondo la convenzione di Washington (Cites) sul commercio delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione. Particolarmente apprezzata per la sua sensazione di morbidezza e calore, la lana di guanaco, che è anche il motivo per cui è stato sterminato, ha una caratteristica che lo accomuna al suo discendente domestico, il lama, che consiste in un doppio rivestimento costituito da un insieme dei peli più lunghi, sottili all’estremità, rigidi e grossi nella parte mediana, della pelliccia, e un sottopelo morbido paragonabile al cashmere.
Scomparsi a milioni
Il guanaco è uno dei due camelidi selvatici sudamericani, l’altro è la vigogna, ed è anche uno dei più grandi mammiferi terrestri originari del Sudamerica, da adulto arriva infatti a pesare fino a 130 chili. Durante l’estate forma piccoli gruppi familiari composti da un maschio, due o massimo tre femmine, e i loro figli. Un tempo era diffuso in tutto il Sudamerica in decine di milioni di esemplari, mentre oggi, sebbene la sua presenza sia stabile in alcune aree meridionali, è completamente scomparso nella maggior parte dell’Argentina centrale e settentrionale, così come dal Cile. In Bolivia ne sopravvivono meno di 200, in Paraguay, solo una mandria di 20 esemplari.
Il guanaco ha plasmato la cultura dei popoli nativi sudamericani per millenni. Solamente nel dipartimento Lago Buenos Aires, nell’Argentina meridionale, sono stati rinvenuti centinaia di petroglifi – le incisioni su roccia realizzati dalle popolazioni ancestrali –che rappresentano ritratti di guanaco.
Il ritorno del guanaco nel Parque Luro è un tassello del più ambizioso progetto dell’organizzazione Rewilding di ripristinare la bellezza della steppa patagonica. Oltre al guanaco, l’altro grande erbivoro reintrodotto nell’ultimo anno in questa vasta ecoregione di praterie, savane e macchie temperate è l’huemul (Hippocamelus bisulcus), una rara specie di cervo. «Un tempo abitava la steppa ma la forte pressione venatoria lo ha relegato in aree inaccessibili della Cordigliera delle Ande meridionale. Il nostro team ne ha liberato a Santa Cruz 14 esemplari dotati di collari satellitari che stanno fornendo importanti informazioni sull’ecologia e la biologia della specie». E nella provincia della Pampa stanno arrivando anche il puma (Puma concolor), la cui presenza determina il buono stato e il funzionamento dell’ecosistema perché regola il numero di erbivori e carnivori di medie dimensioni, il cincillà arancione (Lagidium wolffsohni), un roditore che pesa fino a 3,5 kg, il Choique (Rhea pennata), il secondo uccello corridore che non vola più grande delle Americhe, e il gatto pajonal (Leopardus colocolo), un piccolo felino con la testa rotonda, che è uno dei predatori più efficaci nella regolazione delle popolazioni di roditori.
Cristian Saucedo, veterinario e responsabile del programma di conservazione della fauna selvatica del Parco nazionale della Patagonia, descrive la rinaturalizzazione in atto nella regione come una questione morale. «Perdendo specie riduciamo le nostre stesse possibilità di sopravvivenza a lungo termine. Rinaturalizzare non significa solo preservare il paesaggio e la fauna selvatica, ma anche l’acqua pulita, le foreste ed ecosistemi sani e funzionali».
Sul Venerdì dell’11 agosto