Simone Weil: contro Hitler, schieriamo le donne
di Simone WeilSimone Weil in divisa rivoluzionaria durante la Guerra civile spagnola (1936). Si arruolò con gli antifascisti anarchici della Colonna Durruti (Getty images)
Il Projet d'une formation d'infirmières de première ligne risale alla primavera del '40 e fu presentato alla Commissione per l'esercito del Senato. Riveduto durante il periodo trascorso da Simone Weil a New York, fu inviato nella stesura definitiva all'amico Maurice Schumann a Londra nell'estate del '42 per meglio definire lo spirito con il quale intendeva impegnarsi nella Resistenza. In concreto essa chiedeva o di poter realizzare questo progetto, che De Gaulle definirà una follia, oppure di essere inviata sul territorio francese per una missione operativa.
Questo progetto concerne la costituzione di una formazione speciale di infermiere di prima linea. Questa formazione dovrebbe essere molto mobile e dovrebbe trovarsi per principio sempre nei punti più pericolosi, per fare del «first aid» in piena battaglia.
Il Projet d'une formation d'infirmières de première ligne risale alla primavera del '40 e fu presentato alla Commissione per l'esercito del Senato. Riveduto durante il periodo trascorso da Simone Weil a New York, fu inviato nella stesura definitiva all'amico Maurice Schumann a Londra nell'estate del '42 per meglio definire lo spirito con il quale intendeva impegnarsi nella Resistenza. In concreto essa chiedeva o di poter realizzare questo progetto, che De Gaulle definirà una follia, oppure di essere inviata sul territorio francese per una missione operativa.
Questo progetto concerne la costituzione di una formazione speciale di infermiere di prima linea. Questa formazione dovrebbe essere molto mobile e dovrebbe trovarsi per principio sempre nei punti più pericolosi, per fare del «first aid» in piena battaglia.
Si potrebbe iniziare l'esperienza con un piccolo nucleo di dieci, o anche meno; e si potrebbe cominciare in un lasso di tempo anche molto breve, perché la preparazione necessaria è pressoché nulla. Sarebbero sufficienti delle conoscenze elementari da infermiera, perché sotto il fuoco non è possibile fare altro che fasciature, applicare lacci emostatici, forse fare delle iniezioni.
Le qualità morali indispensabili non sono di quelle che si acquisiscono. L'esclusione delle donne che si presentassero senza possederle sarebbe un problema di facile soluzione. Gli orrori della guerra sono oggi così presenti all'immaginazione di tutti, che una donna disposta a offrirsi volontariamente per una simile funzione si può considerare capace con tutta probabilità di assolverla.
Questo progetto può sembrare a prima vista impraticabile perché è nuovo. Ma un po’ di attenzione permette di riconoscere che esso non è solo praticabile ma anche molto facile da eseguire; che in caso di fallimento gli inconvenienti sono quasi nulli; che in caso di successo i vantaggi sono veramente considerevoli.
È facile da eseguire, perché per un primo tentativo è sufficiente un piccolo nucleo di volontarie. Non sarebbe necessaria alcuna organizzazione, per il semplice fatto che il numero sarebbe all'inizio molto piccolo. Se la prima esperienza riuscisse, questo nucleo iniziale si accrescerebbe poco a poco, e l'organizzazione si costituirebbe secondo le necessità richieste dalle dimensioni di questa formazione. Del resto, per la natura stessa del suo compito, una simile formazione non potrebbe in alcun caso diventare molto numerosa; ma non è necessario che essa lo sia.
L'esperimento potrebbe fallire solo per l'incapacità delle donne membri di tale formazione ad assolvere il proprio compito.
Si possono temere solo due cose. L'una che il coraggio di queste donne venga meno sotto il fuoco. L'altra che la loro presenza tra i soldati abbia un effetto negativo sui costumi.
L'una e l'altra saranno impossibili se la qualità delle donne che si offrono come volontarie corrisponde alla loro decisione. Un soldato non mancherà mai di rispetto a una donna che dia prova di coraggio davanti al pericolo. L'unica precauzione da prendere sarebbe di lasciare queste donne a contatto dei soldati solo in combattimento e non durante il riposo.
Evidentemente sarebbe indispensabile a queste donne una grande quantità di coraggio. Esse dovrebbero aver fatto sacrificio della loro vita. Bisogna che esse siano pronte a trovarsi sempre nei punti più difficili, a correre lo stesso pericolo o anche maggiore dei soldati più esposti, e questo senza essere sostenute dallo spirito offensivo; piegandosi al contrario sui feriti e sui morenti. Ma se l'esperienza riuscisse, i vantaggi del successo sarebbero proporzionali a questa difficoltà.
Difficoltà che è più apparente che reale, dato il numero ristretto di queste volontarie, e soprattutto del primo nucleo, che, ancora una volta, potrebbe essere inferiore a dieci. È probabile e quasi certo che si possano trovare senza fatica dieci donne sufficientemente coraggiose. Per quelle che si unissero in seguito al nucleo primitivo, l'emulazione sarebbe uno stimolo molto forte.
Se nel corso della prima prova si constatassero in queste donne sia dei cedimenti sotto il fuoco sia un ritegno insufficiente nei rapporti con i soldati, non resterebbe che sciogliere la formazione, rimandare le donne indietro e rinunciare a questa idea. Dal momento che l'esperimento sarà stato fatto in scala ridottissima e senza pubblicità, l'inconveniente sarà nullo, a parte le perdite che potranno essersi verificate. Ma si tratterà di perdite infime, quanto al numero, rapportate alla guerra; si può dire trascurabili. Di fatto, in un'operazione di guerra la morte di due o tre esseri umani è ritenuta un inconveniente pressoché nullo.
Non c'è in generale nessuna ragione per considerare la vita di una donna, soprattutto se essa ha superato la prima giovinezza senza essere né sposa né madre, come più preziosa della vita di un uomo; a maggior ragione se accetta il rischio della morte. Sarebbe facile scartare da un simile gruppo le madri, le spose e le giovani al di sotto di una certa età.
La questione della resistenza fisica è meno importante di quanto non sembri a prima vista, anche se questa formazione è chiamata ad agire in condizioni climatiche molto rudi, perché data la natura del compito sarebbe facile assicurarle lunghi e frequenti periodi di riposo. Queste donne non dovrebbero dare prova di una resistenza continua come nel caso dei soldati. Sarebbe facile proporzionare il loro sforzo alle loro possibilità.
Il carattere motorizzato della guerra moderna sembra a prima vista un ostacolo; ma riflettendovi appare che le cose ne sono al contrario probabilmente facilitate. Quando la fanteria è mandata al fronte in camion, non dovrebbe costituire alcun inconveniente prevedere che su un camion ogni tanti un posto sia riservato a una donna. Vuol dire un fucile in meno, ma la presenza di questa donna avrebbe un'efficacia materiale e morale che farebbe senza dubbio considerare questo inconveniente come trascurabile.
Si potrebbe temere che se anche l'esperimento riuscisse con un piccolo nucleo, sarebbe impossibile allargare il reclutamento a causa della difficoltà del compito. Ma anche se tale formazione non dovesse comprendere mai altro che qualche decina di donne, ed è poco probabile, i vantaggi sarebbero tuttavia molto considerevoli.
Allo stesso modo, se dopo un certo tempo la mortalità sembrasse troppo grande per continuare l'esperimento, i vantaggi dell'esperimento compiuto sussisterebbero e supererebbero ampiamente l'inconveniente delle perdite.
Quindi le obiezioni che vengono in mente a prima vista davanti a un simile progetto si riducono a ben poca cosa, si potrebbe dire a quasi niente, dopo un attento esame. Al contrario i vantaggi sono tanto più manifesti e appaiono tanto più grandi quanto più li si esamina da vicino. Il primo, il più evidente risiede nel compito stesso che queste donne dovrebbero normalmente svolgere.
Presenti sui luoghi di maggiore pericolo, accompagnando i soldati in battaglia, cosa che barellieri, infermieri e infermiere ordinari non fanno, esse salverebbero in molti casi la vita ai soldati prestando ai caduti cure sommarie, ma immediate.
Il conforto morale che offrirebbero a tutti quelli di cui potrebbero occuparsi sarebbe anch'esso inestimabile. Consolerebbero gli agonizzanti raccogliendo le ultime parole dei morenti per le loro famiglie; diminuirebbero con la loro presenza e le loro parole le sofferenze del tempo di attesa, a volte così lungo e doloroso, tra il momento del ferimento e l'arrivo dei barellieri.
Si trattasse anche solo di questo, sarebbe già una ragione sufficiente per costituire questa formazione di donne. Questo solo vantaggio è già considerevole e non è controbilanciato da quasi nessun inconveniente. Ma ci sono ancora altri vantaggi legati all'esecuzione di questo progetto, che sono forse, dal punto di vista della direzione generale della guerra, di primaria importanza.
Per apprezzarli, bisogna ricordarsi a qual punto i fattori morali sono essenziali nella guerra attuale. Essi giocano un ruolo molto più importante che nella maggior parte delle guerre passate. Il fatto che Hitler sia stato il primo a capirlo è una delle cause principali del suo successo.
Hitler non ha mai perso di vista la necessità essenziale di colpire l'immaginazione di tutti; dei suoi, dei soldati nemici e degli innumerevoli spettatori del conflitto. Dei suoi, in modo da imprimere loro senza sosta un nuovo impulso in avanti. Dei nemici, in modo da suscitare tra loro la maggiore confusione possibile. Degli spettatori, in modo da sorprendere e fare impressione. Uno dei migliori strumenti a tal fine sono le formazioni speciali, quali le S.S., i gruppi di paracadutisti che per primi sono penetrati a Creta, e altri ancora.
Queste formazioni sono costituite da uomini scelti per compiti speciali, pronti non solo a rischiare la loro vita, ma a morire. È questo l'essenziale. Essi sono animati da una diversa ispirazione rispetto alla massa dell'esercito, una ispirazione che somiglia a una fede, a uno spirito religioso.
Non che l'hitlerismo meriti il nome di religione. Ma è senza dubbio un surrogato di religione, e questa è una delle cause principali della sua forza.
Questi uomini sono indifferenti alla sofferenza e alla morte per se stessi e per tutto il resto dell'umanità. La fonte del loro eroismo è un'estrema brutalità. Le formazioni che li raggruppano rispondono perfettamente bene allo spirito del regime e ai disegni del loro capo.
Noi non possiamo copiare questi metodi hitleriani. Innanzitutto perché noi lottiamo con altro spirito e altri motivi. Poi perché quando si tratta di colpire l'immaginazione ogni replica manca lo scopo. Solo ciò che è nuovo colpisce.
Ma se noi non possiamo e non dobbiamo ripetere questi metodi, dobbiamo avere degli equivalenti. È una necessità forse vitale.
Se i russi hanno fin qui retto davanti ai tedeschi meglio degli altri popoli, una delle cause è forse che essi possiedono metodi psicologici equivalenti a quelli di Hitler.
Non dobbiamo copiare neppure i russi. Dobbiamo esprimere qualcosa di nuovo. Questa capacità di espressione è per se stessa un segno di vitalità morale atto a sostenere le speranze dei popoli che contano su noi e a diminuire quelle dei nemici.
Difficilmente si può mettere in dubbio l'utilità di formazioni speciali i cui membri hanno tutti accettato di morire. Non solo si può affidare a simili formazioni compiti ai quali altre sarebbero meno adatte, ma la loro stessa esistenza è per l'esercito uno stimolo potente e una fonte d'ispirazione. A tal fine bisogna solo che lo spirito di sacrificio si esprima con gli atti e non con le parole.
Nell'epoca in cui viviamo, la propaganda è un fattore essenziale di successo. Essa ha fatto la fortuna di Hitler. Neppure i suoi nemici l'hanno trascurata.
Ma mentre si pensa molto alla propaganda nel Paese, si pensa meno alla propaganda al fronte. Essa è altrettanto importante. Ma non comporta gli stessi metodi. Nel Paese la propaganda si fa con la parola. Al fronte le parole devono essere sostituite con gli atti.
L'esistenza di formazioni speciali animate da uno spirito di sacrificio totale costituisce ad ogni istante una propaganda in atto. Simili formazioni procedono necessariamente da un'ispirazione religiosa; non nel senso dell'adesione a una Chiesa determinata, ma in un senso assai più difficile da definire, e al quale tuttavia solo questa parola è adatta. Ci sono circostanze in cui tale ispirazione costituisce un fattore di vittoria più importante degli stessi fattori militari in senso stretto. Ci si può persuadere di questo studiando i meccanismi che hanno portato alla vittoria sia Giovanna d'Arco che Cromwell. È del tutto possibile che noi ci troviamo attualmente in circostanze di questo genere. I nostri nemici sono spinti avanti da un'idolatria, un surrogato di fede religiosa. La nostra vittoria ha forse come condizione la presenza tra noi di un'ispirazione analoga, ma autentica e pura. E non solo la presenza di una simile ispirazione, ma la sua espressione attraverso simboli appropriati. Un'ispirazione agisce solo se si esprime, e questo non a parole ma con i fatti.
Le S.S. costituiscono un'espressione perfetta dell'ispirazione hitleriana. Al fronte, se si deve credere ad alcuni rapporti apparentemente imparziali, essi posseggono l'eroismo della brutalità; e lo spingono fino all'estremo limite possibile del coraggio. Noi non possiamo mostrare al mondo di valere più dei nostri nemici superando il loro grado di coraggio, perché non è possibile in termini di quantità. Ma possiamo e dobbiamo mostrare di possedere una qualità di coraggio differente, più difficile e più rara. Il loro è di una specie brutale e bassa; procede dalla volontà di potenza e di distruzione. Poiché i nostri scopi sono differenti dai loro, così il nostro coraggio procede da tutt'altra ispirazione.
Nessun simbolo può spiegare meglio la nostra ispirazione che la formazione femminile qui proposta. Il semplice persistere di un compito umanitario nel centro stesso della battaglia, nel punto culminante della ferocia, sarebbe una sfida clamorosa alla ferocia che il nemico ha scelto e che ci impone a nostra volta. La sfida colpirebbe tanto di più perché a svolgere questi compiti umanitari sarebbero delle donne e animate da una tenerezza materna. Di fatto queste donne sarebbero poche e il numero dei sodati di cui potrebbero occuparsi sarebbe proporzionalmente piccolo; ma l'efficacia morale di un simbolo è indipendente dalla quantità.
Un coraggio che non è riscaldato dalla volontà di uccidere, che nell'istante di maggiore pericolo sostiene lo spettacolo prolungato delle ferite e delle agonie, è certamente di una qualità più rara di quello delle giovani S.S. fanatizzate.
Un piccolo gruppo di donne che esercitasse giorno dopo giorno un coraggio di questo genere sarebbe uno spettacolo talmente nuovo, talmente importante e carico di un significato talmente chiaro da colpire l'immaginazione più di quanto non abbiano fatto fin qui i diversi procedimenti inventati da Hitler. Soltanto Hitler ha finora colpito l'immaginazione delle masse. Ora bisognerebbe colpire più forte di lui. Questo corpo femminile costituirebbe senza dubbio un mezzo in grado di riuscirci.
Benché composto di donne disarmate, farebbe senza dubbio impressione sui soldati nemici, nel senso che la loro presenza e la loro resistenza farebbero sentire in modo nuovo e inatteso fin dove giungono da parte nostra le risorse morali e la risolutezza.
L'esistenza di questo corpo femminile farebbe un'impressione non inferiore sul pubblico in generale, nei paesi che prendono parte alla lotta e in quelli che vi assistono. La sua portata simbolica sarebbe colta ovunque. Questo corpo da una parte e le S.S. dall'altra creerebbero con la loro contrapposizione un'immagine da preferire a qualsiasi slogan. Sarebbe la rappresentazione più clamorosa possibile delle due direzioni tra le quali l'umanità oggi deve scegliere.
Ancora più grande sarebbe senza dubbio l'impressione sui nostri soldati.
I soldati nemici hanno su di loro, dal punto di vista puramente militare, la superiorità di essere stati strappati alle loro famiglie e addestrati alla guerra da dieci anni. Essi non sono disorientati dal mutamento di atmosfera. Per così dire, non hanno mai conosciuto un'altra atmosfera. Il valore di un focolare è loro sconosciuto. Non hanno respirato mai altro che la violenza, la distruzione e la conquista. Questa guerra, per quanto dura, non è per loro uno strappo ma una continuazione e un compimento.
Essa è stata ed è uno strappo per i ragazzi francesi, inglesi, americani, che hanno sempre vissuto in un ambiente pacifico e desiderano semplicemente ritrovarlo dopo averne assicurato la sicurezza con la vittoria.
Il Paese aggressore parte sempre con un vantaggio morale considerevole, per poco che l'aggressione sia stata preparata e premeditata. I ragazzi dei nostri Paesi sono stati strappati alla loro vita vera dall'aggressione tedesca e trasportati brutalmente in un'atmosfera che non è la loro, che è quella dei loro nemici. Per difendere le loro case, devono cominciare con il lasciarle e quasi dimenticarle, a forza di vivere in luoghi in cui non c'è nulla che le ricordi. L'atmosfera del combattimento impedisce loro di tenere presente il movente del combattimento. Per l'aggressore accade esattamente l'inverso. Non c'è dunque da stupirsi che da parte dell'aggressore ci sia più slancio.
Per questo lo slancio dell'aggressione non si scontra in generale con uno slancio di uguale intensità, a meno che quelli che si difendono si trovino in patria, presso le loro case, e quasi ridotti alla disperazione per il timore di perderle.
Non è né possibile né desiderabile trasformare i nostri soldati in giovani bruti fanatici simili ai giovani hitleriani. Ma si può portare al massimo il loro slancio rendendo le case che essi difendono il più intensamente possibile presenti al loro pensiero.
Cosa c'è di meglio a tal fine che farli accompagnare fin sotto il fuoco, fin nelle scene della più grande brutalità, da qualcosa che costituisce un'evocazione vivente delle case che hanno dovuto abbandonare, un'evocazione non commovente ma al contrario esaltante? Non ci sarebbero allora momenti in cui essi avrebbero l'impressione deprimente di una rottura del legame tra loro e tutto ciò che amano.
Questo corpo femminile costituirebbe precisamente l'evocazione concreta ed esaltante delle case lontane.
Gli antichi germani, queste popolazioni semi-nomadi che le armate romane non poterono mai sottomettere, avevano riconosciuto il carattere esaltante di una presenza femminile nel punto più duro del combattimento. Avevano l'abitudine di mettere davanti alle linee una fanciulla circondata dai migliori tra i giovani guerrieri .
Ai giorni nostri, i russi, si dice, trovano anch'essi vantaggioso consentire a delle donne di servire anche sotto il fuoco.
I membri di questo corpo femminile potrebbero all'occorrenza svolgere i servizi più diversi oltre che occuparsi dei feriti. Nei momenti più critici, in cui ufficiali e sotto-ufficiali sono sommersi dalla moltitudine di compiti da assolvere, esse diventerebbero le ausiliarie naturali per tutti i bisogni che non siano quello dell'uso stesso delle armi, per tutto ciò che concerne collegamenti, adunate, trasmissione di ordini. Ammesso che il loro sangue freddo resti intatto, il loro stesso sesso farebbe di loro in queste circostanza degli strumenti di grande efficacia.
Certo bisognerà che siano state scelte con cura. Delle donne rischiano sempre di costituire un ostacolo se non possiedono una quantità di risolutezza fredda e virile che impedisca loro di credersi importanti in ogni momento. Questa risolutezza fredda si trova raramente unita in uno stesso essere umano con la tenerezza che il conforto delle sofferenze e delle agonie esige. Ma benché sia raro, non è introvabile.
Una donna non può concepire di proporsi per la funzione che si è qui abbozzata, se essa non possiede a un tempo questa tenerezza e questa fredda risolutezza, o se è poco equilibrata. Ma in quest'ultimo caso sarebbero facilmente scartate prima di affrontare la prova del combattimento.
Per iniziare basterebbe trovare una decina di donne veramente capaci di un simile compito. Queste donne esistono di certo. È facile trovarle.
Mi sembra impossibile concepire un altro modo di utilizzare queste poche donne altrettanto efficacemente che in una simile formazione. E la nostra lotta è così dura, così vitale, che ogni essere umano vi deve essere utilizzato per quanto è possibile con il massimo di efficacia.
Traduzione di Giancarlo Gaeta
Sul Venerdì dell’11 agosto 2023