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Jeremy Allen White: cuoco si diventa

 Jeremy Allen White, 32 anni. (Chuck Hodes/FX)

 
Per interpretare il cuoco nella serie The Bear, l’attore americano è andato a lavorare nei ristoranti stellati. «Ma quanta competizione... il piatto che preferisco? Toast al formaggio»
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LOS ANGELES. Yes chef!. Rpetuto una, dieci, cento volte. Ritmi serrati in cucina, coltelli che scandiscono ritmicamente momenti drammatici, comici, familiari, romantici, isterici, tutto mentre cercano di finire in tempo il piatto. Incensata dalla critica e dal pubblico, la serie The Bear ideata da Christopher Storer arriva alla seconda stagione, su Disney+ dal 16 agosto. La storia si concentra sull’apertura del nuovo ristorante, con nuovo menu, sempre alternando il talento nel creare piccoli capolavori, l’ansia del lavoro nel mondo culinario e anche l’attenzione ai dettagli delle ricette. Nel cast Ayo Edebiri, Abby Elliott, Liza Colón-Zayas, Ebon Moss-Bachrach, Oliver Platt, Jon Bernthal ma il protagonista assoluto è Jeremy Allen White, 32 anni, dal 2011 al 2021 nel cast di Shameless. Ora con il ruolo di Carmy Berzatto ha vinto uno Screen Actors Guild Award, un Critics’ Choice Award e anche un Golden Globe come miglior attore.

Com’è diventato attore?
«Ho iniziato a recitare a scuola a…

LOS ANGELES. Yes chef!. Rpetuto una, dieci, cento volte. Ritmi serrati in cucina, coltelli che scandiscono ritmicamente momenti drammatici, comici, familiari, romantici, isterici, tutto mentre cercano di finire in tempo il piatto. Incensata dalla critica e dal pubblico, la serie The Bear ideata da Christopher Storer arriva alla seconda stagione, su Disney+ dal 16 agosto. La storia si concentra sull’apertura del nuovo ristorante, con nuovo menu, sempre alternando il talento nel creare piccoli capolavori, l’ansia del lavoro nel mondo culinario e anche l’attenzione ai dettagli delle ricette. Nel cast Ayo Edebiri, Abby Elliott, Liza Colón-Zayas, Ebon Moss-Bachrach, Oliver Platt, Jon Bernthal ma il protagonista assoluto è Jeremy Allen White, 32 anni, dal 2011 al 2021 nel cast di Shameless. Ora con il ruolo di Carmy Berzatto ha vinto uno Screen Actors Guild Award, un Critics’ Choice Award e anche un Golden Globe come miglior attore.

Com’è diventato attore?
«Ho iniziato a recitare a scuola a 12 anni. Non ero molto bravo nelle materie accademiche, ma ho sempre avuto tanta energia e poca attenzione, ho fatto tutte le attività sportive possibili: calcio, wrestling, baseball, danza. Recitare è stato naturale perché i miei genitori erano entrambi attori, nella nostra famiglia c’è sempre stata una passione per questo mestiere».

Quella di The Bear è una storia vera?
«Sì e no, è una rivisitazione immaginaria di Mr. Beef, un famoso ristorante di Chicago noto per i suoi panini di carne. Veri invece sono tutti i ristoranti che hanno ispirato questa seconda stagione, ristoranti super come Ever, Avec, Kasama, Lao Peng You. Lo chef Curtis Duffy di Ever è stato straordinario».

Ha qualcosa in comune con il suo personaggio?
«Carmy è ossessionato dal desiderio di provare a tutti di essere il migliore. Per lui è questione di vita o di morte. Ha investito tutto nel suo successo, al di fuori del ristorante non esiste. Se non riesce ad avere il successo che spera, la sua vita è finita. Mi sono rivisto in lui, perché all’inizio della mia carriera anche la mia identità era molto legata alla mia professione, se avevo successo come attore tutto era meraviglioso, ma se non ottenevo la parte, ero depresso e triste (ride). Parlandone ora, mi rendo conto di quanto insignificante possa essere una professione rispetto alla vita in generale».

Per prepararsi a questo ruolo ha frequentato una scuola di cucina. Com’è andata?
«Ho frequentato per due settimane l’Institute of Culinary Education, a Pasadena. Avevo molti dubbi, perché sapevo quant’era importante imparare la professione. Ero in classe con Ayo-Sydney, mio sous chef dello show. È stato interessante conoscere una collega attrice in questo processo di apprendimento, creare una connessione attraverso il linguaggio della cucina che per me è l’aspetto più importante da catturare, che poi è il modo in cui Sydney e Carmy comunicano. Abbiamo imparato a lavorare con i coltelli, a ripetere lo stesso gesto centinaia di volte, a girare le uova... a un certo punto il maneggiare le padelle volevo che fosse un’estensione del mio braccio. È stato importante imparare i nostri movimenti, molte cucine sono luoghi piccoli e non c’è molto spazio».

È vero che, dopo il successo di The Bear, un sacco di attori famosi vostri amici vi hanno chiesto di potere girare qualche episodio?
«Sì e la cosa divertente è che molti di loro volevano far parte della famiglia fittizia dei Berzatto, tra cui Jamie Lee Curtis che interpreta mia mamma, Bob Odenkirk lo zio Lee, Sarah Paulson la cugina Michelle, Will Poulter fa un amico chef di Copenhagen. L’ideatore dello show, Storer, voleva che vedendo questi cameo la gente si chiedesse “Ma cosa ci fanno qui?”. Penso che la loro presenza contribuisca alle dinamiche familiari incasinate, e voi italiani capite benissimo cosa intendo (ride)».

Quali libri e film l’hanno aiutata a prepararsi?
«Ho letto la biografia di Marco Pierre White e Kitchen Confidential di Anthony Bourdain, che amava cibo e cucina, ma aveva una seria passione per la vita. Per creare Carmy ho attinto alla sua grinta, e alla sua simpatia perché nessuno vuole guardare uno show dove lo chef è sempre arrabbiato e urla contro tutti. Cinematograficamente parlando, i miei film preferiti sull’argomento sono Big Night e Il sapore del successo con Bradley Cooper, che trovo spettacolare».

La cosa che l’ha sorpresa di più lavorando alla serie?
«Sono stato in cucina per una giornata a Republique, un ristorante incredibile di Los Angeles. E poi ho fatto sei settimane in un bistrot francese chiamato Pasjoli, a Santa Monica. Lo chef Dave Beran è stato di grande supporto, anche lui ha iniziato a Chicago, al ristorante super stellato Alinea, mi sembrava molto appropriato imparare da lui. Ho iniziato come fossi una mosca al muro, poi durante il corso della giornata mi hanno dato qualche compito, e alla fine mi hanno messo in linea. Cucinavo il cibo che veniva servito ai clienti! E ho capito molte cose. Ho sempre avuto molto rispetto per gli chef e l’arte della cucina, ma dopo lo show è cresciuto in modo esponenziale. L’impegno e il sacrificio sono impressionanti, credo di aver iniziato a guardare ai ristoranti come a veri e propri miracoli, quello della ristorazione è un mondo difficile e competitivo. Ci sono così tante variabili, nuovi ristoranti ogni giorno e moltissimi chef di talento, specialmente in città come Los Angeles, Chicago, New York. La definizione di successo in quel mondo è complicata».

È migliorato in cucina dopo la seconda stagione?
«Me la cavo, ma sono diventato bravissimo a fingere! Cucino più di prima e cerco sempre di migliorare. Sono cresciuto senza questo tipo di educazione, i miei genitori non erano bravi in cucina. Il mio piatto preferito? Toast al formaggio con zuppa al pomodoro. Quando non mi sento bene è sempre il piatto che scelgo per tirarmi su, anche se adesso la scelta del pane e del formaggio è decisamente più gourmet».

Sul Venerdì dell’11 agosto 2023

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