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Il gangster che inventò Las Vegas

Il gangster americano Benjamin "Bugsy" Siegel (1906-1947). Getty Images

 
BRUTTE STORIE Bugsy Siegel ebbe una grande idea. Peccato che...
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Bugsy ha avuto un’idea. Una grande idea, perché Bugsy è un tipo in gamba.

In realtà si chiamerebbe Benjamin, Benjamin Siegel, Bugsy è un soprannome dei bei tempi andati, quando era ancora un ragazzotto e faceva parte di una banda conosciuta come Bugs and Meyer Mob. Ma a meno che tu non sia un pezzo grosso o comunque un suo amico è meglio non chiamarlo così, perché bug in inglese vorrebbe dire scarafaggio, mentre mob vuol dire mafia, e infatti il suo è un gruppo di killer a pagamento che opera nella New York tra gli anni 20 e 30. E anche quella è una grande idea, un gruppo di fuoco che le famiglie ingaggiano e si passano quando vogliono far fuori qualcuno senza beccarsi subito la colpa usando i propri uomini: un’intuizione che Albert Anastasia svilupperà brillantemente negli anni 50 con la sua Murder Inc.

A dire il vero neanche Benjamin Siegel sarebbe il suo vero nome, in origine farebbe Siegelbaum, perché anche se è nato a Manhattan i suoi vengono dalla Polonia. Appartiene a quella ge…

Bugsy ha avuto un’idea. Una grande idea, perché Bugsy è un tipo in gamba.

In realtà si chiamerebbe Benjamin, Benjamin Siegel, Bugsy è un soprannome dei bei tempi andati, quando era ancora un ragazzotto e faceva parte di una banda conosciuta come Bugs and Meyer Mob. Ma a meno che tu non sia un pezzo grosso o comunque un suo amico è meglio non chiamarlo così, perché bug in inglese vorrebbe dire scarafaggio, mentre mob vuol dire mafia, e infatti il suo è un gruppo di killer a pagamento che opera nella New York tra gli anni 20 e 30. E anche quella è una grande idea, un gruppo di fuoco che le famiglie ingaggiano e si passano quando vogliono far fuori qualcuno senza beccarsi subito la colpa usando i propri uomini: un’intuizione che Albert Anastasia svilupperà brillantemente negli anni 50 con la sua Murder Inc.

A dire il vero neanche Benjamin Siegel sarebbe il suo vero nome, in origine farebbe Siegelbaum, perché anche se è nato a Manhattan i suoi vengono dalla Polonia. Appartiene a quella generazione di gangster che mette ancora insieme irlandesi, ebrei dell’Europa centrale e italiani, gente come Gentleman Jack Diamonds, Meyer Lansky e Lucky Luciano, che hanno sostituito la vecchia mafia della Mano Nera e dei cosiddetti Uomini con i Baffi, ma non sono ancora arrivati a Cosa Nostra. Gente nuova, comunque, che ha delle idee, come quella che ha appena avuto Bugsy.

Costruire una città. Se nel resto degli Stati Uniti le leggi impediscono di fare un sacco di cose, per esempio giocare d’azzardo, basterebbe fondarne una lontano dagli occhi, e quindi anche dal cuore, dei benpensanti, magari in mezzo al deserto, tipo quello del Nevada, e farsi lì gli affari propri, con le leggi giuste. Non tutta subito, naturalmente. Partire da qualcosa di più piccolo.
Un albergo. Un casinò. Il Flamingo.

Ci vogliono soldi, ce ne vogliono tanti, un milione e mezzo di dollari, ma le famiglie di New York ce li hanno, li danno a Bugsy e lui comincia.

Il vero problema, però, non è che ci vogliono tanti soldi, è che ce ne vogliono di più, perché i costi, tra spese effettive e mazzette, lievitano, ma soprattutto c’è tanta gente che se li ruba e così il milione e mezzo arriva fino a sei, e ancora non finisce.

Bugsy viene licenziato. Nel senso che mentre è a casa sua, a Beverly Hills, seduto sul divano del suo salotto, un proiettile sparato dalla finestra di fronte gli si infila in un occhio e lo ammazza sul colpo.

Però aveva avuto una bella idea, Bugsy Siegel.

Il Flamingo viene terminato nel 1947, funziona, e qualche anno dopo diventa Las Vegas.

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