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Caccia grossa al granchio blu

la pesca del granchio blu nella Sacca del Canarin. foto di Mirco Toniolo / Agf

 
I pescatori del Delta del Po sono in prima linea per fronteggiare l’invasione del crostaceo che, venuto dall’Atlantico, fa strage di vongole. Riusciranno i nostri eroi? Reportage
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Porto Tolle (Rovigo). Va bene il turismo, le piste ciclabili, i camper dal Nord Europa, la centrale elettrica che produceva il 10 per cento dell’energia italiana e ora sta per diventare un villaggio ecosostenibile. Tutto a pelo d’acqua: da una parte le pannocchie, dall’altra la laguna, ovunque aironi, garzette e l’aria pura bollinata “Riserva della biosfera” dell’Unesco. Va bene la pace e l’incanto, ma il Delta del Po è soprattutto pesca. Si pesca a Goro e Comacchio in Emilia, e si pesca nelle lagune di Porto Tolle, dove il Nordest dei distretti non ha mai sostituito il Veneto delle cooperative: «Abbiamo 1.500 soci pescatori» ci dice Emanuele Rossetti, responsabile scientifico del Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine. «E altri 1.600 operano sul versante emiliano del Delta». È una pesca diversa, di fatica stanziale e cicli produttivi che sanno quasi di zolla: si semina, si coltiva, si raccoglie. Cozze, ostriche, e vongole: «La nostra è l’unica cozza Dop italiana» sottolinea il …

Porto Tolle (Rovigo). Va bene il turismo, le piste ciclabili, i camper dal Nord Europa, la centrale elettrica che produceva il 10 per cento dell’energia italiana e ora sta per diventare un villaggio ecosostenibile. Tutto a pelo d’acqua: da una parte le pannocchie, dall’altra la laguna, ovunque aironi, garzette e l’aria pura bollinata “Riserva della biosfera” dell’Unesco. Va bene la pace e l’incanto, ma il Delta del Po è soprattutto pesca. Si pesca a Goro e Comacchio in Emilia, e si pesca nelle lagune di Porto Tolle, dove il Nordest dei distretti non ha mai sostituito il Veneto delle cooperative: «Abbiamo 1.500 soci pescatori» ci dice Emanuele Rossetti, responsabile scientifico del Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine. «E altri 1.600 operano sul versante emiliano del Delta». È una pesca diversa, di fatica stanziale e cicli produttivi che sanno quasi di zolla: si semina, si coltiva, si raccoglie. Cozze, ostriche, e vongole: «La nostra è l’unica cozza Dop italiana» sottolinea il sindaco di Porto Tolle Roberto Pizzoli. Sono quarant’anni che i barchini dei vongolari hanno soppiantato i telai in conto terzi. È una storia lunga, che a molti ha cambiato la vita: «Ma tra sei mesi rischia di essere archiviata» sibila il biologo Rossetti. «Lavoro con le vongole dal 1991, ma una cosa del genere non l’ho mai vista: è più grande di noi, sta facendo danni enormi».


La “cosa” è il granchio blu, alias callinectes sapidus, un crostaceo venuto dall’Atlantico che a sentire i pescatori del Delta è la creatura più forte, resistente e aggressiva che si sia mai vista in laguna. Tutto sembra improvvisamente a rischio. Ma se il granchio fa strage di vongole, i vongolari si sono organizzati per fare strage di granchi. A Rovigo il Prefetto ha già convocato due riunioni operative, a Porto Tolle il sindaco ha firmato un’ordinanza d’emergenza: dallo scorso 19 luglio in Polesine è iniziata la lotta senza quartiere all’intruso che divora molluschi e benessere.


Venti chili a testa

D’estate le vongole si raccolgono al mattino presto: dalla superficie del mare sale l’alba, dal fondo si setacciano i venti chili di veraci in quota giornaliera per ogni pescatore. Quando arriviamo alla Sacca del Canarin, il tratto di laguna più esposto verso l’Adriatico, troviamo solo un barchino con a bordo due donne e due uomini: «Ormai qui veniamo in pochi, il Canarin è la valle di pesca più devastata dal granchio» dice il caposquadra con 33 anni di esperienza alle spalle. La collega maledice il granchio e si perde in un inno alla vongola, «tanto gentile quanto quello è carogna». Per farci capire meglio, ci mostra l’attrezzo andato di recente a far compagnia a reti, pompe e rastrelli: «Lo vedi questo martello? Se c’è bisogno so come reagire, perché quello è capace di staccarti un dito». Quello è appunto il granchio blu, grande nuotatore in acque dolci e salate e divoratore di tutto quello che incontra: «Attacca vongole, cozze, ostriche, ma anche cefali, gamberi, e persino i granchi verdi tanto pregiati per le moeche» ci spiega Emanuele Rossetti. La laguna è calma, la barca avanza spedita, la giornata è splendida, e noi fatichiamo a entrare in modalità allarme generale. Poi però raggiungiamo un altro barchino, che ha calato le reti ma non punta ai molluschi: «Fermati un minuto» dice Giancarlo Binatti, vongolaro dal 1996. La sua barca si allontana, torna indietro, la rete si gonfia, si allunga, poi il motore entra in folle e Binatti ritira il pescato: saranno 30 chili di granchi, le famose chele blu dei maschi e le più piccole pinze arancioni delle femmine. Un’altra gettata, pochi minuti d’attesa e la rete è piena di nuovo: «Sono ovunque, non resta che andarli a pescare». La laguna è calma ma la battaglia è in corso: «I nostri soci ne catturano anche 130 quintali al giorno» dice Rossetti. «Ma non basta».


La semina è sospesa

Difficile dire cosa ci facciano tanti granchi nel Delta: «La prima segnalazione del granchio blu in laguna di Venezia è addirittura del 1949» spiega Sasa Raicevich, ricercatore della sede di Chioggia dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). «È un crostaceo estremamente adattabile, che qui ha trovato abbondanza di cibo e assenza pressoché totale di predatori». Per anni il granchio blu ha costituito un piccolo fastidio, se non un’ulteriore occasione di pesca. Poi lo scorso dicembre ci si è accorti che l’equilibrio si era rotto, e quest’estate le acque della laguna hanno finito per ribollire di milioni di attivissime chele: «Stiamo ancora cercando di capire perché» ammette Raicevich. «Tra le ipotesi valutiamo l’aumento di temperatura del mare, l’abbondanza di acqua dolce in seguito all’alluvione di maggio, se non addirittura la pesca sempre più frequente dei granchi più grandi che predavano massicciamente gli esemplari più piccoli». L’impatto è stato devastante: «La produzione di vongole è legata a un ciclo di semina e raccolta che dura in media un anno e mezzo» spiega Rossetti. «Nel 2022 il Consorzio ha speso oltre quattro milioni di euro in novellame in larga parte perduto, mentre quest’anno la semina è completamente sospesa perché finirebbe direttamente in pancia al granchio». In attesa di studiare, capire, mettere a punto nuovi equilibri non resta che scatenare questa caccia primordiale: «I pescatori vorrebbero sradicarlo ma si potrà al massimo contenerlo» dice il ricercatore Raicevich.


Il prosecco sì e noi no


Il mercato ittico di Scardovari, nel comune di Porto Tolle, di solito tratta pesce azzurro, molluschi, crostacei: la mattina si conferisce alla pesa, il pomeriggio si vende all’asta. Ma in quest’estate di guerra viene e va quasi solo granchio blu: secchi, vasche, container pieni di granchio blu. Per accelerare le operazioni è stato allestito un punto di raccolta direttamente a mare: svuotato un barchino ne arriva subito un altro e in un’ora i chili di granchio sono già diventati quintali. Vista da vicino è una sorta di film dell’orrore, per cui le schiere del nemico sono sempre magicamente compatte e guadagnano terreno nonostante le stragi: «Trovi granchio blu in alto mare ma anche nei campi di granturco» ci dice un addetto alla pesa. «Ieri un mio amico ne ha raccolti otto accanto alla pompa di irrigazione». Non si sa cosa farne: dei 100 quintali che se ne pescano ogni giorno, il 10 per cento finisce in cucina, ma il resto lascia il Delta come “sottoprodotto categoria C3, non destinato a consumo umano”: «Tra compensi per i pescatori e costo dello smaltimento il Consorzio sta spendendo quasi ventimila euro al giorno per fronteggiare l’emergenza» dice Rossetti. La Regione Veneto ha fatto un primo timido stanziamento, il governo ha replicato con fondi più cospicui, ma per le voci di banchina siamo ancora lontani da quello che ci vorrebbe: «Per il Prosecco i milioni non sono mai un problema, per le vongole dobbiamo sudarceli» ghigna un pescatore. C’è un problema ambientale: «Il granchio blu rischia di annientare la biodiversità della laguna» dice Emanuele Rossetti. E c’è un problema sociale: «Il Consorzio dei pescatori è la prima azienda del Polesine, se va in crisi per noi è un disastro» sospira il sindaco Pizzoli.


In fondo è grazie soprattutto alla vongola che dieci anni fa si è potuta assorbire la chiusura della centrale elettrica di Porto Tolle con i suoi seicento dipendenti. I 1.500 soci del Consorzio ogni anno ne raccolgono seimila tonnellate, che con le cozze pescate in laguna e mare aperto garantiscono un fatturato di quasi sessanta milioni di euro: «E in più c’è l’indotto» puntualizza Rossetti. «Ma se non succede qualcosa, già in autunno siamo tutti alla fame». Cosa deve succedere? Il governo metterà altri soldi, i pescatori raddoppieranno gli sforzi. Ma il granchio blu non sparirà: «Capisco le preoccupazioni di chi vive di molluschi» dice Raicevich. «Ma sul lungo termine la natura troverà un nuovo equilibrio». Non è detto che, dopo vongole e cozze, il granchio blu non si trasformi nella prossima voce a bilancio.

Sul Venerdì del 18 agosto 2023

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