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Sexting e ricordi di gioventù

QUESTIONI NON SOLO DI CUORE: ogni settimana Natalia Aspesi risponde ai lettori del Venerdì
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Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Scrive una lettrice che preferisce restare anonima:

Essendo incappata anche io nella infelice pratica del sexting, la credevo ingenuamente un preludio e un surrogato in attesa di. Invece ho capito che è una pratica fine a se stessa di adulti infantilizzati, appagati dal giocare (è tutto un verbo al condizionale: ti farei, ti direi, ecc. Proprio come i bambini giocando dicono: facciamo che io ero...). Temo non sia altro che un ulteriore regressione di quella che un’altra eccellente Natalia (la Ginzburg) chiamava adolescentizzazione perpetua del sesso e non solo, un «sogno d’adolescenza... il desiderio che il rapporto più drammatico tra quelli esistenti, il rapporto fra uomo e donna, perda la sua drammaticità e si trasformi in qualcosa di transitorio e violento». Un desiderio per lo più maschile, temo, e aggiungerei: la donna viene ridotta a un fantasma utile solo a creare un desider…

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Scrive una lettrice che preferisce restare anonima:

Essendo incappata anche io nella infelice pratica del sexting, la credevo ingenuamente un preludio e un surrogato in attesa di. Invece ho capito che è una pratica fine a se stessa di adulti infantilizzati, appagati dal giocare (è tutto un verbo al condizionale: ti farei, ti direi, ecc. Proprio come i bambini giocando dicono: facciamo che io ero...). Temo non sia altro che un ulteriore regressione di quella che un’altra eccellente Natalia (la Ginzburg) chiamava adolescentizzazione perpetua del sesso e non solo, un «sogno d’adolescenza... il desiderio che il rapporto più drammatico tra quelli esistenti, il rapporto fra uomo e donna, perda la sua drammaticità e si trasformi in qualcosa di transitorio e violento». Un desiderio per lo più maschile, temo, e aggiungerei: la donna viene ridotta a un fantasma utile solo a creare un desiderio da rivolgere verso se stessi. Potrebbe chiederne le cause, per favore, a qualche psichiatra o psicologo che passa tra le vostre pagine? E perché per noi donne questo non vale?
 

Signora, mi perdoni, alla mia età si vorrebbe parlare solo di cose angelicate, ma a questo tipo di lettera ho già risposto scoprendo che anche io, dimenticandomene, ci ero passata. Contentissima, circa 60 anni fa, un tempo abbastanza lungo da togliermi dal peccato. Non so come si chiamasse allora e, forse perché innamorata, la pratica non mi lasciò indifferente. Io allora ero sempre via, bisognava aver voglia di cercarmi e cercarmi, in giro per il mondo. Era forse quell’ idea di ritrovarsi, così lontano, e sentirsi così vicino, tanto da toccarsi? Le dirò, ricordarmelo mi ha fatto piacere, anche io sono stata giovane, in tempi così lontani! Però mi permetta di non chiederne le cause a colleghi che tutto sanno, perché non avviliscano il bel ricordo.

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