✕

I transiti del desiderio

1 minuti di lettura

Difficile, dopo Domenica, maledetta domenica, il capolavoro di John Schlesinger del 1971, fare un film su un triangolo bisessuale. Ci prova Ira Sachs con Passages, ora cinema. I “passaggi”, immagino, sono quelli, complicati e arcani, come lo è sempre la sessualità, dal corpo di un genere a quello di un altro. Ma anche dal conforto di una relazione nota all’avventura di una passione imprevista.

Tomas e Martin sono sposati, un matrimonio stanco, l’unione testarda di due solitudini, come accade quando si vive insieme da anni dimenticando di amarsi ogni giorno. È nelle crepe di questi giorni tutti uguali che può fiorire il seme di un incontro nuovo. Che in questo caso, con sorpresa di tutti, si chiama Agathe. Passages, tra Fassbinder e la nouvelle vague, è un film sui transiti del desiderio. Ma anche, forse so…

Difficile, dopo Domenica, maledetta domenica, il capolavoro di John Schlesinger del 1971, fare un film su un triangolo bisessuale. Ci prova Ira Sachs con Passages, ora cinema. I “passaggi”, immagino, sono quelli, complicati e arcani, come lo è sempre la sessualità, dal corpo di un genere a quello di un altro. Ma anche dal conforto di una relazione nota all’avventura di una passione imprevista.

Tomas e Martin sono sposati, un matrimonio stanco, l’unione testarda di due solitudini, come accade quando si vive insieme da anni dimenticando di amarsi ogni giorno. È nelle crepe di questi giorni tutti uguali che può fiorire il seme di un incontro nuovo. Che in questo caso, con sorpresa di tutti, si chiama Agathe. Passages, tra Fassbinder e la nouvelle vague, è un film sui transiti del desiderio. Ma anche, forse soprattutto, sulle contusioni emotive che un vero narcisista inevitabilmente lascia dietro di sé e dentro gli altri. In questo caso l’oggetto contundente, imbronciato e febbrile, è Tomas. Agathe e Martin sono i contusi, non sempre in grado di tenere a bada la loro disposizione masochista verso le sue incursioni egoiste.

Che i “passaggi” siano un’andata e ritorno omo-etero (quando una porta è chiusa si bussa all’altra) poco importa, se non per l’aumento del numero di variabili in gioco e dunque dei giochi di prestigio narcisistici. Peccato che Tomas sia così predatorio e autocentrato! Ci fa dimenticare quegli amori che, più spesso di quanto non si creda, illuminano, con la polvere magica di una malinconica complicità, l’incontro tra una donna etero e un uomo gay.

No, per lui proprio non valgono i versi di Szymborksa che così bene descrivono l’amoroso ossimoro queer che può legare una donna etero e un uomo gay: «Cercheremo un’armonia, sorridenti, fra le braccia, anche se siamo diversi come due gocce d’acqua».

Sul Venerdì del 18 agosto 2023

Leggi i commenti