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Arbitri del mondo

Per aiutare l’Africa il momento sarebbe propizio. Ma la politica e gli interessi delle superpotenze ostacolano la collaborazione tra gli Stati
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Caro Serra, l’Africa ha capito che è giunto il momento per reclamare la sua libertà, la proprietà delle sue risorse e la possibilità di usarle. Solo così la migrazione potrebbe invertirsi, perché serviranno manodopera specializzata e tecnologie. È una rivoluzione epocale che è solo iniziata, con radici nelle primavere arabe. L’Occidente ha abbandonato la sua spinta verso la fratellanza dei popoli, ha sempre un nemico da combattere raccontando la frottola dell’esportazione della democrazia con le armi, ignorando che la si esporta solo con l’esempio, il dialogo e il confronto a livello di parità e rispettando gli accordi. È da appoggiare la dottrina Mattei, martire di questa proposta. Sarebbe un grave errore se continuassimo ad appoggiare la politica di interventi armati ovunque. Sarebbe anche la fine della Ue, che mostra di non voler contare o di essere vassallo degli Usa, che dalla fine della Seconda guerra mondiale continua ad occupare militarmente l’Italia e la Germania. La Russia i…

Caro Serra, l’Africa ha capito che è giunto il momento per reclamare la sua libertà, la proprietà delle sue risorse e la possibilità di usarle. Solo così la migrazione potrebbe invertirsi, perché serviranno manodopera specializzata e tecnologie. È una rivoluzione epocale che è solo iniziata, con radici nelle primavere arabe. L’Occidente ha abbandonato la sua spinta verso la fratellanza dei popoli, ha sempre un nemico da combattere raccontando la frottola dell’esportazione della democrazia con le armi, ignorando che la si esporta solo con l’esempio, il dialogo e il confronto a livello di parità e rispettando gli accordi. È da appoggiare la dottrina Mattei, martire di questa proposta. Sarebbe un grave errore se continuassimo ad appoggiare la politica di interventi armati ovunque. Sarebbe anche la fine della Ue, che mostra di non voler contare o di essere vassallo degli Usa, che dalla fine della Seconda guerra mondiale continua ad occupare militarmente l’Italia e la Germania. La Russia invece si è ritirata da tutti i territori che aveva occupato lasciandoli liberi di decidere il loro destino, anche di arruolarsi con chi la vuole combattere. Ora è il momento dello stop, se si vogliono evitare conseguenze ancora peggiori e devastanti. È solo questione di volontà e di dignità. Collaborazione e fratellanza non sono bestemmie.

Claudio Faccin

Caro Faccin, l’Ucraina, da sé sola, basterebbe a smentire la sua idea che “la Russia si è ritirata da tutti i territori che aveva occupato”. Questo per dire che non la sola America, ma la politica delle superpotenze che decidono i destini del mondo è l’ostacolo più serio alla sua idea (giusta) di una collaborazione internazionale paritaria tra le nazioni. Ma basta pensare all’evanescenza ormai esiziale dell’Onu (come istituzione e come concetto) per rendersi conto che da questo punto di vista il mondo ha fatto, negli ultimi decenni, solo passi indietro. Quanto all’Africa, ne so talmente poco che mi guardo bene dal dire la mia sul Niger (credo sia questo l’innesco della sua lettera). Mi limito a suggerirle qualche dubbio in più a proposito di un “processo di liberazione dell’Africa” che non mi sembra così evidente. Se è vero che il post colonialismo europeo ha prodotto guasti che sono lo strascico del colonialismo classico, non credo che russi e cinesi intendano fare di meglio, i primi con le loro armate mercenarie e la loro idea brutale di egemonia, i secondi con la loro politica di imperialismo economico. Anche a me piace molto che si evochi Enrico Mattei, e più in generale guardo con speranza e interesse a tutto ciò che tende a riequilibrare i rapporti internazionali uscendo dall’asfissiante pretesa americana di fungere da arbitro di una partita della quale è solo uno tra i tanti giocatori. Ma bisogna tenere conto di altri attori che non vedono l’ora di sostituirsi agli Stati Uniti nel ruolo di padroni del mondo, la Russia di Putin, povera di economia e ricca di atomiche e di arroganza nazionalista, e la Cina, il cui programma, a proposito del mondo, è comperarlo. Come dice una battuta circolante, preferisco essere comperato che bombardato. Ma preferirei di gran lunga essere libero, e fare parte di una Unione Europea che disponga finalmente di una propria politica estera, autonoma da tutti. Utopia, lo so. Ma è bello sperarlo.

Sul Venerdì del 25 agosto 2023

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