L’orca assassina è tutto tranne che assassina
di Alex SaragosaOrcinus orca è un mammifero della famiglia dei delfinidi. Si trova pressoché in tutti i mari del mondo, dall’Artico all’Antartide ai Tropici. Monika Shields / getty images
Gladis Blanca, Gladis Gris e Gladis Negra sono il terrore dei naviganti nello stretto di Gibilterra: dal 2020, con altri complici, hanno attaccato oltre 500 imbarcazioni. No, le Gladis non sono una ciurma di piratesse, ma orche, e il loro comportamento sta sorprendendo tutto il mondo: seguono le barche di piccole dimensioni, le speronano, ne mordono la parte sommersa accanendosi soprattutto sul timone. In tre casi la barca attaccata è addirittura affondata, ma senza danni per chi vi stava sopra: le orche li hanno ignorati.
Diecimila chilometri più a Sud, altre orche stanno facendo invece perdere la pazienza a chi organizza tour marini intorno a Cape Town, in Sudafrica: due maschi di orca, Port e Starboard (Babordo e Tribordo), hanno trovato una fonte di cibo decisamente insolita, gli squali bianchi, che ogni tanto attaccano per mangiarne, con precisione chirurgica, il fegato. Dimostrando di essere svegli, gli squali bianchi hanno risposto evitando da allora quelle acque, e questo ha f…
Gladis Blanca, Gladis Gris e Gladis Negra sono il terrore dei naviganti nello stretto di Gibilterra: dal 2020, con altri complici, hanno attaccato oltre 500 imbarcazioni. No, le Gladis non sono una ciurma di piratesse, ma orche, e il loro comportamento sta sorprendendo tutto il mondo: seguono le barche di piccole dimensioni, le speronano, ne mordono la parte sommersa accanendosi soprattutto sul timone. In tre casi la barca attaccata è addirittura affondata, ma senza danni per chi vi stava sopra: le orche li hanno ignorati.
Diecimila chilometri più a Sud, altre orche stanno facendo invece perdere la pazienza a chi organizza tour marini intorno a Cape Town, in Sudafrica: due maschi di orca, Port e Starboard (Babordo e Tribordo), hanno trovato una fonte di cibo decisamente insolita, gli squali bianchi, che ogni tanto attaccano per mangiarne, con precisione chirurgica, il fegato. Dimostrando di essere svegli, gli squali bianchi hanno risposto evitando da allora quelle acque, e questo ha fatto infuriare chi accompagnava i turisti a vederli durante la caccia alle foche. Infine, lungo le spiagge di Fukui, in Giappone, dopo decenni di pacifica convivenza fra bagnanti e delfini, questi ultimi hanno iniziato a prendere a morsi e testate gli umani in acqua, come se non li volessero più fra le pinne.
È la rivolta dei cetacei contro gli umani? Ma no, il caso dei delfini mordaci lo ha spiegato a Science News Giovanni Bearzi, presidente della Dolphin Biology Conservation: «Molte persone li vedono come amichevoli cuccioli, mentre sono animali selvatici con tutti i rischi relativi». I delfini, attirati a riva da qualcuno che gli ha dato del cibo, possono essere infastiditi dall’eccessiva presenza umana, che interferisce con le loro attività, e dopo averci segnalato con fischi e movimenti di allontanarci, passano alle maniere forti.
Processo di imitazione
Più complesso il caso delle orche mangia-squali. «Orcinus orca è una delle specie con le maggiori capacità comunicative e sociali del Pianeta», spiega Sabina Airoldi, naturalista esperta in cetacei e dirigente scientifico dell’Istituto di ricerca Tethys, che accoglie a bordo delle sue barche anche appassionati desiderosi di vedere da vicino i cetacei del Mediterraneo. «Sanno inventare nuove strategie di caccia e insegnarle ai membri del loro gruppo. Ai poli, per esempio, coordinandosi, riescono a rovesciare i grandi lastroni di ghiaccio su cui le foche cercano riparo: alcune li inclinano montandoci sopra, altre provocano ondate per farli oscillare e altre ancora catturano le prede in acqua. Le orche che usano le tecniche di caccia più complesse in genere appartengono ai gruppi “offshore”, che migrano negli oceani puntando alle specie più grandi, mentre i gruppi “locali” di orche frequentano aree di mare costiere. Forse Port e Starboard appartenevano a un gruppo offshore e poi, per qualche motivo, si sono fermati davanti al Sud Africa, applicando agli abbondanti squali bianchi locali le tecniche apprese al largo».
La cosa curiosa è che siano stati due maschi adulti a inventare un nuovo comportamento, visto che la struttura sociale delle orche è matriarcale: le femmine anziane guidano e istruiscono gruppi di femmine e cuccioli, mentre i maschi si spostano fra i gruppi per accoppiarsi, mantenendo però sempre uno stretto legame con la madre per tutta la vita. Per fortuna degli squali sudafricani, anche la trasmissione culturale nelle orche passa soprattutto attraverso le autorevoli matriarche, per cui Port e Starboard, finora, non sembrano aver avuto successo nel diffondere la moda del filetto di squalo. «Il termine moda, non è usato a sproposito, fra le orche si sono già notate manìe prive di apparenti benefici: per qualche mese, per esempio, quelle di Puget Sound, in Canada, sono andate in giro con un salmone morto sulla testa. In questa ottica forse vanno visti anche gli incidenti di Gibilterra, che non chiamerei attacchi, perché non pare che le orche volessero fare del male: se questi cetacei, che pesano fino a 10 tonnellate, volessero davvero affondare le barche, non ne sarebbe rimasta una a galla». Alcuni però ipotizzano che tutto sia nato dopo che Gladis Blanca è stata ferita da una barca, come proverebbero alcune cicatrici: l’orca allora si sarebbe avventata contro il natante, per poi essere imitata dalle altre. «Tuttavia della quarantina di orche che frequentano Gibilterra nella stagione del passaggio dei tonni, solo una dozzina, per lo più giovani, lo fanno. Non escluderei che anche in questo caso si possa trattare di una sorta di moda, uno svago, potremmo dire. Fra i cetacei non sono rari i comportamenti ludici: in oltre trent’anni li ho visti molte volte impegnati a “giocare”, come i tre grampi che per oltre un’ora si sono “passati” un sacchetto di plastica; o quel giovane globicefalo che a un metro dalla nostra barca ci spruzzava addosso zampilli d’acqua dalla bocca». I diportisti davanti a Gibilterra, però, vorrebbero usare mortaretti, gasolio incendiato o peggio, per allontanare le orche “giocherellone”. «Per fortuna il governo spagnolo ha ribadito che non si toccano. Il consiglio è di evitare certe aree o mantenere una bassa velocità».
Resta il fatto che, più in generale, i cetacei non se la passano bene: «Le stesse orche di Gibilterra sono considerate in pericolo di estinzione e, nel Mediterraneo, delle otto specie presenti, cinque sono minacciate da pesca eccessiva, inquinamento chimico e acustico, navi e cambiamento climatico». Intanto nel Santuario Pelagos, fra Francia e Italia, si avvistano più capodogli di un tempo. «Da sempre presenti più a Sud, pare si stiano ora muovendo verso Nord, forse perché le acque stanno diventando troppo calde per loro o per le loro prede preferite, i cefalopodi abissali».
Sul Venerdì del 25 agosto 2023