Genitori single: vi raccontiamo la nostra estate così Gengle
dal nostro inviato Riccardo StaglianòFoto di gruppo alle terme di San Giovanni, a Rapolano Terme: in primo piano, la fondatrice Giuditta Pasotto con il figlio (Aleandro Biagianti / Agf)
Castellina in Chianti (Siena). Alla fine, stringi stringi, un titolo potrebbe essere: una separazione è per sempre. Nell’estate del 2023, quando i progressi sulla fusione dell’atomo sembrano anticipare un futuro di energia sconfinata, non siamo ancora riusciti a metabolizzare la fissione della coppia.
Sono entrato al raduno nazionale dei Gengle, gruppo di genitori-single, convinto che la qualifica non scandalizzasse più nessuno. Ne sono uscito due giorni dopo ricreduto: non è affatto the new normal. Forse in Svezia, dove i single sono maggioranza. Ma non nell’Italia che, nonostante l’esempio emancipatore di Michela Murgia, a quanto pare resta una repubblica fondata sulla famiglia tradizionale.
Un’amica che ha fatto una figlia da sola, e non è neanche l’unic…
Castellina in Chianti (Siena). Alla fine, stringi stringi, un titolo potrebbe essere: una separazione è per sempre. Nell’estate del 2023, quando i progressi sulla fusione dell’atomo sembrano anticipare un futuro di energia sconfinata, non siamo ancora riusciti a metabolizzare la fissione della coppia.
Sono entrato al raduno nazionale dei Gengle, gruppo di genitori-single, convinto che la qualifica non scandalizzasse più nessuno. Ne sono uscito due giorni dopo ricreduto: non è affatto the new normal. Forse in Svezia, dove i single sono maggioranza. Ma non nell’Italia che, nonostante l’esempio emancipatore di Michela Murgia, a quanto pare resta una repubblica fondata sulla famiglia tradizionale.
Un’amica che ha fatto una figlia da sola, e non è neanche l’unica che frequento – per dire che il mio punto di vista può non essere rappresentativo della media nazionale – mi ha avvertito dell’evento. Trentacinque partecipanti, di cui venti genitori e quindici figli, che hanno risposto all’appello di Giuditta Pasotto, l’appassionata fondatrice di questa comunità, a ritrovarsi due giorni in un bell’agriturismo con piscina nel cuore del Chianti. Dove, a una tariffa democraticissima (125 euro, a mezza pensione) nell’estate dei rincari assassini, sedici mamme e quattro papà potevano finalmente tirare il fiato lasciando giocare i ragazzi con i loro coetanei. Il programma, parzialmente rivoluzionato da un clima ostile, oltre a nuotate ad libitum prevedeva giochi di società, animazioni e un dj serale. Segue cronaca.
Il cerchio del venerdì
Il casale in pietra, che domina un paesaggio di olivi e vigneti, è magnifico. Verso le cinque i partecipanti dal centro-nord Italia si appiccicano sul petto il nome e si radunano in cerchio intorno a Giuditta. L’idea di Gengle risale a quasi dieci anni fa quando, con tre figli e senza più un compagno, si rende conto dell’immane difficoltà, logistica oltre che emotiva, di gestire i ragazzi. Lavorando nella comunicazione le viene naturale creare il neologismo: darà il titolo al blog che riscuote subito un discreto successo. Con la speranza, spiega, di diventare un punto di riferimento per «le circa 200 mila persone che ogni anno si separano» e creare «un ambiente protetto per noi e i nostri figli». Sebbene sia una donna piena di risorse, parla del trauma della separazione, degli sguardi sospettosi degli altri, degli stereotipi («l’uomo sfigato, la donna milf») che circolano. Mi sembra che calchi la mano sullo stigma, ma i partecipanti annuiscono. È il loro turno di presentarsi rapidamente e il colpo d’occhio è quello di un raduno di Alcolisti anonimi. Giuditta: «C’è anche chi ci prova, ma non è questo il senso dei nostri incontri». Eventualmente, meglio Meeters (l’unico uomo solo, in T-shirt col disegno di uno che parla al cellulare sul cesso, puntualizza che deriva dall’inglese meet, incontrarsi), un social per single che da pochi mesi ha acquisito Gengle e organizza viaggi e altre attività. Qui i più sono alla prima esperienza. Uno ha fatto un Capodanno dove, con quindici euro per la cassa comune, hanno affittato un locale divertendosi assai. L’iscrizione è gratuita e ogni membro (son più di centomila) può proporre cose, dall’aperitivo alla gita.
A cena finisco accanto a Federica, cinquantenne di Vigevano, che ha lasciato il figlio undicenne con l’ex per rifiatare. Il ragazzo è impegnativo, ha bisogno del sostegno e, dopo lunga parafrasi, si scopre che è autistico e il padre lo tiene, sì e no, una settimana all’anno. Per compensare lei ha smesso di lavorare. È Alberto, ingaggiato come dj ma anche genitore separato, a risollevare l’umore della tavolata. Abbronzatissimo, baffetto alla Clark Gable e cappellino da baseball, per un po’ tiene il segreto sull’età, al netto di un 73 tatuato sul braccio: «Per il cinquantesimo ho affittato una limousine a Torino invitando sette ragazze in tubino nero a cui ho regalato una rosa bianca». Bunga bunga dreaming. Più d’uno ha esperienza di Avventure nel mondo, quel travel operator economico e collettivista (celebre la dicitura «ristorantini e alberghetti») che tra gli auspicati effetti collaterali aveva l’accoppiamento. Però qui, a onor del vero, non mi sembra che nessuno ci provi con nessuno. Le mamme ballano con le figlie al ritmo fluido di Mon Amour (“Ho visto lei che bacia lui/Che bacia lei, che bacia me”), ma i cori si fan più convinti e autobiografici sulle note di Cenere in cui Lazza, che racconta una storia al capolinea, assicura che “rinasceremo insieme dalla cenere”. Le più pragmatiche sperano che l’indomani, a dispetto del meteo, non piova.
Le terme del sabato
Purtroppo ha ragione l’algoritmo. Saltata la programmazione, si vota nella chat di WhatsApp: «Città d’arte (San Gimignano e Siena) o terme di San Giovanni?». La stragrande maggioranza con figli (sì, perché ci sono anche due ultrasessantenni senza, oltre all’anglista e al dj) vota per lo svacco termale, perché lì i ragazzi si divertiranno di più. Il cronista ovviamente segue il gruppone. E intervista le candidate tra un’abluzione e l’altra. Noemi, psicologa cinquantenne che lavora a Parma, è venuta con un maschio e una femmina che, al ritorno, passeranno tre settimane col papà. «Mi sono separata nel 2014. All’inizio perdi gli amici comuni che non vogliono prender posizione. Le feste comandate restano il momento più difficile. Però poi ci siamo organizzati e andiamo in vacanza spesso coi compagni di classe di mio figlio». È qui per provare, «forse la prossima volta sperimenterò Meeters». Comunque, anche nella civilissima Emilia, è sicura che spesso non la invitino a certe cene in quanto separata.
Ogni 5 minuti in Italia una coppia si separa: tempi lunghi e costi fino a 60mila euro per divorziare
Niente in confronto a B., impiegata quarantanovenne del centro Italia, sopravvissuta quattro anni fa a una separazione giudiziale, «pesantissima». Ma ora andrà meglio, no? «Uhm. In classe di mio figlio, quinta elementare, i genitori sono tutti sposati. Ogni attività scolastica prevede padri e figli. Ti fai forza e vai avanti, ma zoppicando». Ha anche ripreso a guidare, per portare in giro il bimbo, ma da ogni aggettivo che usa sgorga un’enorme fatica. A un certo punto aveva conosciuto un’altra separata con cui solidarizzare che, però, si è riaccoppiata lasciandola di nuovo sola a portare la croce: «Qui, invece, hanno tutti un vissuto simile al mio e finalmente posso parlarne senza paura». È decisamente una bella donna ma, da come si racconta, la dimensione sentimentale è ormai quiescente su un’orbita remota. Tutt’altra elaborazione del lutto quella di Benedetta, imprenditrice sanmarinese con bambina che conosce a memoria i testi delle hit dell’estate: «Per me è stata più di una liberazione, una rinascita: dico solo che mio padre, alla separazione, fece una festa offrendo Prosecco a tutto il paese. Per noi il terzo incomodo è stata la bicicletta, diventata un’ossessione, con tanto di manie del cibo, debiti e altre catastrofi. Conclusione: non son mai stata così bene neanche a sedici anni». Hanno l’affidamento congiunto, lui un’altra compagna, lei ha un po’ sperimentato ma ora non più. È qui per vedere l’effetto che fa.
A metà pomeriggio il cielo si apre e spunta l’ipotesi Siena. Ed è lì che l’unica romana del gruppo, con adolescente al seguito, dopo aver manifestato una disistima programmatica nei confronti dei giornalisti, mi confessa il motivo della sua presenza: per ingelosire un fidanzato troppo indeciso gli ha raccontato che avrebbe passato un fine settimana con un altro ma, non volendo andare sino in fondo, ha trovato incruento rifugio tra le separate.
Briscola e sospetti
Di ritorno all’agriturismo è il momento degli scatti con il fotografo. Non partecipano giusto un avvocato («L’altro genitore potrebbe avere da ridire») e la romana fuggitiva. Anna, una psicologa di Legnano con adolescente-fotocopia, ricorda di quando una prof le aveva detto, in quello che voleva essere un complimento, che «la ragazza è serena, tranquilla: non sembra figlia di separati». Per dire delle percezioni. Ma quindi è vero che il sospetto sopravvive? Agnese, corvina prof fiorentina di italiano e latino, conferma: «In classe di mio figlio su ventisette alunni solo tre hanno genitori separati». Mi arrendo. Se fuori dal Grande raccordo anulare di Roma, che talvolta i giornalisti scambiano per le Colonne d’Ercole dell’esistente, è ancora eccezione, questo però è il luogo dove diventa regola, condizione di ammissione al club, in un rovesciamento balsamico.
Il mistero resta per le due over 60. Alessandra ha rotto col marito un decennio fa e il figlio trentenne la sta per rendere nonna: «Lo status di separata non scade mai?», chiedo. «Quando ci lasciammo, persi tutto: lavoro, casa, amici. Certo, ora non ci penso più ma vengo perché sono curiosa, è un ambiente tranquillo e avevo già apprezzato un paio di eventi a Firenze. Ho ritrovato lavoro nel volontariato e mi sembra anche, se volessero chiedermeli, di poter dare consigli a giovani che passano oggi quel che ieri ho passato io».
Le vie della socializzazione sono infinite e non necessariamente sessualizzate. In Toscana e in Emilia le Case del popolo. Altrove i dopolavoro ferroviari e altri circoli. O gli eventi Gengle dove la qualifica di genitori vince su quella di single. Tant’è che il clou del dopocena è un telefono senza fili classico, una sua versione recitata e un altro gioco che sembra una variante di 1-2-3 Stella che va forte su Tiktok. A seguire torneo di briscola con grandi e piccini.
L’indomani, a colazione, B. si avvicina circospetta: «Ci ho ripensato: potrebbe togliermi dalla foto e rendermi irriconoscibile nell’intervista?». È terrorizzata che l’ex possa scoprirlo e si imbestialisca. Alla fine l’unica cosa davvero per sempre è un figlio ed è lui, ogni giorno, a ricordarti che non puoi liberarti della persona con cui l’hai fatto, anche quando non vorresti averci più niente a che fare.
Sul Venerdì del 25 agosto 2023