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Due fratelli: la luce di una madre

Una scena di Due fratelli, opera seconda di Léonor Serraille con Annabelle Lengronne che interpreta una madre single

 
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Appena iniziata la Biennale di Venezia e vi parlo di un film di Cannes? Sì, perché è da ieri nelle sale e sarebbe un peccato non accorgersene. S’intitola Due fratelli ed è l’opera seconda di Léonor Serraille che nel 2017, con Montparnasse. Femminile singolare, aveva vinto, sempre a Cannes, la Caméra d’Or come miglior esordio. Siamo di nuovo a Parigi, ma ora nella banlieue, dove vive Rose, arrivata dalla Costa d’Avorio con due figli: Jean di dieci anni e Ernest di cinque. Anche questa volta Serraille racconta in modo non stereotipato una figura femminile fuori dagli stereotipi, compresi quelli sulle donne migranti, solitamente vittime o eroine. Di uno sguardo così, lontano dai cliché, a maggior ragione se progressisti, abbiamo bisogno.

«L’aspetto politico del film», dice Serraille, «è imporre un personaggio modello, che non si…

Appena iniziata la Biennale di Venezia e vi parlo di un film di Cannes? Sì, perché è da ieri nelle sale e sarebbe un peccato non accorgersene. S’intitola Due fratelli ed è l’opera seconda di Léonor Serraille che nel 2017, con Montparnasse. Femminile singolare, aveva vinto, sempre a Cannes, la Caméra d’Or come miglior esordio. Siamo di nuovo a Parigi, ma ora nella banlieue, dove vive Rose, arrivata dalla Costa d’Avorio con due figli: Jean di dieci anni e Ernest di cinque. Anche questa volta Serraille racconta in modo non stereotipato una figura femminile fuori dagli stereotipi, compresi quelli sulle donne migranti, solitamente vittime o eroine. Di uno sguardo così, lontano dai cliché, a maggior ragione se progressisti, abbiamo bisogno.

«L’aspetto politico del film», dice Serraille, «è imporre un personaggio modello, che non significa perfetto». Rose è inclassificabile: magnetica, disturbante, libera. Il film ruota attorno alla sua figura indomita (bravissima Annabelle Lengronne) di madre single che ama i figli almeno quanto la sua libertà, messa alla prova almeno quanto quella dei figli. Ai quali, spesso lasciati soli, trasmette la muta forza del corpo e dei legami, e due regole di sopravvivenza: mai piangere davanti agli altri, puntare sempre al successo. Ernest e Jean avranno vite diverse e un diverso rapporto, comunque intenso e difficile, con la madre. «Ci aggrappammo alla sua luce splendente», dice Ernest, figlio minore e voce narrante. Due fratelli, un film in tre capitoli (Rose-Jean-Ernest) di un anno ciascuno (1989, 1999, 2009), narra il tentativo di governare, forse di dominare, la propria migrazione.


Di solito la vita interiore viene descritta a partire dalla vita sociale. Qui è il contrario, la vita sociale è guardata a partire da quella interiore. È l’erba dalla parte delle radici, però da vivi, non da morti.

Sul Venerdì del 1° settembre

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