La rapina al succo di limone
di Carlo LucarelliPittsburgh, 6 gennaio 1995: il fotogramma della telecamera interna che mostra McArthur mentre rapina la banca
Il fotogramma è così netto e preciso che sembra quello di un film. Un film su una rapina, come Le iene di Quentin Tarantino o Point Break di Kathryn Bigelow, e infatti l’uomo ha in mano una semiautomatica e la sta puntando sul cassiere, perfettamente inquadrato, ripreso appena un po’ dall’alto, e giustamente non guarda in camera.
Unico neo: è un po’ lucido in faccia, e va bene, sarà il truccatore che non è un granché. E invece no, perché quello non è un film, è una rapina vera, e il fotogramma appartiene al video che la telecamera di sicurezza sta girando. McArthur invece è lucido perché ha il volto coperto di succo di limone. Il suo amico Clifton, che sta dietro di lui con un’altra pistola, gli ha detto che è lo stesso procedimento dell’inchiostro simpatico, che diventa invisibile: intingi la penna nel limone, come facevano le spie di una volta e oggi i bambini, e la scrittura non si vede.
Il fotogramma è così netto e preciso che sembra quello di un film. Un film su una rapina, come Le iene di Quentin Tarantino o Point Break di Kathryn Bigelow, e infatti l’uomo ha in mano una semiautomatica e la sta puntando sul cassiere, perfettamente inquadrato, ripreso appena un po’ dall’alto, e giustamente non guarda in camera.
Unico neo: è un po’ lucido in faccia, e va bene, sarà il truccatore che non è un granché. E invece no, perché quello non è un film, è una rapina vera, e il fotogramma appartiene al video che la telecamera di sicurezza sta girando. McArthur invece è lucido perché ha il volto coperto di succo di limone. Il suo amico Clifton, che sta dietro di lui con un’altra pistola, gli ha detto che è lo stesso procedimento dell’inchiostro simpatico, che diventa invisibile: intingi la penna nel limone, come facevano le spie di una volta e oggi i bambini, e la scrittura non si vede.
Vale pure per le fotografie. Hanno fatto anche la prova, Cliff si è puntato una polaroid sulla faccia raggrinzita, ha scattato e non è venuto niente, cartoncino bianco. Molto probabilmente la macchina era rotta, ma non ci hanno pensato. La mattina del 6 gennaio 1995 sono andati a Pittsburgh, a rapinare prima la Swiss Vale e poi la Fidelity Saving Bank, a volto scoperto, e sono tornati a casa con qualche migliaio di dollari. La polizia ha messo in giro il fotogramma di McArthur, pistola, giubbottino aperto e occhiali sulla testa, tranquillo e sicuro, così bello che l’hanno riconosciuto subito. Quando hanno bussato alla sua porta c’è rimasto malissimo. Ma come, ha detto, «I wore the lemon juice», avevo il succo di limone!
Finiscono dentro, Cliff fa un accordo col procuratore e scarica tutto sul compagno, che si becca venticinque anni di galera, salendo sicuramente in cima alla classifica dei rapinatori più sfortunati e più maldestri di tutti i tempi.
E infatti, più che ai film citati, o a The Heist-La Rapina di Michael Mann, questa storia assomiglia più a Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet, bellissimo. McArthur e il suo amico Clifton, però, diventano famosi anche per un altro motivo, perché finiscono in una importante ricerca psicologica sull’Effetto Dunning-Kruger, che consisterebbe in una distorsione cognitiva per cui persone totalmente incompetenti credono di saperne più di altri su argomenti di cui invece non capiscono niente. Un disturbo sempre molto diffuso, che non sembra riguardare soltanto le proprietà del succo di limone.
Sul Venerdì del 1° settembre 2023