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Così i maghi ci aiuteranno a smascherare le bufale

James Randi (illusionista, 1928-2020) ha smascherato diverse truffe pseudoscientifiche. Come lo è questo ritratto: creato per il Venerdì dalla piattaforma di IA Midjourney  

 
L’aveva già capito Houdini: conoscere i trucchi degli illusionisti aiuta a svelare le frodi. E oggi è utile alle neuroscienze. Che infatti stanno scoprendo molte cose. Incredibili
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La scienza, e la società, hanno bisogno di maghi. Non per lasciarsi incantare, tutto il contrario: per diventare più lucidi e capaci di tutelarci da complottismi e fake news. La pensa così il segretario nazionale – e cofondatore insieme a Piero Angela – del Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze), Massimo Polidoro, in partenza per l’Università di Harvard per studiare, con la storica della scienza Naomi Oreskes, il contributo di prestidigitatori e illusionisti allo smascheramento delle truffe scientifiche. Una tradizione dai nomi illustri, come Harry Houdini (1874-1926), che divenne il più acerrimo nemico dello spiritismo, svelando i trucchi usati dai (sedicenti) medium. L’erede più importante di Houdini è stato l’americano James Randi (scomparso nel 2020), di cui Polidoro è stato allievo per un anno, nel 1988, come racconta nel libro Geniale: 13 lezioni che ho ricevuto da un mago leggendario (Feltrinelli, 2022). Randi, negli anni Sessanta e Se…

La scienza, e la società, hanno bisogno di maghi. Non per lasciarsi incantare, tutto il contrario: per diventare più lucidi e capaci di tutelarci da complottismi e fake news. La pensa così il segretario nazionale – e cofondatore insieme a Piero Angela – del Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze), Massimo Polidoro, in partenza per l’Università di Harvard per studiare, con la storica della scienza Naomi Oreskes, il contributo di prestidigitatori e illusionisti allo smascheramento delle truffe scientifiche. Una tradizione dai nomi illustri, come Harry Houdini (1874-1926), che divenne il più acerrimo nemico dello spiritismo, svelando i trucchi usati dai (sedicenti) medium. L’erede più importante di Houdini è stato l’americano James Randi (scomparso nel 2020), di cui Polidoro è stato allievo per un anno, nel 1988, come racconta nel libro Geniale: 13 lezioni che ho ricevuto da un mago leggendario (Feltrinelli, 2022). Randi, negli anni Sessanta e Settanta, si esibiva come The Amazing Randi in numeri di escapologia alla Houdini, a mostrare agli scienziati, in modo clamoroso e incontestabile, quanto fossero indifesi di fronte ai truffatori.

«Nel 1979 alla Washington University di St. Louis nacque il “Laboratorio McDonnell per la ricerca psichica”, finanziato da un magnate interessato al paranormale» spiega Polidoro. «Il laboratorio lanciò un appello: si cercavano persone che asserissero di avere poteri paranormali – in particolare, che fossero capaci di piegare metalli “con il pensiero”, alla Uri Geller – per metterle alla prova con esperimenti scientifici. Dei trecento che risposero, solo due superarono brillantemente tutti i test tenuti lungo il corso di due anni: i diciottenni Steve Shaw e Michael Edwards. La scienza sembrava pronta a dare una patente di veridicità al paranormale. Ma poi Randi stupì tutti: i due ragazzi, in combutta con lui fin dall’inizio, erano prestigiatori dilettanti che simulavano capacità sovrannaturali grazie a normalissimi trucchi del mestiere, banali ma sufficienti a ingannare i fisici degli esperimenti». Fu un duro colpo per il laboratorio McDonnell, che infatti chiuse poco dopo, e per l’idea che gli scienziati potessero essere autonomi nell’indagine sul paranormale.

Trucchi e omeopatia

Nell’estate del 1988 Randi fu chiamato dall’autorevole rivista Nature a indagare su una presunta scoperta che aveva del miracoloso. «Nature aveva pubblicato uno studio dove l’immunologo francese Jacques Benveniste sosteneva che l’acqua conservasse una sorta di “memoria” delle sostanze che vi venivano diluite, con risultati che fra l’altro legittimavano l’omeopatia» spiega Polidoro.

«Di fronte alla comprensibile ondata di scetticismo sollevata da questo studio, Nature inviò una commissione d’inchiesta, che includeva Randi, nel laboratorio dell’Inserm di Parigi diretto da Benveniste, per riprodurre i test in condizioni controllate. E lui fu determinante nel ripristino della verità». Sulle provette furono affisse delle etichette con codici identificativi, in modo che nessuno dei ricercatori francesi sapesse se una certa provetta contenesse la soluzione “miracolosa” – ovvero un siero che, seppur diluito in acqua fino a sparire, per Benveniste riusciva comunque a ottenere un effetto su dei globuli bianchi, come se l’acqua ne avesse “memorizzato” le proprietà – oppure semplice acqua. La corrispondenza tra il reale contenuto delle provette e i codici fu messa in una busta sigillata, da aprire solo a esperimento concluso.

La scala spostata

«Con un colpo di genio, Randi suggerì di incollare la busta sigillata al soffitto del laboratorio, prima che venisse chiusa per la notte quella stanza di cui solo Benveniste aveva le chiavi» spiega Polidoro. «Il giorno dopo si vide che i risultati sperimentali smentivano la tesi di Benveniste, e si capì anche che qualcuno aveva tentato nottetempo di accedere clandestinamente alla busta incollata al soffitto. Lo smaliziato Randi, il giorno prima, aveva segnato a matita, mentre nessuno lo notava, l’esatta posizione della scala servita per appendere la busta al soffitto e poi riposta accanto al muro. Questo permise di capire che qualcuno, cercando di intervenire sui risultati del test, aveva spostato la scala. Colpo di scena!».


L’utilità dei maghi per la scienza non si limita allo smascheramento delle frodi: oggi è un prezioso aiuto per le neuroscienze. Un esempio è un’indagine pubblicata su Nature dal neurologo Stephen Macknik (con James Randi coautore). La premessa è che noi abbiamo due modalità di controllo dell’attenzione, una risponde a uno stimolo interno, ovvero corrisponde alla nostra volontà di concentrarci su qualcosa (detta “attenzione top-down”, dall’alto, cioè dal cervello, in basso); l’altra è più ricettiva agli stimoli esterni (ed è detta “attenzione bottom-up”, cioè dal basso, dai sensi, verso l’alto). Grazie allo studio delle tecniche dei maghi – ad esempio la rapidissima cattura dell’attenzione del pubblico quando il mago fa comparire una colomba, spesso per distogliere gli sguardi da qualche manovra segreta compiuta con l’altra mano – si è appurato che per suscitare l’attenzione bottom-up i neuroscienziati devono produrre uno stimolo che abbia queste caratteristiche: deve essere nuovo, insolito, ad alto contrasto con lo sfondo e in movimento.

Tra No vax e carte da gioco

Sempre i neuroscienziati oggi, grazie all’analisi dei trucchi dei prestigiatori, sanno che siamo incapaci di notare anche grandi cambiamenti in una scena, se questi avvengono in un istante in cui non stiamo guardando: una dimostrazione impressionante è il video dello psicologo (e illusionista) Richard Wiseman, dove lui e una collaboratrice, mentre ci chiedono di guardare un mazzo di carte, cambiano, nei pochi secondi in cui non sono inquadrati, i colori dei loro vestiti, del tavolo e dello sfondo senza che nulla di tutto questo venga notato.


È tutta una questione di aspettative: prevedendo, per via delle parole introduttive di Wiseman, un trucco che coinvolga le carte, perdiamo di vista il resto.


«Il fatto è che tendiamo a ritenere credibile solo ciò che conferma le nostre convinzioni preesistenti» spiega Polidoro, che analizza questi fenomeni nel La scienza dell’incredibile: come si formano credenze e convinzioni e perché le peggiori non muoiono mai. «Quest’idea è supportata anche da uno studio recente pubblicato su Science Advances, dove sono state messe in relazione le credenze antiscientifiche – su temi come il riscaldamento climatico, i vaccini e l’omeopatia – di un campione di soggetti e le loro effettive competenze. Si è visto che non sono le persone più ignoranti, ma quelle con buoni livelli di scolarizzazione a polarizzarsi di più, perché hanno più mezzi per autoconvincersi di una teoria che confermi i loro pregiudizi, anche se totalmente antiscientifica».


L’antidoto più efficace? «Non tanto il debunking, la smentita delle fake news, ma il pre-bunking, ovvero l’inoculazione preventiva del senso critico» spiega ancora Polidoro. «Ormai lo suggeriscono diversi studi».
Il più recente risale ad aprile, lo ha pubblicato su PlosOne lo psicologo irlandese Cian O’Mahony e mostra come un buon vaccino contro la credulità sia un corso di tre mesi che mette a confronto scienza e pseudoscienza. Ma certamente anche conoscere le gesta dell’Amazing Randi può aiutare.

Sul Venerdì del 1° settembre 2023

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