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Cccp. La mostra e la reunion senza live: “I nostri concerti non sono ripetibili”

I Cccp oggi: da sinistra Annarella, Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni e Fatur. (Guido Harari photography)

 

 
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Reggio Emilia. Come si fa a mettere in mostra i Cccp Fedeli alla Linea? Come si fa a mettere in mostra un gruppo musicale che è stato anche un tempo, un immaginario, il suono più rozzo e colto degli anni Ottanta? «Certo non con le locandine e i biglietti dei concerti», sorride sotto i baffoni Giovanni Lindo Ferretti, e con lui tutta la banda, Annarella, Fatur, Massimo Zamboni, riuniti attorno a una scrivania a Palazzo Magnani nel centro di Reggio Emilia a montare, smontare, scegliere, organizzare, implacabili e allegri, questa cosa che sta prendendo una forma sempre più precisa ma che non assomiglia in nessun modo al tradizionale concetto di mostra; non più di quanto i Cccp abbiano mai somigliato al concetto tradizionale di band. Erano l’unico gruppo punk del quale si andavano a leggere i testi; entrarono in modo deflagrante nella scena italiana creando un immaginario «che non esisteva», ricorda Ferretti, «perché era tutto New York, Londra e la California. In fondo siamo stati l’ultim…

Reggio Emilia. Come si fa a mettere in mostra i Cccp Fedeli alla Linea? Come si fa a mettere in mostra un gruppo musicale che è stato anche un tempo, un immaginario, il suono più rozzo e colto degli anni Ottanta? «Certo non con le locandine e i biglietti dei concerti», sorride sotto i baffoni Giovanni Lindo Ferretti, e con lui tutta la banda, Annarella, Fatur, Massimo Zamboni, riuniti attorno a una scrivania a Palazzo Magnani nel centro di Reggio Emilia a montare, smontare, scegliere, organizzare, implacabili e allegri, questa cosa che sta prendendo una forma sempre più precisa ma che non assomiglia in nessun modo al tradizionale concetto di mostra; non più di quanto i Cccp abbiano mai somigliato al concetto tradizionale di band. Erano l’unico gruppo punk del quale si andavano a leggere i testi; entrarono in modo deflagrante nella scena italiana creando un immaginario «che non esisteva», ricorda Ferretti, «perché era tutto New York, Londra e la California. In fondo siamo stati l’ultima avanguardia letteraria del ’900».

A rimetterli ora insieme dopo anni in cui non si erano frequentati più è Felicitazioni! Cccp - Fedeli alla Linea.1984 - 2024 che apre ai Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia dal 12 ottobre all’11 febbraio prossimo, e qualche giorno dopo, il 21, al Teatro Valli ci sarà il loro Gran Gala Punkettone condotto da Daria Bignardi e Andrea Scanzi, biglietti tutti esauriti. Ci sarà musica quella sera, ma chi si aspetta un concerto dovrebbe ricordare che i Cccp hanno raffinato l’arte del disattendere le attese («Arezzo mi attrezzo per il tuo disprezzo» declamava Annarella nel 1988 al pubblico rivoltoso di Arezzo Wave che aspettava le canzoni e si beccò un recital teatrale). Per cui: «Se non hai visto i Cccp all’epoca, non li hai visti. Non sono ripetibili» spiegano loro. «Ma puoi vedere la mostra. Perché la mostra è l’ultimo spettacolo dei Cccp Fedeli alla Linea».

Cercate un carro armato

Ovviamente parliamo di un collettivo la cui idea di spettacolo è sempre stata singolare. «Il primo gesto che abbiamo fatto quando abbiamo iniziato a suonare dal vivo fu di tirare un filo spinato tra noi e il pubblico», ricorda Ferretti. «Quando Annarella e Zamboni mi hanno proposto di fare la mostra per i quarant’anni dal primo disco, ho detto: non se ne parla neanche. Abbiate il buon gusto di aspettare che io muoia, e attorno al mio catafalco organizzate la mostra dei Cccp. Ma se la facciamo, allora io voglio un carro armato. Perché solo un carro armato mi riporta a quella forza: per andare a vedere i Cccp, devi passarci davanti». Il carro armato poi non si è trovato, e ad accogliere il visitatore saranno le sagome metalliche dei tre Vopos di Berlino est che marciano sulla copertina di Ortodossia (1984).

Ci sarà invece il tavolo di Togliatti, quello vero, nella sala dedicata all’album Affinità e divergenze tra il compagno Togliatti e noi. Lo ha preteso Zamboni: «Lo useremo per esporre i materiali del disco, insieme agli arredi di una dismessa sezione del Pci, ciclostile compreso». La prima idea di messa in mostra era stupendamente spericolata: «Pensavamo a dei diorama. I Cccp in una serie di mondi ognuno dietro il suo vetro», sorride Zamboni. E lì si intuisce perché aveva ragione Ugo Benassi, «il vecchio sindaco di Reggio della nostra giovinezza» ricordato da Ferretti, quando diceva «i Cccp forse non erano quello che avremmo voluto, ma erano quello di cui avevamo bisogno».

Un simulacro della Cortina di Ferro attende nel Chiostro grande, tra un pezzo di Muro di Berlino e una Trabant: «È fatta da una sessantina di cavalli di Frisia che abbiamo rimediato da un rottamaio, le putrelle le ha saldate un fabbro di Carpineti; tutto lavoro di artigiani locali, mica maestranze artistiche. Come del resto siamo sempre stati noi. È bella anche questa cifra». Altre sorprese attendono i fan del gruppo.

Come una casa occupata

Con la mostra arriva anche il catalogo di Felicitazioni! (Interno4, 460 pagine, 39 euro), un vortice di materiali con la grafica di Matteo Torcinovich. Stesso titolo anche per lo speciale box della Universal: «Conterrà cd e doppio vinile con una selezione di pezzi» spiega Annarella, «spillette, cinque foto scattate da Guido Harari, le cartoline con le foto di Marina Falcucci». Ci sarà un ciclo di incontri intitolato Danni Collaterali, il merchandising speciale realizzato da Slam Jam. Da quando la “cellula dormiente” Cccp si è risvegliata, è inarrestabile. Riuniti dal documentario Kissing Gorbaciov di Andrea Paco Mariani e Luigi D’Alife sul tour di Cccp, Litfiba, Rats e altri in Urss nell’89 (in uscita entro fine anno, crowdfunding su produzionidalbasso.com), «ci siamo ritrovati come se nulla fosse cambiato» racconta Ferretti. «Come se avessimo fatto un concerto la sera prima e ci fossimo trovati a colazione. Ci siamo sempre detti “fedeli alla linea, la linea non c’è”, e invece stava succedendo l’esatto contrario: infedeli alla linea, la linea c’è. Il nostro essere ancora qua esattamente come quarant’anni fa ne è la dimostrazione».

L’ultimo spettacolo dei Cccp infedeli alla linea richiede un palcoscenico in grado di contenere quella storia. I Chiostri sono quel palco, per Ferretti sono anche «la prima cosa che ho visto quando sono arrivato a Reggio da bambino, il mio terrore da adolescente perché da lì uscivano i gipponi della celere che caricavano ai cortei». Articolata in 25 sezioni (l’allestimento è di Stefania Vasques), il percorso è quasi un labirinto attraverso cortili, scale, le sette sale restaurate che ospitano i loro sette dischi, la stanza sotto per le foto, molte inedite, che Luigi Ghirri fece per la copertina di Epica Etica Etnica Pathos. «Poi sali», racconta Zamboni, «e il mondo cambia completamente. Tutto quello che prima era cronologico, diventa tumultuoso. Ti perdi. E c’è freddo». Se sotto, dice Ferretti, «è tutto sciccoso come lo erano gli abiti di Annarella, il piano di sopra sembra una casa occupata della Berlino degli anni 80, e infatti non ha il riscaldamento» quindi conviene coprirsi bene. Investiti da mille cose, si passa per sale con nomi come “Sono come tu mi vuoi” tappezzata dagli articoli dei giornali; schermi alti 13 metri, quadri e oggetti faturisti; la ricostruzione del Tuvat di Carpi, il centro sociale evocato in Emilia Paranoica; e quello della stanza della casa contadina di Fellegara dove nacque la band; un video mostra la facciata per 24 ore, alla Andy Warhol, «non succede nulla, solo che ogni tanto passa uno di noi».

Lo sberleffo finale

C’è uno spazio, come una scatola nera, dove si entra e al buio si ascolta il collage condensato di tutte le versioni pescate in giro della loro canzone più popolare: Amandoti. C’è la cover di Gianna Nannini, e c’è quella dei tifosi della Cremonese per la loro squadra. «Poi esci e ti trovi davanti la pubblicità della Tonale, perché, sì, Amandoti è anche il jingle pubblicitario di un’auto! Ma ci sono anche molte robe autoironiche. Per esempio, siccome siamo anche imperiali e megalomani ci siamo fatti costruire da un artista, Luca Prandini, un monumento di grandi dimensioni con noi quattro come eroi del socialismo». Ferretti è entusiasta. «Nella sezione chiamata “I Cccp incontrano la storia” ci sono due cose meravigliose. Il filmato di una cerimonia di partito a Pechino, la scenografia più imperiale sulla faccia della Terra, con sotto la musica di Emilia Paranoica, senza le parole. È perfetta: sembra che l’abbiamo scritta guardando questa sfilata. O forse loro l’hanno preparata ascoltando Emilia Paranoica! E poi c’è una televisioncina col video di un ragazzino in una strada di Shanghai che canta Io sto bene in inglese, I feel fine. Un colpo d’occhio meraviglioso, sono le cose che ti puoi aspettare da una mostra sui Cccp». Cose a volte “miracolose”. «Nel Chiostro piccolo, bellissimo, del ’400, non sapevamo cosa mettere. Poi Zamboni ha notato che tutto intorno c’erano delle traversine di ferro. Le ha contate. E sono esattamente il numero degli stati che componevano l’Urss! Così le abbiamo usate come aste per le bandiere di un mondo che non c’è più».

In un’altra stanza Roberto Pugliese ha creato un’installazione sonora per Onde, «una canzone perduta, il primo anno la facevamo spesso in concerto, ma non è finita in nessun disco e ce ne siamo dimenticati. L’abbiamo ritrovata per caso: ci sono cose che aspettano da 400 anni e cose che aspettano da 40. Però poi arrivano». Si esce dall’ultimo spettacolo dei Cccp con un ultimo sberleffo: un grande neon giallo scolpito da Arthur Duff con la scritta Fedeli alla lira. «Era l’insulto che ci rivolgevano quando abbiamo firmato con la Virgin. Non potevamo che chiudere così il cerchio». «Del resto», conclude Ferretti, «le storie già viste non sono la nostra storia. Questa è una storia tutta da scrivere e lo vedremo alla fine come va, adesso siamo alla fine e cominciamo a vederlo».

sul Venerdì del 1 settembre 2023

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