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In Amazzonia la giustizia viaggia in barca

La giudice Laura Costeira, 40 anni, sbarca dalla João Bruno II. (Kristin Bethge)

 
Come fa lo Stato brasiliano a portare la legge negli angoli più sperduti del Paese? Facile (si fa per dire): inviando una magistrata su una nave in tour nella foresta. Reportage
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SUELI, un’assistente sociale in maglietta e pantaloncini, con una pila di incartamenti stretta sotto il braccio, si appoggia alla ringhiera della nave per salire a bordo di un piccolo motoscafo agganciato al fianco dell’imbarcazione più grande. Sono le otto del mattino e fanno già quasi 35 gradi nei pressi della foce del Rio delle Amazzoni, dove il grande fiume si getta nell’Oceano Atlantico. Sueli e il suo collega, Leo, sono in ritardo. Il loro capo, la magistrata Laura Costeira, ha assegnato loro un incarico e oggi è l’ultimo giorno utile.


Il motoscafo si incammina con gran frastuono lungo il fiume. Qui, nello Stato di Amapá, nel Nord del Brasile, il Rio delle Amazzoni è talmente largo che a malapena si riesce a vedere l’altra sponda. La barca corre sull’acqua finché non compaiono delle capanne lungo la riva. Seu Ariton, un uomo fra i 35 e i 40 anni, aspetta in piedi sul molo. Quando Leo e Sueli sbarcano, li conduce sopra le assi di legno e poi su un sentiero che passa davanti a una…

SUELI, un’assistente sociale in maglietta e pantaloncini, con una pila di incartamenti stretta sotto il braccio, si appoggia alla ringhiera della nave per salire a bordo di un piccolo motoscafo agganciato al fianco dell’imbarcazione più grande. Sono le otto del mattino e fanno già quasi 35 gradi nei pressi della foce del Rio delle Amazzoni, dove il grande fiume si getta nell’Oceano Atlantico. Sueli e il suo collega, Leo, sono in ritardo. Il loro capo, la magistrata Laura Costeira, ha assegnato loro un incarico e oggi è l’ultimo giorno utile.


Il motoscafo si incammina con gran frastuono lungo il fiume. Qui, nello Stato di Amapá, nel Nord del Brasile, il Rio delle Amazzoni è talmente largo che a malapena si riesce a vedere l’altra sponda. La barca corre sull’acqua finché non compaiono delle capanne lungo la riva. Seu Ariton, un uomo fra i 35 e i 40 anni, aspetta in piedi sul molo. Quando Leo e Sueli sbarcano, li conduce sopra le assi di legno e poi su un sentiero che passa davanti a una serie di palafitte, fino a una capanna mezza sprofondata nel fiume a causa dell’erosione. Dentro, seduto per terra, c’è Seu Benedito, 91 anni, disabile e con gravi problemi di mobilità. Per lui sarebbe complicato spostarsi già in un terreno normale, ma qui nel villaggio dovunque si voglia andare bisogna percorrere continuamente scale e scalette. La sua unica speranza sono Sueli e Leo.


Dodici ore con le zanzare

I due assistenti sociali e il loro capo, la giudice Laura, fanno parte di una missione amministrativa tanto inusuale quanto apprezzata. Come fa lo Stato brasiliano a garantire la giustizia nei recessi più sperduti della foresta amazzonica? Piazzando lo Stato a bordo di una nave e trasportandolo nella foresta. Sulla nave, che ufficialmente è chiamata João Bruno II, ma ufficiosamente “Giustizia Viaggiante”, Laura Costeira e la sua squadra a ogni spedizione gestiscono centinaia di casi. Ogni due o tre mesi si mettono in viaggio per una settimana. I casi complicati vengono registrati sulla nave ed esaminati più tardi, ma per le faccende più pressanti Laura Costeira emette la sentenza seduta stante. È quello a cui ogni brasiliano ha diritto secondo la Costituzione: una giustizia equa.


La Giustizia Viaggiante è in circolazione da circa 25 anni: la creò Sueli Pini, una magistrata del Sud del Brasile. Per un decennio fu lei il giudice viaggiante, poi altri presero il suo posto: negli ultimi tre anni è stata Costeira a ricoprire la carica. «Non farti ingannare dal senso di avventura», dice, «non è divertente per niente». Questi viaggi sono le settimane più sfiancanti dell’anno per lei. Ha quarant’anni e un figlio di dieci, ma il bambino non può venire con lei. La magistrata è l’unica tra i passeggeri ad avere una cabina, il resto dell’equipaggio dorme sulle amache. A bordo lo spazio è poco, si muore di caldo, e il motore della nave resta in funzione 24 ore su 24. Una settimana di promiscuità, lavoro continuo, caldo, zanzare e rumore.


A Macapá, Costeira si occupa di diritto familiare. È abituata alle storie tragiche, ma le sofferenze che vede nei villaggi più sperduti sono di tutt’altro livello. «La gente spesso non ha nessun contatto con lo Stato. Molti esercitano la giustizia direttamente e questo porta grossi problemi». Ci sono 72 persone a bordo della João Bruno II per questo viaggio, che impiega dodici ore per raggiungere l’arcipelago di isole nella foresta. Il villaggio si chiama Vila Progresso e ha un migliaio di abitanti in mezzo al nulla, ma appartiene comunque al distretto della capitale, Macapá. Per andare in una banca, rivolgersi alle autorità o alla polizia, i residenti devono sobbarcarsi un viaggio in barca di dodici ore.


Sueli e Leo ricevono le informazioni da Seu Benedito. Due anni fa si è rotto l’articolazione del ginocchio e da allora non è più in grado di camminare. Di tutte le faccende burocratiche si occupava suo nipote Ariton. Ma due settimane fa l’uomo ha cercato di ritirare dei soldi dal conto di Seu Benedito e gli è stato detto che era stato congelato. L’istituto previdenziale di Macapá è convinto che Seu Benedito sia morto. Non è raro, da queste parti, che la gente ometta di segnalare la morte di un parente per continuare a percepirne la pensione.


Domande e risposte


Laura ha incaricato Sueli e Leo di andare a controllare se Seu Benedito sia effettivamente vivo. E se abbia bisogno di un tutore. Mettere una persona sotto tutela è una grave intromissione nei diritti personali di un individuo, perciò bisogna andarci coi piedi di piombo. «È abbastanza comune che la gente chieda di ottenere la tutela su un parente per poi rubargli i soldi», racconta la magistrata. Perciò ha dato istruzioni a Sueli e Leo di verificare se sia realmente necessaria la tutela o se esista qualche altro modo per aiutare Seu Benedito. I due hanno raccolto tutte le informazioni, interrogato figlie e nipoti e parlato con Ariton. Ci sono un mucchio di scartoffie da produrre. Dicono ad Ariton di venire alla barca il giorno seguente e portare i documenti necessari. Se non si presenterà, Seu Benedito e la famiglia dovranno aspettare il prossimo viaggio della Giustizia Viaggiante, fra due o tre mesi.


Al mattino di buonora, tante piccole imbarcazioni si ormeggiano intorno alla João Bruno II. La giudice Costeira presiede l’aula di tribunale: un container con una stampante, un po’ di ventilatori e qualche sedia. All’interno sono seduti il pubblico ministero, il difensore d’ufficio e un cancelliere.
Oggi ha una dozzina di casi da esaminare. Uno è quello di una giovane che accusa un guidatore di motoscafo di omicidio colposo. In piena notte, racconta la donna, che all’epoca era incinta, era andata dal capitano mentre era in travaglio e gli aveva chiesto di portarla all’ospedale. Ma stava piovendo e la corrente era troppo forte per arrivare a Macapá. «Avremmo rischiato la vita», dice il capitano. Poche ore dopo, la ragazza perse il bambino: è convinta che se fosse arrivata in ospedale sarebbe sopravvissuto. Costeira assolve l’uomo dicendo che ha agito correttamente scegliendo di non mettere in pericolo la vita della donna. Questo caso è un buon esempio di come viene esercitata la giustizia al di fuori dei tribunali, da queste parti: dopo l’incidente, il guidatore del motoscafo ha perso il lavoro, i vicini hanno smesso di frequentarlo e la gente a Vila Progresso lo chiama assassino. L’assoluzione è un sollievo per lui: non solo non avrà strascichi legali, ma ha un documento che certifica la sua innocenza. Spera che questo possa restituirgli la sua reputazione.


Mentre Laura lavora su questi casi, Ariton aspetta seduto fuori, tenendo sulle ginocchia documenti, certificati di nascita, di matrimonio e di pensione. La magistrata lo fa entrare. Seu Benedito, dice, è sano di mente. L’unica cosa che non è in grado di fare è camminare, e questo non è abbastanza per consegnare la sua vita nelle mani di qualcun altro. Costeira ha ben chiaro, tuttavia, che Seu Benedito ha bisogno di aiuto. Nomina Ariton tutore legale per sei mesi, finché non saranno risolte le questioni aperte con l’istituto previdenziale e la banca. Qualche ora dopo, l’uomo firma i documenti. «La nave porta la giustizia più vicino a noi», dice. La João Bruno II è un pezzo di Stato di diritto che arriva in mezzo al Rio delle Amazzoni a intervalli di qualche mese. Niente di più, ma anche niente di meno. A molti, quaggiù, va già bene così. «Ci rende la vita un po’ più facile», conclude Ariton.

Sul Venerdì del 1 settembre 2023 (Traduzione di Fabio Galimberti)

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