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Rufus Wainwright è ancora stanco dell’America

La copertina  di Folkocracy, album del 2023 contentente la rilettura di Going to a Town in coppia con Anohni

 
La canzone della settimana è Going to a town del cantautore americano
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Questa è la più bella canzone che Rufus Wainwright ha scritto. Si chiama Going to a Town, era in Release the Stars (2007). Sette anni dopo George Michael ne incise una preziosa cover in stile crooner nel live Symphonica, registrato con la grande orchestra al Palais Garnier di Parigi. Ora Rufus la ripropone in duetto con Anohni (già Antony Hegarty di Antony & The Johnsons) nel recente Folkocracy (il dodicesimo album, con ospiti come David Byrne, John Legend e Chaka Khan), dove esplora la musica delle radici, quella che ascoltava da bambino, in gran parte rifiutata dopo il coming out e il suo debutto queer (suo padre, con cui si è recentemente riconciliato, è il folksinger americano Loudon Wainwright III; sua madre, morta nel 2010, la cantautrice canadese Kate McGarrigle).

Going to a Town è una ballata con un inquietante e riconoscibilissimo intro di pianoforte, «l’unica mia canzone che in qualche concerto è stata fischiata», racconta Rufus. Fu scritta sull’onda dell’indignazio…

Questa è la più bella canzone che Rufus Wainwright ha scritto. Si chiama Going to a Town, era in Release the Stars (2007). Sette anni dopo George Michael ne incise una preziosa cover in stile crooner nel live Symphonica, registrato con la grande orchestra al Palais Garnier di Parigi. Ora Rufus la ripropone in duetto con Anohni (già Antony Hegarty di Antony & The Johnsons) nel recente Folkocracy (il dodicesimo album, con ospiti come David Byrne, John Legend e Chaka Khan), dove esplora la musica delle radici, quella che ascoltava da bambino, in gran parte rifiutata dopo il coming out e il suo debutto queer (suo padre, con cui si è recentemente riconciliato, è il folksinger americano Loudon Wainwright III; sua madre, morta nel 2010, la cantautrice canadese Kate McGarrigle).

Going to a Town è una ballata con un inquietante e riconoscibilissimo intro di pianoforte, «l’unica mia canzone che in qualche concerto è stata fischiata», racconta Rufus. Fu scritta sull’onda dell’indignazione, dopo la guerra in Iraq; «Sono così stanco dell’America», canta: un attacco frontale all’amministrazione Bush, presidente inviso alla comunità Lgbtqia+ per la sua nota omotransfobia.


La città cui la canzone fa riferimento è Berlino, dove Rufus si era rifugiato per registrare Release the Stars (lì incontrò il suo futuro marito Jörn Weisbrodt): «Una città che è già stata distrutta una volta e ha imparato cosa vuol dire essere vittima degli orrori della guerra. Gli Usa non avrebbero fatto quell’errore se avessero patito quelle pene».

Nella nuova versione di Going to a Town il pianoforte è sostituito dalla chitarra di Val McCallum, ma sono gli archi e la voce “speciale” di Anohni a fare la differenza. Belle entrambe, questa di Folkocracy più malinconica, rassegnata: non c’è fine alle guerre, e neanche all’omotransfobia e al razzismo.

Sul Venerdì dell’8 settembre 2023

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