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Ma io non condanno il 110 per cento

PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. In difesa dell’intervento pubblico in economia
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Caro Michele, si straparla del danno erariale provocato dalla ormai famigerata agevolazione creditizia del 110 per cento a favore di coloro che ne hanno usufruito. Sono fra questi, condomino di un immobile che con la complessa operazione edilizia denominata “cappotto” ha pensato alla riqualificazione energetica, e che ciò giovasse al riequilibrio ecologico della città in cui abito, Milano. Certo mi è convenuto alle condizioni date, un raro esempio di contributo virtuoso da parte dello Stato nei confronti di una comunità di cittadini che non avrebbe potuto altrimenti permettersi l’onere. Tralasciando la consueta malizia con cui il governante di turno imputa al predecessore i motivi del deficit che si trova a dover gestire, mi pare che considerare il beneficio fiscale in questione alla stregua di un “regalo scriteriato” senza vederne il vantaggio che ne deriva da un punto di vista ecologico sia un esercizio di falsa coscienza.

So che mi attirerò contumelie, ma bisogna che ci si renda co…

Caro Michele, si straparla del danno erariale provocato dalla ormai famigerata agevolazione creditizia del 110 per cento a favore di coloro che ne hanno usufruito. Sono fra questi, condomino di un immobile che con la complessa operazione edilizia denominata “cappotto” ha pensato alla riqualificazione energetica, e che ciò giovasse al riequilibrio ecologico della città in cui abito, Milano. Certo mi è convenuto alle condizioni date, un raro esempio di contributo virtuoso da parte dello Stato nei confronti di una comunità di cittadini che non avrebbe potuto altrimenti permettersi l’onere. Tralasciando la consueta malizia con cui il governante di turno imputa al predecessore i motivi del deficit che si trova a dover gestire, mi pare che considerare il beneficio fiscale in questione alla stregua di un “regalo scriteriato” senza vederne il vantaggio che ne deriva da un punto di vista ecologico sia un esercizio di falsa coscienza.

So che mi attirerò contumelie, ma bisogna che ci si renda conto che in questo Paese, se non c’è sostegno pubblico all’intento migliorativo, tutto rimane uguale e sempre più compromesso sotto il profilo ambientale. Il contributo statale è sicuramente stato molto, forse troppo, generoso. Ma non taciamo i vantaggi che procurerà.

Francesco Tarantino (Milano)

Caro Francesco, grazie per l’equilibrio (raro) con il quale difende il 110 per cento, al tempo stesso definendolo «forse troppo generoso». La comunicazione politica sembra avere del tutto perduto ogni traccia di dialettica: le cose o sono meravigliose, perché le ho fatte io, o una porcata, perché le hai fatte tu. Ed è, questo, il modo peggiore di discutere, o meglio di non discutere. Sul 110 per cento ho già scritto che il nome non gli ha giovato. Lo ha reso, in partenza, demagogico, a dispetto delle migliori intenzioni.

Ma questo non sposta di un centimetro la vera questione sul tappeto: l’intervento pubblico nell’economia e nella vita dei cittadini ha riconquistato, durante e dopo la pandemia, il peso che aveva perduto negli anni, secondo me scriteriati, del liberismo dogmatico, quello che ha cercato di levare ogni legittimità e soprattutto ogni funzionalità all’intervento dello Stato.

Ci si è poi accorti che senza lo Stato (ovvero senza un’entità “terza” che cercasse di mediare tra forti e deboli) le società sarebbero più inique e soprattutto più deboli, più esposte al disagio e alla sventura. Dopodiché, sulle forme e i modi con i quali intervenire, il dibattito è sempre aperto, e sempre lecito. Può darsi che del 110 per cento abbia approfittato anche chi non ne aveva bisogno. Di qui a maledire uno dei rari casi nei quali lo Stato ha deciso di diventare attore munifico (forse troppo munifico) dell’economia, ce ne corre. È un poco come per il reddito di cittadinanza: qualcuno ne ha approfittato? Male. Molti ne hanno tratto conforto, avendone diritto? Bene.

Sul Venerdì del 15 settembre 2023

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