Il fado multiforme di Amália Rodrigues
di Giuseppe VidettiL’album Amália Rodrigues (conosciuto come Busto), 1962, con il brano Estranha forma de vida
Questa è una canzone monumentale. Suggestiva già dal titolo, Estranha forma de vida; impegnativa quanto la sua interprete, Amália Rodrigues (1920-1999): un capolavoro della musica portoghese, ben al di là e al di sopra del folclore da taverna (Caetano Veloso la canta nel film Fados di Carlos Saura, un colpo al cuore, è su YouTube). Siamo all’inizio degli anni 60, Amália, la regina del fado (il genere intriso di blues e saudade che ha radici profonde nella musica portoghese), è ormai una vedette internazionale – trionfi all’Olympia di Parigi, al Sistina di Roma e al Canecão di Rio de Janeiro.
Nel momento in cui lo scialle da fadista che da quasi vent’anni indossa con fierezza e umiltà incomincia a pesarle sulle spalle, il geniale compositore Alain Oulman la guida con l’autorevolezza…
Questa è una canzone monumentale. Suggestiva già dal titolo, Estranha forma de vida; impegnativa quanto la sua interprete, Amália Rodrigues (1920-1999): un capolavoro della musica portoghese, ben al di là e al di sopra del folclore da taverna (Caetano Veloso la canta nel film Fados di Carlos Saura, un colpo al cuore, è su YouTube). Siamo all’inizio degli anni 60, Amália, la regina del fado (il genere intriso di blues e saudade che ha radici profonde nella musica portoghese), è ormai una vedette internazionale – trionfi all’Olympia di Parigi, al Sistina di Roma e al Canecão di Rio de Janeiro.
Nel momento in cui lo scialle da fadista che da quasi vent’anni indossa con fierezza e umiltà incomincia a pesarle sulle spalle, il geniale compositore Alain Oulman la guida con l’autorevolezza del talento puro dentro una nuova fase: il fado di Amália riesce ad allargare gli orizzonti poetici senza tradire la gloria del passato (i portoghesi non l’avrebbero accettato, non lo accetterebbero neanche oggi), spalancando la sua voce a un esistenzialismo cosmico che mette l’eroina popolare in contatto con l’intellighènzia dell’epoca.
Nel 1962 ricomincia da zero con un album che porta il suo nome e che i fan chiameranno Busto, perché ha in copertina un calco di gesso del suo profilo altero. Amália solletica l’orgoglio patriottico con la straziante Povo que lavas no rio (Popolo che lavi nel fiume), su un poema di Pedro Homem de Mello, e scrive lei stessa il testo di Estranha forma de vida, liriche autobiografiche musicate dal grande Alfredo Marceneiro (dieci anni dopo ne ripropone una versione jazz col sassofonista Don Byas: «È stato per volontà di Dio / Se vivo con quest’ansia / Che strana forma di vita / Ha questo mio cuore / Un cuore indipendente / Un cuore che non comando»), che la catapulta nel decennio più creativo della sua carriera.