✕

Salute: ecco le regole per la manutenzione del cuore

(Getty images)

 
Tecnologia e medicina rigenerativa stanno cambiando il volto della cardiologia. Lo racconta, qui e in un libro, il direttore scientifico del Monzino, Giulio Pompilio. Con preziosi consigli
4 minuti di lettura

Un solo organo veniva lasciato intatto dopo la morte. Custodiva l’ab, l’anima, e la mummia ne avrebbe avuto bisogno nel giorno del giudizio davanti agli dei. Gli imbalsamatori egizi, nel rimuovere le viscere, stavano bene attenti a non toccare il cuore. Il perché l’avrebbe spiegato Erasmo da Rotterdam qualche millennio più tardi: «Il cuore ha sempre ragione» e la natura «infuse nell’uomo più passione che ragione perché tutto fosse meno triste».
Cinquecento anni ancora e un cardiochirurgo, Giulio Pompilio, direttore scientifico del Centro Cardiologico Monzino e professore di cardiochirurgia all’università di Milano, ha ripreso il concetto, usando la frase dell’Elogio della Follia come titolo del suo libro (in libreria dal 19, presentazione al Centro Brera il 25 settembre alle 18), Il cuore ha sempre ragione. L’età d’oro della cardiologia: dai tessuti rigenerati alle cure contro ipertensione e colesterolo alto (Marsilio editori).

Pompilio ripercorre il filo rosso che parte dall’ab, pass…

Un solo organo veniva lasciato intatto dopo la morte. Custodiva l’ab, l’anima, e la mummia ne avrebbe avuto bisogno nel giorno del giudizio davanti agli dei. Gli imbalsamatori egizi, nel rimuovere le viscere, stavano bene attenti a non toccare il cuore. Il perché l’avrebbe spiegato Erasmo da Rotterdam qualche millennio più tardi: «Il cuore ha sempre ragione» e la natura «infuse nell’uomo più passione che ragione perché tutto fosse meno triste».
Cinquecento anni ancora e un cardiochirurgo, Giulio Pompilio, direttore scientifico del Centro Cardiologico Monzino e professore di cardiochirurgia all’università di Milano, ha ripreso il concetto, usando la frase dell’Elogio della Follia come titolo del suo libro (in libreria dal 19, presentazione al Centro Brera il 25 settembre alle 18), Il cuore ha sempre ragione. L’età d’oro della cardiologia: dai tessuti rigenerati alle cure contro ipertensione e colesterolo alto (Marsilio editori).

Pompilio ripercorre il filo rosso che parte dall’ab, passa per le conoscenze della medicina di oggi (inclusi i consigli per mantenere il cuore sano) e si proietta in un futuro in cui intelligenza artificiale e medicina rigenerativa ci aiuteranno a tenere vivo a lungo il nostro battito.

Lei il cuore lo conosce bene. Ha davvero sempre ragione?
«La nostra società è diventata un po’ cervellocentrica, ma io ai miei figli ho sempre consigliato di seguire il cuore. Nel lavoro e nello studio è importante che ci sia passione. Senza essere irragionevoli, certo».

Che percorso ha seguito per arrivare dritto al cuore?
«Tortuoso in realtà. Mi sono iscritto a medicina con il sogno di diventare neuropsichiatra, ma a metà strada mi sono accorto di essere totalmente inadeguato. Ho avuto un periodo di crisi, poi un giorno sono andato a trovare un medico al Monzino. L’ho seguito mentre operava un paziente al cuore. Non capivo nulla o quasi di quel che faceva, ma mi si è acceso un interruttore dentro. Mi affascinava la tecnologia che stava dietro a un intervento di quel tipo, a partire dalla circolazione extracorporea».

Che rapporto ha con la tecnologia?
«Mi è sempre piaciuta, dai tempi del Commodore 64. Non mi limitavo a giocarci, volevo capire come funzionava. Avevo 18 anni ma intuivo che da lì sarebbero sgorgate grandi novità».

Oggi ha 58 anni, che novità vede per il futuro?
«Sempre la tecnologia, che nel frattempo è letteralmente esplosa. In medicina vuol dire tante cose: diagnosi e terapie nuove, strumenti per operare, analisi dei dati, tecniche per studiare un paziente in modo digitale. In parallelo oggi cresce la medicina rigenerativa. Quando ero un giovane medico era ai primordi, ma è sempre stata al centro della mia attività di ricerca».

Di che cosa si tratta?
«Comprende tutte le terapie avanzate per rigenerare e ricostruire i tessuti danneggiati, dall’uso delle cellule staminali all’ingegneria genetica. Rispetto ad altre branche della medicina, la cardiologia è indietro nell’applicarla. Ma quando mi concentravo nel fare il medico stavo molto attento a tenere uniti i due aspetti: la cura dei pazienti da un lato e la ricerca in laboratorio dall’altro. Anche se voleva dire lavorare 12 ore, dividevo la mia giornata fra la sala operatoria e le provette».

Perché, oggi non fa più il medico?
«Da quando sono direttore scientifico vedo meno pazienti, anche se continuo a lavorare 12 ore al giorno».

Tecnologia vuol dire anche intelligenza artificiale. Come fa ad andare d’accordo con il cuore?
«Con la carenza di medici che abbiamo ogni aiuto è ben accetto. A parte gli scherzi, l’intelligenza artificiale nei nostri ospedali è già una realtà, soprattutto per l’analisi di tac, risonanze magnetiche e altri esami radiologici. Come sempre il futuro è difficile da immaginare nei dettagli, ma sono convinto che i computer un giorno sostituiranno una parte del lavoro dei medici. Porteranno l’ospedale fuori dalle sue mura, nelle case dei pazienti. Ognuno di noi verrà profilato dal punto di vista della salute con una mole di dati che sarà ingestibile senza l’aiuto dell’informatica. A segnare un altro grosso passo avanti sarà un giorno l’arrivo dei computer quantistici, assai più potenti degli attuali. A questi progressi non possiamo rinunciare se vogliamo mantenere in salute una popolazione che invecchia con un sistema sanitario dai costi sostenibili».

È vero che la cardiologia è la disciplina che ha fatto più progressi negli ultimi anni nel ridurre la mortalità?
«È vero, si è fatto moltissimo. Allo stesso tempo però è come se avessimo raggiunto un plateau. Facciamo fatica a fare ulteriori progressi con gli strumenti che abbiamo in mano oggi. Sentiamo il bisogno di cambiare pagina. Il nostro grande problema sono le malattie croniche, soprattutto lo scompenso cardiaco. Abbiamo molti pazienti anziani che sopravvivono, ma con una qualità della vita che ha necessità di essere migliorata».

Lei ha fatto migliaia di interventi. Una domanda che si fa sempre chi deve essere operato è come si diventa bravi chirurghi.
«La strada oggi è diversa rispetto ai miei tempi. La tecnologia è diventata molto presente anche nella didattica, e questo mette a proprio agio i ragazzi. Si usano molto i simulatori e quando si entra in sala operatoria è facile fare esperienza con gli interventi poco invasivi. Questo tipo di interventi infatti, eseguito con i cateteri, sta diventando sempre più diffuso. Si usano ormai anche per riparare o sostituire le valvole. La conseguenza è che la nicchia di pazienti che continuerà ad avere bisogno delle operazioni tradizionali, a cuore aperto, troverà meno chirurghi esperti. È come se chiedessimo a dei ragazzi abituati a usare TikTok di scrivere un tema. È un problema che la nostra generazione si sta ponendo. La tecnologia va bene, ma come facciamo a restare capaci di lavorare anche senza?».

Il 20 settembre inizia la Settimana del cuore del Centro cardiologico Monzino di Milano dedicata alla prevenzione cardiovascolare. Quali sono i suoi consigli per la vita quotidiana?
«È importante ridere un quarto d’ora al giorno, regalarsi un buon sonno (a riposarsi è anche il cuore), ridurre il sale, che è nemico della pressione e seguire a tavola il faro della dieta mediterranea. La colazione, in particolare, dovrebbe darci sufficiente energia per avviare la nostra giornata. Spesso è un pasto monotono e consumato di fretta. Invece potremmo renderlo variegato tra ricotta, uova, salmone e hummus come fonte di proteine, cereali integrali senza zuccheri aggiunti e frutta fresca o secca».

Si è sempre detto che il vino rosso fa bene al cuore, ma l’alcol è anche considerato un cancerogeno. Come dobbiamo regolarci?
«Sui benefici del vino sul cuore i dati non sono chiarissimi. L’unico punto fermo è che il vino, ma solo quello rosso, contiene alcune sostanze come i polifenoli e il resveratrolo che sono effettivamente benefiche. Dunque anche se è vero che l’alcol è un cancerogeno, io in genere non vieto ai miei pazienti due o tre dita di vino rosso ai pasti. E mi sono trovato a dover precisare che le dita sono orizzontali, non verticali...».

Sul Venerdì del 15 settembre 2023

Leggi i commenti