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Gael García Bernal: “Il mio Cassandro ha sconfitto il machismo del wrestling a colpi di paillettes”

Gael García Bernal, 44 anni, in Cassandro, dal 22 settembre su Prime Video. (@Prime Video)

 
L’attore messicano è protagonista del film che racconta il primo luchador di wrestling dichiaratamente gay. «Uno che combatte l’omofobia messicana con acrobazie, sorrisi e lustrini». Intervista
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Los Angeles. Da quasi 40 anni Saúl Armendáriz, in arte Cassandro, è uno dei luchadores più famosi del Messico, con tournée e apparizioni negli Stati Uniti, America Latina, Europa e Giappone. Ora la sua vita e molte delle sue leggendarie performance sono il soggetto del nuovo film diretto da Roger Ross Williams (su Prime Video dal 22 Settembre), primo regista nero a vincere un Oscar con il cortometraggio documentario Music by Prudence nel 2010.

Nato e cresciuto a El Paso, origini messicane, Cassandro ha iniziato professionalmente a Ciudad Juárez all’età di 17 anni, ed è stato il primo luchador apertamente gay nel mondo macho della lega Lucha Libre e del wrestling professionistico. È stato anche il primo a vincere un titolo nella UWA, World Lightweight Championship, nel 1992. Nel film, Cassandro è interpretato da Gael García Bernal, nato 44 anni fa a Guadalajara, Messico, star di Amores perros, Y tu mamá también, I diari della motocicletta e Babel.

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Los Angeles. Da quasi 40 anni Saúl Armendáriz, in arte Cassandro, è uno dei luchadores più famosi del Messico, con tournée e apparizioni negli Stati Uniti, America Latina, Europa e Giappone. Ora la sua vita e molte delle sue leggendarie performance sono il soggetto del nuovo film diretto da Roger Ross Williams (su Prime Video dal 22 Settembre), primo regista nero a vincere un Oscar con il cortometraggio documentario Music by Prudence nel 2010.

Nato e cresciuto a El Paso, origini messicane, Cassandro ha iniziato professionalmente a Ciudad Juárez all’età di 17 anni, ed è stato il primo luchador apertamente gay nel mondo macho della lega Lucha Libre e del wrestling professionistico. È stato anche il primo a vincere un titolo nella UWA, World Lightweight Championship, nel 1992. Nel film, Cassandro è interpretato da Gael García Bernal, nato 44 anni fa a Guadalajara, Messico, star di Amores perros, Y tu mamá también, I diari della motocicletta e Babel.

Il vero wrestler Cassandro durante un incontro di lucha libre (Wireimage/Getty images)

 

Bernal, quanto è importante un personaggio come Cassandro per la cultura messicana?
«Saúl Armendáriz ha contribuito a liberare una società messicana intrisa di omofobia. Dopo il calcio, il wrestling è il secondo sport più popolare nel mio Paese. Nel mondo dei luchadores esistono varie categorie: i rudos che sono i cattivi, i técnicos che hanno le mosse più complesse e gli exóticos, i lottatori che con i loro personaggi rappresentano la comunità Lgbtq+. I primi exóticos sono nati negli anni 40, capitanati da Gardenia Davis, famosa per il lancio delle gardenie dal ring al pubblico, anche se è stato solo a metà degli anni Ottanta che alcuni si sono dichiarati pubblicamente omosessuali. Una delle loro caratteristiche principali è che la maggior parte degli exóticos non indossa maschere. Questa scelta li rende unici nel mondo del wrestling messicano, il cui simbolo più riconoscibile è quello del guerriero mascherato. Il fatto di mostrare il loro volto è un modo per celebrare la propria vera identità e dare un esempio alle nuove generazioni verso un cambiamento che possa liberare il Messico dal machismo estremo che ancora permea la nostra cultura».


 

E lei, cosa ne pensa di Cassandro?
«Mentre giravamo il film ho avuto la fortuna di vedere un suo incontro a Juarez, dove ho scoperto che è amato da tutti, anche da diverse generazioni e dalle famiglie tradizionali. Molte donne spesso gli chiedono di baciare e abbracciare il proprio marito! Cassandro si è guadagnato il loro rispetto grazie alla sua abilità e al suo talento. Anche se la mia è ancora la patria del machismo, i tempi stanno cambiando pure lì. Per dire: nel 2009 Città del Messico ha legalizzato i matrimoni gay. Quanto a me, avevo già interpretato una drag queen in La mala educación di Pedro Almodóvar. Non ho proprio alcun problema a interpretare una persona che si identifica in un’altra identità di genere. Anzi: trovo pericoloso dal punto di vista professionale pensare di poter interpretare solo persone che sono come me».

E invece aveva mai pensato di interpretare una star della Lucha Libre?
«Non era tra le mie priorità, ma quando mi hanno proposto il film mi sono chiesto perché non ci avessi mai pensato prima. Era un ruolo che dovevo interpretare assolutamente, a tutti i costi. Il film è nato dopo che Williams ha visto Cassandro, the Exotico!, il documentario di Marie Losier su Armendáriz. Le performance della Lucha Libre sono molto teatrali, è uno sport incredibilmente atletico, ma fondamentalmente è una recita comica, e quindi il pubblico vuole che alla fine vincano i buoni. Cassandro è molto popolare perché ti immerge in una fantasia: per gli spettatori tutto questo è una fuga dalla realtà, un modo per dimenticare i propri problemi e farsi due risate. I luchadores creano con i loro corpi, che diventano parte dello spettacolo. Durante il combattimento il corpo diventa una tela che racconta ogni volta storie diverse. Ecco perché Cassandro non indossa mai lo stesso costume due volte».

Sa per caso dove finiscono questi costumi?
«Lui li regala ai fan. Cassandro è un artista che ha molteplici vite, disegna i suoi costumi e spesso indossa la bandiera del Paese in cui è in tournée nel suo outfit. Il mondo di Cassandro è musicale, è una sinfonia melodica e tragica, dove si urla, si cantano inni kitsch, un mondo dalle capigliature esagerate, di facce che mimano ogni emozione, di campane nel sottofondo che rendono il tutto uno spettacolo straordinario e drammatico. E sempre con il sorriso sulle labbra, anche quando è esausto, o non si sente bene, o il suo corpo si rifiuta di collaborare. Anche quando è il giorno peggiore della sua vita è un attore, un professionista, e quando apre la tenda che lo separa dal ring è pronto a fare il suo lavoro, come qualsiasi vero artista. Anche se non tutti gli exóticos della Lucha Libre dichiarano di essere omosessuali, molti amano rimanere ambigui. Indossano boa piumati, abiti con paillettes, tute attillate, nessun gesto è troppo estremo. Sono provocatori, divertenti, e nonostante le acconciature laccate, sono atleti agili e forti. Del resto, in un mondo così tanto maschile e competitivo, gli exóticos hanno dovuto lottare per essere accettati e ottenere il giusto riconoscimento. Se lo meritano tutto».

Quanto è stato impegnativo interpretare Cassandro a livello fisico?
«Ho dovuto reimparare a cadere come facevo da bambino. Il suono è molto importante, e quindi devi davvero cadere creando il rumore giusto. Ho lavorato mesi per creare i miei stunt, al fianco dei luchadores, vivendo con loro on the road, imparando le abilità e il mestiere. Una delle mosse preferite e più rischiose di Cassandro è un tuffo mozzafiato da una balconata del secondo piano su un avversario sdraiato sul pavimento dell’arena. Quando gli ho chiesto come faceva a non farsi male mi ha risposto ridendo: “È impossibile, ti farai sempre male!”. Ha sette chiodi nella gamba sinistra a causa di un intervento chirurgico, una spalla lussata e si deve operare all’altro ginocchio. Per non parlare dei lividi fissi».

Cosa spera di poter trasmettere al pubblico con questo ruolo?
«Vorrei che il pubblico capisca il contributo di Cassandro non solo nel mondo del wrestling, ma nella società. Ci sono già troppe storie deprimenti o negative sulla comunità Lgbtq+, Cassandro invece porta gioia. Per questo per me era davvero importante raccontare la sua vita. Il giorno prima che iniziassero le riprese per il film gli è venuto un ictus. Ha perso i movimenti di metà del corpo e la capacità di parlare. E questo mi ha motivato ancora di più a dare il meglio di me per realizzare un film bellissimo, che fosse un tributo sincero alla sua carriera».

E lei, Gael García Bernal, tende a vivere più nel passato o nel futuro?
«Il futuro per me è l’unica realtà. Il passato esiste e non possiamo sfuggirgli, ma il futuro è l’unica cosa che ci motiva ad andare avanti. Pensare al futuro ci rende più consapevoli del presente, mentre vivere solo nel passato ci rende pigri: il futuro ci fa pensare alle conseguenze delle nostre azioni, se vivi solo nel passato o nel presente pensi che quello che succederà domani non ha importanza. Ma importa, eccome».

E il suo futuro come lo vede?
«Sempre assolutamente incerto, altrimenti non potrei fare questo mestiere. Non pianifico mai, non faccio mai programmi, sono sempre molto istintivo nelle mie scelte. E in più le confesso una cosa: una delle mie qualità è che, nella vita privata, sono molto, molto più avventuroso di molti personaggi che interpreto...».

Sul Venerdì del 15 settembre 2023

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