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Sinéad O’Connor, niente era paragonabile al tuo talento

Le canzoni della settimana sono “Sacrifice” e “Trouble of the World” interpretate da Sinéad O’Connor
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Queste due sono per dire quanto mi sta mancando. Magari Sacrifice e Trouble of the World (sì, due, perché questa volta con una non ce la faccio) non sono le canzoni più famose di Sinéad O’Connor (1966-2023), magari ci basterebbe ascoltare in eterno Nothing Compares 2 U, ma oggi vorrei ricordare quante volte il nostro angelo con un’ala spezzata (penso alla splendida foto di Albert Watson) ha cantato brani fulminanti e noi eravamo distratti dai gossip sulle provocazioni, le sue cadute, le conversioni.

E siccome ci ha lasciati mentre l’estate più rovente della storia soffocava il mondo di sopra e noi eravamo indaffarati con i mari, le montagne e le isole a fuoco, temo che non tutti ci siamo resi conto di quel che abbiamo perduto. Ci sono due modi per gestire il successo: nascondersi dietro un trionfo (Nothing Compares 2 U, nel suo caso) e poi morire di sfinimento alla Judy Garland, oppure condividere tutto, anche le patologie, le disfunzioni e le fragilità – con il rischio che ne co…

Queste due sono per dire quanto mi sta mancando. Magari Sacrifice e Trouble of the World (sì, due, perché questa volta con una non ce la faccio) non sono le canzoni più famose di Sinéad O’Connor (1966-2023), magari ci basterebbe ascoltare in eterno Nothing Compares 2 U, ma oggi vorrei ricordare quante volte il nostro angelo con un’ala spezzata (penso alla splendida foto di Albert Watson) ha cantato brani fulminanti e noi eravamo distratti dai gossip sulle provocazioni, le sue cadute, le conversioni.

E siccome ci ha lasciati mentre l’estate più rovente della storia soffocava il mondo di sopra e noi eravamo indaffarati con i mari, le montagne e le isole a fuoco, temo che non tutti ci siamo resi conto di quel che abbiamo perduto. Ci sono due modi per gestire il successo: nascondersi dietro un trionfo (Nothing Compares 2 U, nel suo caso) e poi morire di sfinimento alla Judy Garland, oppure condividere tutto, anche le patologie, le disfunzioni e le fragilità – con il rischio che ne consegue (non raccontiamoci balle: era geniale ma l’industria la temeva, non era gestibile né manovrabile; una miniera d’oro protetta da una bomba a mano, un boccone avvelenato per gli squali del music business).

Dunque, le canzoni (forse avrei dovuto inserirne una terza, la cover di All Apologies dei Nirvana): cantò Sacrifice in Two Rooms, l’album tributo a Elton John del 1991, e secondo me è la sua cosa più bella dopo Nothing Compares 2 U; Trouble of the World, un gospel di Mahalia Jackson, è uscita in sordina durante la pandemia per sostenere #blacklivesmatter (lei c’era sempre quando era importante esserci). Più di qualsiasi commento valgono le immagini del video girato da Don Letts con Sinéad che porta il ritratto della pia Mahalia come una croce per le strade deserte durante il lockdown. L’abbiamo sottovalutata? Sì. E temuta, anche.

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